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lunedì 28 maggio 2012

Parma: gli amministratori a 5 stelle studiano diritto amministrativo e bilancio

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I venti consiglieri comunali hanno cominciato con le lezioni di diritto amministrativo. In cattedra una docente universitaria che lo fa a titolo gratuito. «Non siamo politici, quindi dobbiamo imparare». L’età media in consiglio comunale non supera i quarant’anni.


PARMA – I venti consiglieri comunali hanno iniziato con le lezioni di Diritto amministrativo, la prima giovedì scorso. Poi si misureranno con un’altra materia: Tecniche di bilancio. Intanto, anche i semplici attivisti – le masse – propongono corsi autogestiti sui temi che i media censurano e sulla Costituzione. Così il Movimento Cinque Stelle di Parma si prepara all’esame più importante: trasformarsi da partito di lotta a partito di governo. Il Movimento tenta, dunque, il salto di qualità per dimostrare che il sindaco Federico Pizzarotti e i suoi non sono dei parvenu solo piazza, slogan e rosari di no.
Ora che il palco di Beppe è stato smontato, queste Frattocchie 2.0 nella Stalingrado grillina possono avere un senso per i neo amministratori. Che, volenti o nolenti, visto il debutto nel vituperato Palazzo, sono dei veri e propri quadri da formare per raggiungere la Terza via. Ma la loro premessa è un’ammissione: non siamo politici, facevamo altro nella vita e quindi studiamo. Un bene o un male? Di sicuro, dalla teoria alla pratica, il passo sarà brevissimo. C’è già un bel tavolo di lavoro – “meglio: un laboratorio” – in piazza Garibaldi che li aspetta. Si chiama Comune, le sue casse perdono acqua – e soprattutto euro, seicento milioni di euro – da tutte le parti.
I consiglieri comunali prendono appunti in un appartamento di strada a Baganzola, messo a disposizione da un anonimo sostenitore di Pizzarotti. Tre lezioni a settimana. Dietro alla scrivania, una docente di Giurisprudenza dell’Università di Parma che – “a titolo gratuito”, scrivetelo – forma i neo amministratori. La prof è una sostenitrice del Movimento Cinque Stelle. Anche lei alle 17.15 di lunedì 21 maggio ha esclamato “ce l’abbiamo fatta!”.
La sua classe, d’altronde, è quanto di più variegato ci possa essere. L’età media della nuova maggioranza monocolore che siederà sugli scranni del Consiglio non supera i quarant’anni. I laureati sono cinque, e a questi tra poco si aggiungerà Marco Bosi, 25 anni, mister preferenza del gruppo con 468 voti, alle prese con una tesi sugli indicatori economici alternativi al Pil. A scuola di buona amministrazione anche padre e figlio: l’ingegnere meccanico di 56 anni Lucio De Lorenzi e il pargolo Andrea, 20 anni, 32 preferenze, consigliere-mascotte del gruppo. Nel melting pot ambientalista e decrescista non mancano il Cipputi della situazione (Luca Rizzelli, 29 anni, operaio e delegato sindacale Fiom) e i due cuori e un Meet Up (Barbara Cacciatore e Mirco Zioni, colleghi consiglieri ma anche compagni nella vita con due bimbi: tu chiamale, se vuoi, mozioni).
E mentre i quadri studiano per il sol dell’avvenire, anche il Movimento si organizza. L’idea del popolo a Cinque stelle è quella di dare vita a seminari autogestiti sui temi che i media censurano (ambiente, edilizia, economia e mobilità). Un modo per informarsi in maniera alternativa, ma anche un corso di difesa personale dai giornalisti. Le iene dattilografe viste più che mai da queste parti come il megafono di quei poteri forti che hanno contribuito ad affondare la città. “Senza che nessuno, o quasi, scrivesse una riga”. Anche questo è il passato a Parma. La città dove la scena ha rubato il posto al retroscena.

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giovedì 5 gennaio 2012

Dal Nord al Sud l’Italia dei corrotti “L’abitudine alla mazzetta fa salire lo spread”

Il 2011 è stato segnato da decine di vicende di tangenti a livello locale. Dal preside al medico, dal funzionario comunale al sindaco. Per la Corte dei conti il costo della corruzione vale 60 miliardi annui

 Se vuoi vendere merendine e bibite nella mia scuola, dammi 300 euro al mese. Al barista di Ravanusa (Agrigento) che si è sentito rivolgere la richiesta è venuto un colpo. Una tangente per entrare nell’istituto durante l’intervallo. E anche piuttosto cara. Così ha avvisato i carabinieri e Pino Calogero Bona, vice preside della media Alessandro Manzoni, è stato arrestato. Per poi patteggiare lo scorso marzo due anni di carcere con sospensione della pena. Una storia come tante, in un Paese dove la mazzetta si continua a chiedere e a offrire. Tanto che a scorrere le cronache del 2011 si capisce perché la Corte dei conti stimi il costo annuale della corruzione per le casse dello Stato in 60 miliardi di euro. Stesso ordine di grandezza di una manovra del governo.

Casi di piccola corruzione che coinvolgono il cittadino comune. A fianco di scandali di livello nazionale, che coinvolgono aziende come Finmeccanica. Inchieste su tangenti con al centro politici di destra. E di sinistra. Ci sono Marco Milanese, deputato del Pdl ed ex braccio destro di Giulio Tremonti, e Alberto Tedesco, ex senatore del Pd coinvolto nell’inchiesta sulla sanità pugliese. Entrambi salvati dall’arresto grazie a un voto del Parlamento. Filippo Penati e Franco Nicoli Cristiani sono ex colleghi di schieramenti opposti alla vice presidenza del Consiglio regionale della Lombardia. Il primo è nel mirino della magistratura per un giro di presunte tangenti sull’ex area Falk di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Il secondo è finito in manette perché trovato in casa con i 100mila euro che l’imprenditore Pierluca Locatelli gli aveva consegnato per facilitare i permessi per una discarica. Ma l’almanacco della mazzetta 2011 è pieno di nomi di politici che operano a livelli più bassi. Rimanendo in Lombardia, per l’ex sindaco di Cassano D’Adda, Edoardo Sala, sono state predisposte le misure di custodia cautelare in carcere a conclusione di un’indagine su tangenti per tre milioni di euro legate a modifiche del piano urbanistico.

Risultato: nella classifica del Corruption perception index redatta ogni anno dall’organizzazione non governativa Transparency International l’Italia è scivolata nel 2011 dal 67esimo al 69esimo posto, seguita tra i Paesi dell’Unione europea solo dalla Grecia. “L’indicatore della corruzione precipita – spiega Maria Teresa Brassiolo, presidente di Transparency International Italia – influenza il rating del nostro Paese e quindi anche lo spread”. Come a dire: le conseguenze economiche delle tangenti sono più gravi di quanto si pensi. “Rispetto al resto del Continente – continua Brassiolo – in Italia è molto più diffusa la piccola corruzione”. I protagonisti del malcostume non sono quindi tanto i manager delle grandi multinazionali, poco numerose da noi, ma l’imprenditore locale, l’assessore del piccolo Comune, il consigliere della municipalizzata o il funzionario pubblico. Fenomeno che secondo Brassiolo dipende dal fatto che “in Italia c’è una tolleranza maggiore dei cittadini alle situazioni ingiuste e all’illegalità: sono in tanti a cercare di trarne vantaggio, senza scandalizzarsi”. A un cittadino, insomma, viene chiesta una mazzetta. E lui, anziché indignarsi e sporgere denuncia come accadrebbe in altri Paesi, spesso si accorda con la controparte.

A volte, però, qualcuno non ci sta. Come il pensionato novantenne che lo scorso aprile ha fatto arrestare in flagranza di reato un ufficiale giudiziario di Roma: gli aveva chiesto 200 euro come obolo per ottenere l’esecuzione di uno sfratto per morosità. In carcere, a dicembre, è finito pure Gianluca Carta, il geometra del Comune di Milano che ha chiesto alla griffe Bluemarine 2mila euro per un aiutino al permesso per aprire un negozio.

Almeno altri due sono i casi nell’ultimo mese dell’anno che rendono bene l’italico malcostume. Carlo Cetera, primario di Ginecologia all’ospedale Pieve di Cadore (Belluno), speculava sui sogni di maternità e paternità delle coppie che non riuscivano ad avere figli e chiedeva fino a 2.500 euro per ridurre i tempi di attesa per accedere alla procreazione assistita. Questa l’ipotesi degli inquirenti che hanno ottenuto il suo arresto. Alessandro Zeschi, ispettore dell’ufficio stranieri del commissariato Prenestino a Roma, aveva invece buon gioco con gli immigrati: niente bustarella, niente permesso di soggiorno.

Tra le cause del proliferare della corruzione in Italia Nicola Pasini, docente di Sistemi politici e amministrativi all’Univeristà degli studi di Milano, individua il cattivo funzionamento della pubblica amministrazione: “Spesso i meccanismi farraginosi della burocrazia rappresentano degli ostacoli per aggirare i quali vengono usate le mazzette”, spiega. In Italia poi non esiste un sistema di lobbying trasparente, ma i tentativi di influenzare i funzionari pubblici vengono fatti di nascosto. “E la stampa – continua Pasini – non svolge la sua essenziale funzione di cane da guardia”.

Così accanto alla cricca di Balducci, Anemome e Bertolaso, finita sotto inchiesta per gli appalti del G8, crescono su un terreno fertile le piccole cricche. Come quella dell’isola di Ponza, dove a settembre è stato arrestato il sindaco Pompeo Rosario Porzio, insieme a tre assessori e tre imprenditori: tutti accusati di essersi messi d’accordo sull’affidamento di undici appalti, per un valore complessivo di tre milioni di euro. Giunta decapitata sull’isola dei vip. E giunta colpita da uno scandalo dopo l’altro a Parma, dove tre mesi fa il sindaco di centrodestra Pietro Vignali si è arreso alle manifestazioni di indignati sotto il municipio. E si è dimesso, dopo che per tangenti gli erano via via stati arrestati il capo dei vigili, un assessore e diversi funzionari comunali .

Non è solo nei bar di Parma che si è parlato di corruzione oltre che di sport. A Venezia sette dipendenti comunali sono finiti in manette a fine marzo per mazzette su permessi per l’ampliamento di strutture turistiche, mentre a inizio febbraio erano stati arrestati due funzionari della Provincia e cinque imprenditori: le mazzette arrivavano al 3% su almeno 5 milioni di lavori pubblici e il procuratore aggiunto del capoluogo veneto, Carlo Mastelloni, aveva parlato di una “cricca degna di Tangentopoli”.

Un bel po’ più a sud della Laguna, sotto il Vesuvio la moda 2011 è stata la mazzetta pro assunzione. Per un giro di tangenti imposte a chi ambiva a un posto di lavoro sono stati arrestati Sabato Carotenuto, ex direttore dell’azienda trasporti di Napoli (Anm), e Vincenzo Colimoro, dipendente dell’azienda e sindacalista Uil. Questo accadeva a maggio. Passati due mesi, a finire sotto accusa è stato il sistema di assunzioni clientelari e il giro di tangenti in un’altra municipalizzata: l’Asia, che nel capoluogo campano vuol dire raccolta di rifiuti.

Dalle Alpi alla Sicilia abitudini simili. Eppure, in mezzo allo Stivale, il disegno di legge anticorruzione continua a rimanere bloccato in Parlamento. Il Fatto quotidiano ha già portato avanti nel 2010 una campagna per un testo più rigoroso di quello in discussione allora e mai approvato. “La legge va votata al più presto – sostiene Maria Teresa Brassiolo – con alcune correzioni coerenti con gli impegni internazionali. Va introdotto ad esempio il reato di corruzione tra privati, perché anche una mazzetta data da un fornitore al buyer di un supermercato incide sui costi dei cittadini”.

Secondo Nicola Pasini è essenziale poi intervenire non solo a valle del malaffare, punendone i colpevoli. Ma bisogna anche fare prevenzione, “attraverso l’educazione civica nelle scuole e l’insegnamento nelle università dell’Etica pubblica, una disciplina che è presente in tutte le business school dei Paesi anglosassoni. Importante sarebbe poi dotare gli enti di opportuni codici etici”. Misure che, secondo Pasini, potrebbero portare a un cambiamento di mentalità, necessario per sconfiggere la corruzione. Visto che dagli anni di Tangentopoli ad oggi non si è indebolita “la collusione tra sistema politico, sistema economico, burocrazia pubblica e anche società civile”.

Battaglia difficile in un Paese dove le bustarelle non sono solo un mezzo per accaparrarsi opere pubbliche. Grandi classici si sono infatti confermate per tutto il 2011 anche le mazzette offerte dalle imprese funebri agli infermieri delle camere mortuarie per ricevere prima dei concorrenti i dati sulla famiglia del caro estinto di turno. E le tangenti chieste da funzionari pubblici di mezza Italia per consegnare senza troppi problemi la patente di guida, quella nautica o una qualsiasi licenza.

Tutti fenomeni destinati ad aggravarsi con la crisi, che secondo Maria Teresa Brassiolo un effetto lo ha già avuto: “Il sistema statale è in ritardo coi pagamenti per 60 miliardi di euro – dice -. E così alla corruzione nella fase di aggiudicazione dell’ordine si aggiunge quella nella fase del pagamento”. All’imprenditore magari viene chiesta un oliatina per far partire il bonifico. E se lui non ci sta, rischia il fallimento.

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venerdì 2 dicembre 2011

Ristorante Senato, aumentano i prezzi, c’è la fuga dei politici


Negli ultimi tempi con la crisi che galoppa e la popolarità dell’antipolitica era balzato alla notorietà nazionale il menù del ristorante del Senato, che potete vedere nella foto qui sopra, prezzi modici e piatti ottimi. La situazione è drasticamente cambiata perchè i prezzi sono stati rapportati alla media dei ristoranti romani, diciamo che rispetto ai precedenti sono stati triplicati o qualcosa di molto simile. Il risultato di questa operazione? I senatore mangiano quasi tutti altrove e la società di gestione del ristorante ha chiesto la rescissione del contratto.
I senatori, ora, si fermano al ristorante interno solo per consumare i piatti più economici e rapidi, altrimenti escono ed a quanto pare si fiondano tutti o quasi verso il ristorante “Da Fortunato al Pantheon”, a cui tavoli si sono visti nelle ultime settimane, Anna Finocchiaro, Maurizio Gasparri, Francesco Rutelli e il presidente Renato Schifani. Un drastico cambio di tendenza che ha spinto la Gemeaz Cusin a richiedere la rescissione del contratto. I legali della società hanno redatto un documento in quattro pagine dove sono elencate le motivazioni della richiesta. Un documento molto interessante da leggere.
Prima dell’aumento dei prezzi il costo del pranzo era, “Il 13% del prezzo effettivo, anche per i pasti di tipo superiore o pregiato, il cui costo ricadeva, quasi per intero, sull’Amministrazione”. Ora con l’aumento dei prezzi la distribuzione tra tasca dei senatori e amministrazione è praticamente paritaria, quindi senza clienti il ristorante non ha più la convenienza per restare aperto, “Si è verificata una eccezionale diminuzione dell’attività, con una riduzione dell’affluenza di oltre il 50 per cento”. La riduzione dell’afflusso non è stata l’unica pecca, sono cambiate anche le abitudini alimentari, prima dell’aumento dei prezzi venivano ordinati soprattutto piatti pregiati, ora solo piatti economici. La società ha deciso di mettere in cassa integrazione ben 20 dipendenti. Il tutto mentre il Senato si appresta ad assumere altre sette persone, che hanno ottenuto il posto tramite concorso, e la Camera ha deciso di chiudere il suo ristorante.

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venerdì 25 novembre 2011

Il ristorante di Montecitorio diventa self-service, la Casta stringe la cinghia.

Il collegio dei questori sta per dare il via libera alla trasformazione del ristorante della Camera in un self-service, permettendo notevoli risparmi. In estate, lo scandalo sui prezzi privilegiati per la Casta: filetto a meno di 5€ per le convenzioni con il Parlamento.

 

La Casta perde i propri privilegi e finanche il famigerato ristorante della Camera, che tanta indignazione aveva sollevato nell’opinione pubblica dopo la pubblicazione dei suoi menù a prezzi stracciati per i soli deputati, subirà una forte ristrutturazione: dopo i rincari delle pietanze prelibate, come salmone e filetto, arriva il taglio del personale. Il ristorante diventerà un self-service come qualsiasi mensa aziendale. La notizia arriva proprio il giorno in cui il Senato ha approvato il taglio dei vitalizi per i parlamentari a partire dalla prossima legislatura e c’è chi già parla di fine della Casta.
Il ristorante della Camera è riservato a parlamentari, in carica e non in carica, dirigenti e giornalisti. Nella settimana ventura, il collegio dei questori darà il via libera alla trasformazione in self-service, che avrà luogo soltanto dopo l’esame dell’ufficio di presidenza. Il risparmio per le casse pubbliche deriverebbe dal taglio del personale del ristorante, in particolare camerieri e assistenti ai tavoli dipendenti diretti di Montecitorio, che potrebbero essere destinati ad altre funzioni.
Inoltre, si potranno ottimizzare i costi di acquisto coordinandoli con l’altro ristorante self-service a disposizione dei lavoratori della pubblica amministrazione. Unificate le cucine, unificati i bandi per gli appalti del servizio 2012, per un risparmio complessivo di qualche centinaia di migliaia di euro all’anno.
Anche i prezzi del ristorante del Senato e quelli della buvette sono aumentati, equiparandosi ai canoni normali. Ma ricordiamo che in estate, quando sul blog di Spider Truman – I Segreti della Casta di Montecitorio – venne pubblicato il menù con i prezzi stracciati per i parlamentari, il moto di indignazione fu fortissimo: bistecche di manzo a 2,60€; lombata di vitella a poco più di 5€ e frutta di stagione a 0,76€. Prezzi del genere non si vedevano nemmeno nei fast-food della stazione Termini, figuriamoci nella corte aurea tra Montecitorio e Palazzo Madama.


domenica 11 settembre 2011

I 5 Stelle rilanciano il Parlamento pulito Beppe Grillo porta in piazza il “cozza day”



“Tutti in fila indiana, silenziosi ed ordinati”. Queste le prime parole che Beppe Grillo pronuncia ai manifestanti di piazza Navona, arrivati da tutta Italia per il “Cozza day”. Come un gran cerimoniere, corredato di maglia tricolore, il comico genovese si rivolge a una piazza che da stamattina ha invaso la Capitale per protestare contro la manovra del governo e il silenzio sulla legge ‘Parlamento pulito’, 350mila firme che giacciono in Senato dal 2007. Per evitare che sieda in aula chi ha condanne penali e chi ha già fatto più di due mandati.

Una “v” umana per mandare a quel paese il Parlamento. E’ iniziato così, con quattro flash-mob itineranti in luoghi simbolo di Roma, appunto, il “Cozza day”, il giorno contro le “cozze parlamentari abusive” organizzato dal Movimento 5 Stelle. Dal Colosseo, al Campidoglio, a piazza di Spagna, fino a piazza del Popolo, la protesta prende forma con slogan e cartelloni, il tutto condito dai cori dei manifestanti che attaccano la Casta dei politici. La scelta della lettera “v” è anche in memoria del V-day di tre anni fa, spiegano gli organizzatori: “Da allora non è cambiato nulla in questo Paese e, se è possibile, la situazione peggiora di giorno in giorno, con l’aggravante di un totale disinteresse nei confronti dei cittadini, di quello che hanno chiesto a gran voce con la legge di iniziativa popolare che è finita a fare la muffa nelle aule del Senato”.



 A srotolare un lungo striscione con la scritta “a casa i molluschi”, durante il presidio di piazza di Spagna, molte persone che quella proposta di legge l’avevano firmata e che oggi portano per le vie di Roma la loro indignazione. Spiega Silvana di Nicolò mentre dà il via all’ultimo flash-mob della mattina: “La legge porcata di Calderoli fu approvata dal governo Berlusconi nel 2006, gli successe Prodi che in due anni non la cambiò, e neppure ci provò. Nessuno protestò. Ora, invece di portare la legge Parlamento pulito in discussione al Senato, gli stessi che non hanno mosso un dito quando erano al governo, propongono un referendum abrogativo che non risolverebbe nulla”. Anche se il porcellum venisse abrogato, chi ha condanne penali potrebbe rimanere comunque in Parlamento assieme a chi ha già superato i due mandati.

Piazza Navona è stata trasformata per l’occasione in una grande agorà pubblica delimitata da tre tagli di stoffa, lunghi 12 metri l’uno che formano la bandiera italiana. Tante le scritte in giro che ricordano anche le lotte del Movimento 5 Stelle, come i cartoncini che fanno bella mostra delle poltrone parlamentari posizionate sotto la lunga bandiera. Ecologia, informazione, acqua pubblica, onestà, queste le parole che si ripetono con più frequenza e questi i messaggi che i manifestanti porteranno oggi a Montecitorio. Da Piazza Navona, infatti, dopo l’attesissimo intervento di Grillo, è partita una lunga processione, in fila indiana, fino alla sede della Camera, dove ogni manifestante ha deposto una cozza simbolica in un grande cesto davanti la porta di accesso della Camera. Perché come ha spiegato Grillo, “la deposizione della cozza a Montecitorio è un esercizio catartico, simbolico. Servirà per purificare l’aria, per respirare profondamente e guardare in alto verso l’eterno cielo azzurro. Le cozze stanno formando una muraglia. Un groviglio di mitili avariati attaccati allo stesso scoglio”. E per chi volesse, carta e penna per la ricetta dell’impepata di cozze parlamentari.

Standing ovation, quando la politica si mischia alla satira con un Grillo che, da un palco improvvisato inizia il comizio show mostrando una grande rete con migliaia di cozze dentro: “Neanche Pinochet, o il generale Franco avrebbero agito così nascondendo le firme di 350 mila cittadini. Avrebbero almeno come intelligenza dato una risposta. Ricordando che i militanti del 5 Stelle non sono un movimento politico ma un’idea collettiva coadiuvata dalla rete per lottare assieme su dei progetti”.



ideo di Irene Buscemi e Paolo Dimalio)

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Il MoVimento 5 stelle non esiste

Oggi è stato fantastico…….
Eravamo tantissimi e da tutta Italia per chiedere conto delle nostre firme, è stata una manifestazione pacifica, scivolata via senza nessun problema.
La democrazia, quella vera, era in piazza oggi e non nei palazzi della politica, e come sempre accade nel nostro paese, il potere nasconde quello che non gli piace.
La manifestazione di oggi per molti giornali, non è esistita.


La stampa parla degli Indignados, anche loro a Roma, ma (sabato) del cozza day non c’è traccia.
Solo domenica mattina vengono aggiunte due righe (che non dicono nulla) sul Cozza day.


Per Il Giornale ieri a Roma è stato un pomeriggio come tutii gli altri, nessuna traccia del Cozza Day sul giornale di Paolo Berlusconi


Sul Corriere della sera c’è di tutto: La Canalis che si spoglia per gli animalisti, Elvis che guida una McLaren ma del Cozza Day nessuna traccia.




Fa eccezzione, La repubbilca, che ha dedicato un articolo al Cozza day dove almeno viene spiegato il motivo per cui eravamo in piazza.
Il Fatto quotidiano è l’unico Giornale che si occupa del Cozza Day in modo completo pubblicando foto, video e un articolo esaustivo.
Come è possibile che una manifestazione democratica e pacifica venga nascosta ai lettori di molti giornali?
La spiegazione è semplice, se i lettori fossero in grado di capire i contenuti del Cozza day potrebbero, forse cambiare idea sul Parlamento.

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sabato 10 settembre 2011

Cozza Day, istruzioni per l'uso


Il 10 settembre 2011 ci sarà l'impepata di cozze a Roma. Alle 15 partirà da piazza Navona una processione laica. Ognuno con la sua cozza in mano. In fila indiana. Ordinati sul marciapiede per via santa Giovanna D'Arco. La cozza sarà deposta in un cestone in piazza Montecitorio. Partirò per primo con il mio carico di gusci di cozze freschi fatti arrivare da Livorno. E' importante essere disciplinati, non saltare la fila. Dare l'impressione di una forza tranquilla che nessun potere può intimidire. Non fornire alcun alibi al Sistema.
La deposizione della cozza a Montecitorio è un esercizio catartico, simbolico. Servirà per purificare l'aria, per respirare profondamente e guardare in alto verso l'eterno cielo azzurro. Le cozze stanno formando una muraglia. Un groviglio di mitili avariati attaccati allo stesso scoglio. Politici, banchieri, giornalisti, concessionari camuffati da imprenditori. Il disastro economico li costringe a sorreggersi a vicenda. Se si stacca uno dal Palazzo, si staccano tutti. La politica dal basso, la partecipazione dei cittadini gli fa paura. E' per loro un salto nell'ignoto, nel buio dal quale provengono. Una resa dei conti rimandata per decenni. Qui si fa la nuova Italia o il 150° anniversario della Nazione sarà il primo anno della sua dissoluzione. La crisi sono loro, l'hanno creata loro, non possono risolverla loro. Il cambiamento non può venire dai banchieri o dai magistrati. Lo si è visto in questi anni. La corruzione è aumentata dopo Mani Pulite. L'economia è disastrata nonostante Ciampi e Dini della Banca d'Italia siano stati presidenti del Consiglio. Il Paese può essere cambiato solo dalla politica, ma non da questa politica. Gli italiani devono poter esercitare i loro diritti democratici, come hanno fatto per il referendum per l'acqua e per il nucleare. E come hanno chiesto con Parlamento Pulito, una proposta ignorata da tutti i partiti da quattro anni. Il potere deve ritornare nelle mani dei suoi legittimi proprietari: i cittadini. La partitocrazia è una forma diversa di dittatura, più subdola perché ti illude di essere in democrazia. I partiti hanno preso il possesso del Paese, il Parlamento è stato nominato da 5 segretari di partito. Questa è democrazia?
In piazza Navona saranno presenti dal mattino alcuni stand. Uno per Parlamento Pulito e gli altri per le proposte del MoVimento 5 Stelle tratte dal Programma.

Per chi volesse gustarsi un'impepata di cozze parlamentare, ecco la ricetta:
Pulire accuratamente le cozze parlamentari con acqua pubblica più volte.
Una volta pulite, mettetele in una casseruola capiente a bordo alto a prova di leggi ad personam, insieme a qualche cucchiaio di olio extra e due spicchi d'aglio schiacciati.
Coprire la pentola per evitare la fuga delle cozze da Montecitorio e mettere a fuoco democratico vivace.
Durante la cottura, mescolare le cozze tra loro: prendere la pentola per i manici e scuoterla con un movimento dal basso.
Il tempo di fare aprire le cozze e l'impepata è pronta. Va servita immediatamente, dopo averla spolverata con molto pepe nero macinato al momento.
Accompagnare con spicchi di limone e fette di pane tostato.
Il Parlamento Pulito a questo punto è servito.

Appuntamento per l'impepata di cozze domani a Roma, piazza Navona ore 15. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Ps. Partecipa alla diretta del Cozza Day su Facebook e Twitter utilizzando il tag #cozzaday.

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venerdì 9 settembre 2011

Berlusconi a Lavitola: "Non tornare" Esclusiva L'Espresso. La difesa di Ghedini


ROMA - Berlusconi che dice a Lavitola: non tornare. E' questo il consiglio che il premier dà al faccendiere - attualmente latitante - in una telefonata resa pubblica sul nuovo numero dell'Espresso 1.  "Che devo fare, torno e chiarisco tutto?", chiede agitato Lavitola da Sofia, in Bulgaria, dove si trova per motivi di lavoro. E Berlusconi risponde: "Resta dove sei". A distanza di qualche ora, arriva la difesa del legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini: "Berlusconi non ha mai detto a Lavitola di restare all'estero. Semplicemente non aveva motivo per dirgli di tornare precipitosamente in Italia". Di fatto una conferma della chiamata.


GUARDA IL SITO DELL'ESPRESSO 2

La telefonata. Torniamo al colloquio telefonico del 24 agosto descritto sull'Espresso. In quel momento Valter Lavitola, direttore ed editore dell'Avanti, non è ancora stato raggiunto da una misura di custodia cautelare - da parte dei pm napoletani - per estorsione nei confronti del premier, ma ha comunque motivi per preoccuparsi. Il settimanale Panorama, di proprietà della famiglia Berlusconi, ha infatti anticipato che c'è un'indagine in corso, proprio a Napoli, nei confronti di Lavitola, dell'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e di sua moglie, Angela Devenuto. Un'indagine
in cui si ipotizza l'estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Una fuga di notizia che farà molto arrabbiare i pm napoletani, che la ritengono un danno per l'inchiesta.

Di sicuro c'è che Valter Lavitola non ha più fatto ritorno in Italia. Come è certo che il primo settembre, Tarantini e la moglie finiscono in carcere, mentre Lavitola - raggiunto anche lui da un ordine di custodia cautelare - non si trova. E fa sapere di essere da lungo tempo all'estero "per lavoro".

La difesa di Ghedini. Il legale del premier, Niccolò Ghedini, replica così: "Durante una conversazione privata  e del tutto irrilevante per il procedimento in corso, di cui fra l'altro non si conosce neppure l'autenticità o la completezza il presidente Berlusconi si sarebbe limitato a ribadire a Lavitola la sua totale tranquillità ed estraneità ad ogni vicenda. A fronte di tale certezze il presidente Berlusconi non avrebbe avuto motivo di  consigliare a Lavitola di tornare precipitosamente in Italia, ritenendo quindi che potesse rientrare nei tempi dallo stesso già previsti". "In quel momento - dice ancora Ghedini - non c'era alcun provvedimento di custodia nei confronti di Lavitola".


Le reazioni. Il caso provoca già le prime reazioni politiche. "La difesa d'ufficio dell'avvocato
del premier non fa alcuna chiarezza e non dà quelle certezze sulla trasparenza e la non ricattabilità richiesta ad un capo di governo", dice la capogruppo del Pd in commissione giustizia alla Camera, Donatella Ferranti. "E poi - aggiunge - davanti a Lavitola che si poneva il problema di rientrare per chiarire con l'autorità giudiziaria, quale capo del governo, rispettoso delle istituzioni, avrebbe consigliato di restare all'estero?". Sempre sul fronte Pd, il presidente del Copasir Massimo D'Alema dice: "Le vicende del premier sono ormai incommentabili".


Per il vicepresidente di Futuro e libertà, Italo Bocchino, "ci sarebbe bisogno di un passo indietro di Berlusconi, anche alla luce di quest'intercettazione". Per Bocchino, "sarà bene sapere tra poco per quale ragione Berlusconi non voleva il rientro di Lavitola, forse perchè se Lavitola parla racconta gli affari sporchi che ha gestito per suo conto, compreso il dossier falso sulla casa di Montecarlo". Un riferimento al ruolo attivissimo di Lavitola nel procurare documenti proprio sulla vicenda dell'appartamento di Montecarlo, che ha coinvolto il presidente della Camera Gianfranco Fini. 

L'Idv interviene con il portavoce, Leoluca Orlando. "Se la telefonata fosse confermata, sarebbe una cosa gravissima. E' indegno che un presidente del consiglio, invece che incoraggiare i cittadini ad andare dai giudici, ostacoli così manifestamente il corso della giustizia. Perchè berlusconi, che ha definito l'inchiesta di napoli una montatura, dice a un inquisito di scappare?".

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Pareggio di bilancio sì, tagli ai politici no


Con un’attenzione che definire maniacale è un eufemismo, il governo italiano ha preparato una manovra che ha tagliato qualunque spesa, qualunque contributo, qualunque stipendio, pensione e cose del genere salvo i costi dei parlamentari. Eppure in qualche modo aveva spergiurato, lo stesso governo o alcuni dei suoi sodali, che anche su questo si sarebbero fatti sacrifici perché “è giusto dare l’esempio”. Ed invece…
Se per esempio, un deputato ha un altro lavoro e guadagna più di 9.847 euro netti, l’indennità di carica di 5.486 euro mensili netti (cui vanno sommati, tra diaria e rimborsi spese,più 7.193 euro di diaria e rimborsi spese che non verranno limitati) non è più tagliata al 50% come previsto, ma al 20%. per le cifre superiori a 90 mila euro annui d’indennità e al 40% a partire da 150 mila euro. Da tutto questo sono stati esentati i componenti degli organi costituzionali, la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale.I tagli ai politici erano stati previsti dall’articolo 13 della manovra economica.
Ma è stata resa all’”acqua di rose” anche la questione dell’incompatibilità dei parlamentari che avevano il divieto di ricoprire «qualsiasi altra carica elettiva pubblica», perché adesso questa limitazione viene ristretta alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti». Insomma i nostri circa mille parlamentari possono proseguire a fare i sindaci nei Comuni piccoli e medi, ma anche gli assessori in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città.
Però è stata resa legge dello stato l’obbligatorietà del pareggio di bilancio, ciò per cui in questi ultimi mesi siamo stati messi sotto pressione dalla comunità europea, e per la quale il governo ha dovuto presentare per adesso cinque manovre economiche per arrivarci nel 2013. La nuova norma che entrerà a far parte della Costituzione impone che «il bilancio dello Stato rispetti l’equilibrio delle entrate e delle spese; non è consentito ricorrere all’indebitamento» e solo «eventi eccezionali» saranno ammissibili per giustificare il mancato rispetto del pareggio di bilancio, ma questo dovrà essere stabilito «con voto espresso a maggioranza assoluta» dei componenti delle Camere.

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lunedì 5 settembre 2011

Il suonatore di piffero


Testo:
Buongiorno a tutti, ci sono tante cose che potremmo dire oggi, potremmo ricordare il quarto anniversario della raccolta delle firme per le tre leggi di iniziativa popolare del primo V-Day da parte di Beppe Grillo, che nel settembre 2007 fece incetta di 350 firme contro le 50 mila richieste per proporre la riforma elettorale che ci restituisse le preferenze, l’incandidabilità dei condannati definitivi al Parlamento, almeno per reati seri e infine il tetto massimo di due legislature per i parlamentari.

I cittadini di serie B del V-Day (espandi | comprimi)
Oggi Gian Antonio Stella su Il Corriere ricorda che a 4 anni di distanza, il Senato le tiene nel suo cassetto e rifiuta persino di esaminarle, non è che le ha bocciate, proprio non le ha volute esaminare, evidentemente quei 350 mila cittadini tra i quali chi vi parla e ai molti di voi che ascoltano, sono considerati dei cittadini di serie B, non degni di veder presa in considerazione una legge di iniziativa popolare che è prevista dalla nostra Costituzione che imporrebbe al Parlamento almeno di discuterle e di votarle le leggi, non è obbligatorio approvarle, sarebbe obbligatorio discuterle, neanche quelle discutono perché non provengono dalla casta, anzi avrebbero dato una bella sforbiciata alla casta.


250 milioni dei pugliesi nelle casse del San Raffaele in fallimento (espandi | comprimi)
Oggi vorrei occuparmi invece di un particolare che potrebbe sembrare marginale o locale e che invece è molto importante, perché più si avvicinano le elezioni del 2013 o addirittura quelle anticipate se saranno al 2012, è evidente che molti candidati del centro-sinistra si fronteggeranno delle primarie, il centro-destra Alfano ci ha già detto che il candidato è Berlusconi, ma d’altra parte soltanto i deficienti avevano potuto pensare che Berlusconi passasse la mano, Berlusconi non passerà mai la mano, perché appena lascia la politica finisce in galera, quindi lo sapevamo, non siamo sorpresi dal fatto che Alfano abbia candidato Berlusconi, praticamente Berlusconi ha candidato sé stesso.

Vendola e Berlusconi secondo Don Verzè (espandi | comprimi)
L’anno scorso presentando a Milano il progetto di questo mirabolante ospedale, di fianco al prete affarista, Don Verzè è stato scaricato dal Vaticano a metà degli anni 60 quando c’era ancora Papa Giovanni, scaricato dal Vaticano, guardate che quando il Vaticano scarica qualcuno, beh qualche motivo ce l’avrà perché non è che è frequentissimo che il Vaticano scarichi dei preti di quell’importanza poi.

Penso che dato che in questi giorni ci saranno notizie su San Raffaele a Milano, sul buco del San Raffaele a Milano la Procura ha dato poco tempo per il salvataggio, prima di passare tutte le carte e avviare la procedura fallimentare che sembrerebbe piuttosto probabile, ci vuole altro che la risposta “se quello fallisce ne trovo un altro” e soprattutto bisogna spiegare che differenza c’è tra Berlusconi e i suoi imprenditori di riferimento nel suo harem e questo strano modo tutto informale, tutto diretto, tutto in fretta che Vendola non solo pratica, ma anzi rivendica con quel “non me ne frega niente etc.”.
Sono felice che a differenza di Berlusconi e degli esponenti di centro-destra Vendola abbia accettato di dare risposte, prima quando l’ho sollecitato su Il Fatto e poi quando la nostra inviata è andata a intervistarlo l’altro giorno, mi piacerebbe però che le sue risposte fossero un po’ più soddisfacenti, perché almeno personalmente io da un candidato a governare così non mi sento molto garantito, non so voi, passate parola!

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venerdì 2 settembre 2011

Denunciare il conflitto di interessi di Berlusconi che paralizza l’Italia da un punto di vista squisitamente liberale

Immaginate un paese dove un solo uomo unisce
il potere politico del Presidente Bush,
l’influenza sui media di Rupert Mardoch,
e la ricchezza e l’ambizione di Ross Perot e Steve Forbes.
Quel paese e’ l’Italia
e quell’uomo e’ il Primo Ministro Silvio Berlusconi.
Le parole riportate sopra sono l’apertura di un documentario realizzato e trasmesso qualche anno fa dalla Wnet Thirteen New York, la maggiore emittente della tv pubblica statuninenze Pbs. Chiaramente, essendo il nostro un paese “semi-libero”, tale documentario e’ stato censurato in Italia. Solo gli internauti (e tra loro quelli non troppo impegnati a cercare le foto delle donnine nude) sono riusciti a vederlo. Le TV italiane l’hanno censurato come hanno preferito censurare tanti altri documentari scomodi sull’uomo in questione. Colui che accumula nelle proprie mani tre dei quattro poteri : il potere esecutivo, legislativo e l’informazione. Parliamo dello stesso uomo che ora si sta preoccupando di ammanettare e imbavagliare l’ultimo potere: quello giudiziario.
Gli italiani non devono sapere.
Meglio mostrare loro una bella partita di pallone, che si azzuffino su questioni lontane dal potere. Che non gli salti in mente di porsi domande scomode. Di voler sapere troppo su chi li comanda. Meglio farli lavorare, sudare e correre come topi alla ricerca degli status symbol della societa’ del benessere, meglio anestetizzarli con i messaggi sessuali, che vanno bombardati da ogni trasmissione, film, show, o messaggio pubblicitario. Anche la pubblicita’ del formaggino deve mostrare una donna in atteggiamento erotico. Anche la pubblicita’ dell’ultimo cellulare deve lanciare lo stesso messaggio di sempre: « Scopare! ». E per scopare devi comprare. E per comprare devi lavorare. E non preoccuparti troppo del potere, tanto, si sa’, sono tutti uguali, quelli ci comandano…
Guardatevi, se non l’avete ancora fatto, questo documentario: Citizen Berlusconi
Dal documentario emerge, tra l’altro, che l’Italia scarseggia in liberta d’informazione, e percio’ in democrazia, per colpa (principalemente) di un solo uomo, che ha forgiato (o sfigurato) un Paese a sua immagine e somiglianza.
 Denunciare il conflitto di interessi di Berlusconi che paralizza l’Italia da un punto di vista squisitamente liberaleSi parla anche del concetto di « creare un pubblico ». E’ quello che fece Berlusconi negli anni ’80. Creo’ un pubblico, creo’ una cultura, e poi nel ’94 ci si butto’ dentro, risultandone chiaramente vincitore. Ha creato i suoi telespettatori-elettori. Continua oggi a mangiarne i frutti, lasciando ai suoi mille piccoli vassalli (dai giornalisti prezzolati alle vallette, dai suoi avvocati-parlamentari ai suoi giocatori di calcio-eroi) il compito di riempire di sogni e menzogne i loro cervelli.
Di classifiche sulla liberta’ di informazione o sulla democrazia ce ne possono essere molte e chiaramente non sono il Vangelo. (La scienza politica non e’ accurata come la scienza naturale, ahinoi).Una classifica sulla liberta’ di stampa estremamente attendibile e’ quella dell’americana Freedom House, un istituto di ricerca, finanziato prevalentemente con fondi governativi, che ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo.
Il rapporto sulla liberta’ di stampa pubblicato da questo istituto nel 2006 piazza l’Italia verso l’80esimo posto (per la classifica completa aprite questo link di Freedom House ), prima di noi vengono circa la meta’ degli stati al mondo, tra i quali, oltre a tutti i paesi occidentali e pienamente democratici, Palau, Isole Marshall, St. Vincent (non e’ un casino’), Barbados, Jamaica, St. Lucia (isoletta caraibica), Micronesia, Belize, St. Kitts, Grenada, Suriname, Mali, Vanatu (arcipelago a nord-est dell’Australia), Mauritius, Trinidad & Tobago (che sicuramente ricorderete per la presenza nel Mondiale di calcio del 2006), Tavalu (non so dove sia), Guyana, Figi, Ghana, Kiribati, Papua Nuova Guinea, Samoa, Benin, Namibia, Nauru (la piu’ piccola isola-nazione del mondo) e Isole Salomone.
Immediatamente prima di noi Mongolia, Bulgaria, Bolivia, Tonga e Capo Verde.
Peggio di noi, oltre a tutti i paesi dittatoriali, tra i paesi dell’UE solo la Romania, tra quelli geograficamente in Europa, praticamente solo la Serbia, la Macedonia, la Bosnia, la Turchia, la Russia e la Bielorussia.
Il miglior paese al mondo e’ la Finlandia. Il peggiore la Corea del Nord.
L’Italie e’ definito un paese « semi-libero ». Ironico eufemismo per dire non libero (a mio avviso un uomo semi-libero non e’ libero).
C’e’ poi un altro indice da prendere in considerazione : l ’ Indice di Democraticita’. Questo indice e’ Denunciare il conflitto di interessi di Berlusconi che paralizza l’Italia da un punto di vista squisitamente liberale 
stato prodotto da The Economist, uno dei piu’ autorevoli giornali al mondo, se non il piu’ autorevole.
The Economist e’ un settimanale basato a Londra che tratta di attualità, politica, economica e finanza, rivolgendosi soprattutto ad un pubblico di lettori d’elite, influenti uomini d’affari e politici (non lo troverete sul tavolino del bar sotto casa, probabilmente).
The Economist e’ fu fondato nel 1843 allo scopo di sostenere la causa del liberismo e da allora e’ rimasto sempre schierato su posizioni liberiste in economia e classicamente liberali in genere.
The Economist è apertamente a favore di una linea politica conservatrice in materia fiscale, dunque si può considerare un tipo di stampa opinionista che sostiene un determinato schieramento politico.
Nell’Indice di Democraticita’ del 2007 (fonte) elaborato dai centinaia di esperti di The Economist, i paesi sono divisi in democrazie funzionanti, democrazie imperfette, regimi ibridi e regimi autoritari.
In questo indice la Svezia risulta il paese piu’ democratico del mondo, seguito da altri 6 paesi scandinavi o dell’Europa settentrionale, dall’Australia (8′) e dal Canada (9′). Dal 10mo al 20esimo posto tutti paesi europei piu’ Nuova Zelanda (11esima) e Stati Uniti (17esimi, dopo la Spagna). Per farla breve, per trovare la nostra Italia bisogna scendere al 35esimo posto, dopo l’Estonia e immediatamente prima dell’India e del Botswana. L’Italia e’ considerata una democrazia imperfetta, alla pari di paesi come Capo Verde, la Mongolia, la Namibia, Lesotho, le Filippine e Timor-Est. Dovremmo vergognarci. Dovrebbe essere questo “IL Problema”.
Per la cronaca, la Corea del Nord e’ ultima, 167esima.
Vorrei ricordare a chi si trovasse a leggere queste righe, che qui’ non si sta parlando di destra o sinistra, ma di liberta’, informazione e democrazia.
In ogni paese occidentale questi valori sono difesi a spada tratta dai socialisti cosi come dai conservatori. Purtroppo in Italia non e’ cosi’. E’ una delle tante anomalie italiane. Un paese non solo senza dei veri partiti di destra e di sinistra di stampo europeo, ma evidentemente senza nemmeno un partito o dei politici con una base ideologica vagamente liberale. Ci ritroviamo una destra mera accozzaglia di post-fascisti, leghisti e gente al soldo del cittadino Berlusconi, e una sinistra che pur avendo governato per almeno sette anni negli ultimi 14 non ha mai ritenuto opportuno intervenire minimamente per risolvere il problema dell’informazione italiana. La situazione e’ sempre la stessa, unicamente illiberale per un paese occidentale : monopolio delle tv private nelle mani del cittadino-politico Berlusconi e televisione di stato non pubblica ma governativa (e « italianamente » clienterale), che tra l’altro si appiattisce sui contenuti della sua concorrente privata, rinunciando di fatto al ruolo di televisione pubblica.
 Denunciare il conflitto di interessi di Berlusconi che paralizza l’Italia da un punto di vista squisitamente liberale 
Dunque, se il problema principale e’ causato dal conflitto di interessi del cittadino Berlusconi, e’ vero anche che il male e’ stato spesso sottovalutato da tutte le parti politiche, vuoi per interesse (chi con Berlusconi era alleato, e percio’ traeva beneficio dall’avere la forza di fuoco delle televisioni del Biscione dalla loro parte), vuoi per accordi sottobanco (mi riferisco all’ « ammissione di Violante » in Parlamento, quando disse che Berlusconi sapeva che il governo di centro-sinistra 1996-2001 non avrebbe toccato i suoi interessi) o altro.
Dire che gli elettori lo hanno eletto, Berlusconi, sapendo tutto cio’, per cui non dovremmo perdere tempo su questa questione, e’ sbagliato. Nessuno mette in dubbio la vittoria elettorale di Berlusconi, ma non per questo l’Italia e’ una bella democrazia e si sono risolti i problemi sopracitati. Anzi, come dice il piu’ stimato politologo italiano, Giovanni Sartori, nel documentario americano : il monopolio berlusconiano dell’Informazione “distrugge la democrazia nella sostanza“.

E’ triste vedere che tanta gente – non solo i giornalisti prezzolati e gli uomini che Berlusconi ha cooptato in Parlamento, facendone quasi un suo prolungamento – che si dice democratica e/o liberale non capisca la questione.
L’anomalia del berlusconismo e’ ulteriormente confermata da praticamente tutti gli osservatori esteri (non assolutamente solo di sinistra ! ma di destra, di centro, moderati, liberali, liberisti e via dicendo), che giudicano il berlusconismo un’anomalia, pericolosa e non democratica. The Guardian ha scritto che nell’Italia del “giullare” Berlusconi, che ha vinto le elezioni “sulla scia di un’ondata di panico pompata dai media su una presunta impennata dei tassi di criminalitá“, “la piú grande felicitá di un particolare individuo sembra essere modellare la morale e la legislazione – sovvertendo la democrazia“.
Inoltre, in un post precedente (Come giudicare l’operato di Berlusconi?) riportavo gli articoli di Le Soir, International Herald Tribune, The Tepegraph, Der Tagesspiegel e The Economist (tutti giornali non di sinistra, semmai la cosa conti). In quegli articoli si leggevano giudizi del genere:
- Berlusconi si è già mosso per punire i pubblici ministeri che parlano con la stampa e per fermare l’uso generalizzato delle intercettazioni telefoniche per far sì che i casi giudiziari non siano più divulgati sui media.
- Berlusconi aspira all’immunità.
- Per poter sottrarsi ad una possibile condanna per corruzione Silvio Berlusconi, capo di governo Italiano, mette mano, ancora una volta, al processo legislativo del suo paese.
- La legge imbavagliera’ anche i magistrati e la stampa, minacciando l’arresto per magistrati […] e giornalisti […]
- sembrerebbe essere una cortina fumogena per il reale approccio del Governo al crimine: duro per alcuni crimini, leggero su altri. Dietro alla cortina fumogena, Berlusconi sta raccogliendo i frutti del suo governo, ancora una volta.
E pensare che la nostra italietta una legge contro il conflitto di interessi, in realta’, ce l’aveva anche !
La legge n.361 del 1957 all’articolo 10 afferma:
Non sono eleggibili [...] coloro che [...] risultino vincolati con lo Stato [...]per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica.
E’ una norma chiara, giusta, nata in tempi non sospetti, quando Berlusconi era ancora un giovane cantante di canzoncine francesi e napoletane sulle navi da crociera.
Il problema e’ che a giudicare sulla regolarita’ degli eletti e’ il Parlamento stesso, con la Giunta delle Elezioni, che e’ composta in modo proporzionale ai gruppi parlamentarti. Percio’ nel 1994 una Giunta a maggioranza pro-Berlusconi giudico’ regolare l’elezione di Berlusconi, fornendo un’interpretazione formalistica della legge del ’57, stabilendo che solo il titolare giuridico delle concessioni, il presidente di Fininvest-Mediaset Confalonieri, non puo’ essere eletto, mentre niente ha da temere il cittadino Berlusconi, che e’ il proprietario di fatto. Ironico ma vero, Confalonieri ineleggibile e Berlusconi elegibilissimo come fosse un nullatenente.
Per risolvere tale interpretazione, che chiaramente va contro la ratio del legislatore del 1957, basterebbe approvare in Parlamento una leggina che ristabilisca l’interpretazione autentica della legge originaria.
Una legge del genere, tra l’altro, una decina d’anni fa fu depositata alla Camera addirittura dalla Lega Nord-Indipendenza della Padania (ci fu un breve periodo in cui il morbo dell’anti-berlusconismo contagio’ persino l’altrimenti sana e biondissima razza padana), ma come spesso accade per le norme che rischiano di danneggiare gli interessi di una persona milanese di nome Silvio, non se ne fece mai niente.
Detto questo, non fossilizziamo la discussione sul tema dell’eliggibilita’ o meno di Berlusconi, perche’ Denunciare il conflitto di interessi di Berlusconi che paralizza l’Italia da un punto di vista squisitamente liberale 
oramai, dopo 14 anni che siede in Parlamento, mi pare chiaro che tale norma non sara’ mai rispettata dai cari deputati che fanno parte della Giunta delle Elezioni, che evidentemente non sono li per rispondere alle leggi italiane ma per rispondere a qualcun altro.
Il punto di queste righe vuole essere la liberta’ di informazione in Italia, carente, e la democrazia italiana, che non puo’ fiorire se non sulla base di una vera liberta’ d’informazione. Non secondo me ma secondo i Padri del Liberalismo e dello Stato Liberale moderno, inglesi, francesi e americani.
Infatti, storicamente il liberalismo nasce come (cito wikipedia):
ideale che si affianca all’azione della borghesia nel momento in cui essa combatte contro le monarchie assolute e i privilegi dell’aristocrazia a partire dalla fine del XVIII secolo. L’esito di questo scontro tra le due classi porta alla costituzione dello Stato liberale.
Il liberalismo è probabilmente la dottrina che ha più influenzato la concezione moderna dello Stato e del suo rapporto con la società. Si può dire che abbia contribuito a definire quasi tutte le altre dottrine politiche: si parla infatti di “liberaldemocrazia” in modo generico per indicare una moderna democrazia che non sia basata esclusivamente sulla volontà della maggioranza ma – anche e soprattutto – sul rispetto delle minoranze.
Illuminante. Combattere i privilegi e rispettare le minoranze. Questa dovrebbe essere la filosofia della liberta’, il liberalismo.
Sembra che oggi in Italia si stia andando in direzione opposta, sempre piu’ privilegi ai potenti e rozzi attacchi alle minoranze piu’ deboli, capri espiatori magari da gettare in pasto dei penultimi sul gradino sociale.
E non si risponda che « il cittadino Berlusconi ha vinto le elezioni e percio’ ha ragione ». Chi vince le elzioni vince il diritto di governare (per qualche anno), non vince la ragione. E il fatto che un cittadino vinca le elezioni, come Berlusconi ad aprile o Hilter nel 1933, non significa che un paese goda di una democrazia vitale e che tale democrazia non possa essere alterata e/o attaccata.
Il concetto mi sembra chiaro.
A me, o ai giornalisti di The Economist, Pascal Couchepin (un liberal-conservatore), presidente della Confederazione Svizzera, puo’ non risultare simpatico. Ma nessuno si azzarderebbe mai di dire che Couchepin non e’ un politico liberale, o democratico, o che e’ un pericolo per la democrazia svizzera.
Berlusconi, purtroppo, e’ tutt’altra cosa, non solo secondo me, ma secondo il sopracitato Giovanni Sartori e secondo tutta una serie di osservatori internazionali, non di sinistra e non simpatizzanti dei bolscevichi e non faziosi.
Dobbiamo stare molto attenti, perche’ la democrazia non e’ una cosa che una volta « fatta » rimane li per sempre. La democrazia e’ un’invenzione umana, ottenuta tramite lotte dure e violente, ma che come tutte le cose umane e’ transitoria. Ieri non c’era, oggi c’e’ (?), domani potrebbe non esserci.

Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)
La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta. (Thomas Jefferson)
Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza. (Benjamin Franklin)
“Anche Gobbels era a favore della Libertà di Parola per le opinioni che condivideva. Anche Stalin. Se sei a favore della Libertà di Parola, allora ciò deve significare che tu sei a favore della libertà di parola precisamente di quelle opinioni che non condividi. Altrimenti, significa che non sei a favore della libertà di parola.” Noam Chomsky, Manufacturing Consent: Noam Chomsky and the Media (1992).
“La media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco…
È a loro che devo parlare.”
(Berlusconi, Ansa, 24 maggio 2003)

Fassino, Violante e gli accordi sottobanco con Berlusconi e Letta



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giovedì 1 settembre 2011

Cozze paracule

Questi se ne devono andare. Sono attaccati agli scogli e al potere come delle cozze. Cozze paracule. Loro sono il problema, non la crisi economica. Qualunque sacrificio può essere accettabile, ma non proposto da chi ha distrutto il Paese e adesso ti spiega anche come uscirne.
Il pararaculo attacca la partitocrazia, ma candida il figlio a consigliere regionale.
Il paraculo ti spiega che la prescrizione per Penati è diversa e i soldi il partito non li ha mai visti.
Il paraculo fa riferimenti storici, da Waterloo alla Westfalia, a un pubblico di paraculi ciellini invece di chiedere scusa dopo dieci anni di gestione fallimentare dell'economia del Paese.
Il paraculo raccoglie firme per cancellare la legge porcellum dopo non aver mosso un dito in due anni di governo, ogni riferimento a Prodi non è casuale.
Il paraculo si tiene ben stretti la pensione parlamentare, i finanziamenti pubblici da un miliardo di euro, ma chiede sacrifici (necessari...) al Paese.
Il paraculo critica ogni manovra del Governo, ma poi la vota.
Il paraculo vorrebbe abolire lo Scudo Fiscale che il suo partito ha contribuito a far diventare legge.
Il paraculo ha voluto lui l'acqua pubblica, ma solo dopo che è passato il referendum.
Il paraculo vuole abolire le province mentre candida consiglieri provinciali in tutta Italia.
Il paraculo non vuole l'EXPO 2015, ma poi deve farlo per evitare una brutta figura.
Il paraculo paga i giornalisti paraculi attraverso i finanziamenti all'editoria per poter dire paraculate dalla mattina alla sera senza uno straccio di domanda.
Il paraculo proibisce i Pacs e poi va a troie.
Il paraculo è solo chiacchiere e distintivo, ma quel distintivo nessuno glielo ha dato. Il Parlamento è stato eletto con una legge incostituzionale. Formigoni e Errani sono presidenti di Regione illegittimi per aver superato due legislature consecutive.
Il paraculo vive grazie all'assenza di memoria dell'italiano, può dire ciò che vuole, sicuro che domani ogni parola sarà dimenticata. Solo un popolo senza memoria e senza dignità può essere governato a lungo da dei paraculi. Noi siamo quel popolo.

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martedì 30 agosto 2011

Presi in giro ancora una volta

Come volevasi dimostrare la manovra elaborata dal governo è l’ennesima presa per i fondelli. Dopo sette ore si è trovato l’accordo fra Berlusconi, Bossi e Tremonti. Quindici giorni di grandi proclami: abolizione delle province, taglio dei comuni sotto i mille abitanti, dimezzamento dei parlamentari e contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 150.000 €uro. Tutte proposte che hanno riempito i giornali e i telegiornali fino a ieri ma che da oggi spariranno, visto che questi provvedimenti sono stati cancellati.
Si metteranno mano, per l’ennesima volta, alle pensioni. L’abolizione delle province slitterà e comunque con il nuovo censimento, che verrà fatto quest’anno, quelle eliminate saranno veramente poche, praticamente un numero ridicolo. Le province vanno abolite tutte e subito.
Il contributo di solidarietà sparirà e i privilegi dei parlamentari non saranno toccati. Praticamente a pagare saranno sempre gli stessi. A pagare saranno i cittadini onesti.
La Lega Nord fino all’ultimo ha giurato che le pensioni non sarebbero state toccate e infatti per raggiungere l’anzianità di servizio non sarà più possibile riscattare il servizio militare o gli anni dell’Università. Come al solito la Lega Nord dice una cosa e ne fa un’altra.
Per fare cassa si mettono mano alle pensioni. Tolgono il contributo di solidarietà per i redditi superiori a 150.000 €uro l’anno e mandano in pensione, almeno un anno dopo, molti lavoratori. L’ennesima manovra che non risolve nulla ma che attacca le fasce sociali più deboli senza fare riforme strutturali per le future generazioni.
Ancora una volta a pagare sarà il popolo. Ancora una volta il popolo tace davanti a l’ennesima presa in giro. A volte mi chiedo quanto ancora saremo in grado di sopportare prima di mandarli a casa tutti a calci nel culo.

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mercoledì 27 luglio 2011

Napolitano nomina Nitto Palma nuovo ministro della Giustizia

Cambio della guardia in via Arenula. Oggi pomeriggio il Capo dello Stato ha accettato le dimissioni di Angelino Alfano dalla carica di ministro della Giustizia nominando al suo posto Francesco Nitto Palma, già sottosegretario agli Interni. Giorgio Napolitano ha ricevuto il premier Silvio Berlusconi e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, prima ha firmato il decreto con cui, su proposta del Cavaliere, venivano accettate le dimissioni di Alfano dalla carica di Guardasigilli per poi nominare allo stesso incarico il senatore Nitto Palma.

Il Capo dello Stato ha anche firmato il decreto di nomina di Anna Maria Bernini alla carica di ministro per le Politiche comunitarie. Posto lasciato vacante da Andrea Ronchi quando aderì a Futuro e libertà.

Le dimissioni di Alfano erano state annunciate quando l’ex ministro aveva assunto l’incarico di segretario politico del Popolo delle libertà. Oggi l’ufficialità in una lettera consegnata a Berlusconi. “Carissimo Presidente”, scrive Alfano, “a ragione dell’incarico di segretario politico del Pdl, di recente conferitomi, rassegno le mie dimissioni dalla carica di Ministro della Giustizia, in considerazione della specificità e dei compiti che allo stesso sono riconosciuti dalla nostra Carta costituzionale e che mi fanno ritenere tale funzione di governo incompatibile con un così rilevante incarico politico”.

Se per la maggioranza la nomina di Nitto Palma è coerente con le richieste di Napolitano di avere in via Arenula una personalità di alto profilo, per l’opposizione non cambia niente. Il capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera Massimo Donadi sottolinea come in Parlamento il nuovo ministro abbia “lasciato traccia di sé  solo per essersi reso promotore di alcune norme ad personam a tutela di Cesare Previti”. Insomma, secondo l’esponente del partito di Di Pietro, con lui o con Alfano non cambia nulla: “possiamo dire che, per quanto riguarda la giustizia, il centrodestra continua a percorrere la solita strada”.

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lunedì 4 luglio 2011

Norma pro Berlusconi nella manovra Il governo blocca il Lodo Mondadori



Una norma inserita nella manovra economica potrebbe sospendere l’esecutività del mega risarcimento da 750 milioni di euro a carico della Fininvest e a favore della Cir di Carlo De Benedetti, se fosse confermato in appello dai giudici di Milano il verdetto di primo grado sul Lodo Mondadori.

Sospesa in appello l’esecuzione delle condanne civile che superano i 10 milioni di euro e stop in Cassazione per quelle che vanno oltre 20 milioni di euro in cambio di “idonea cauzione”. E’ quanto prevede il testo definitivo della manovra inviato al Quirinale che modifica due norme del codice di procedura civile, in particolare aggiungendo un comma all’articolo 283 e un periodo al primo comma dell’articolo 373.

L’articolo 283 prevede che “il giudice d’appello, su istanza di parte, proposta con l’impugnazione principale o con quella incidentale, quando sussistono gravi e fondanti motivi, anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti, sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con o senza cauzione”. Viene aggiunto un ulteriore comma che stabilisce che la sospensione “è in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a 10 milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione”.

L’articolo 373 del codice prevede invece che “il ricorso per Cassazione non sospende l’esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte, qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione”. A tale comma viene aggiunto un periodo che stabilisce che “la sospensione prevista è in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a 20 milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione”.

E’ in questa norma che  potrebbe rientrare la sentenza di appello nella causa sul Lodo Mondadori attesa in questi giorni. In primo grado Fininvest era stata condannata a risarcire al gruppo De Benedetti 750 milioni di euro a titolo di risarcimento del danno subito per la corruzione nella vicenda giudiziaria.

Intanto, il testo del decreto legge sulla manovra economica è stato trasmesso al Colle. Testo al vaglio ora dei tecnici del Quirinale. Ieri era scoppiato un piccolo giallo con la nota della presidenza della Repubblica che avvisava il governo di non aver ancora ricevuto nulla dalla presidenza del Consiglio dei ministri. Un manovra che, per ora, viene accolta positivamente dalla Commissione europea. Il portavoce del commissario Ue agli Affari economici e monetari ha dichiarato: “L’adozione della finanziaria multiannuale del governo italiano è positiva, poiché è in linea con le raccomandazioni, appena adottate, che chiedevano di prendere – continua – tutte le misure necessarie, senza ritardi, per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014 e accelerare la riduzione del debito pubblico molto elevato” ma aggiunge “dato che i dettagli delle misure non sono ancora disponibili – conclude – non possiamo valutarli a pieno in questa fase”. Ma vediamo cosa contiene la tanto criticata manovra, composta da 39 articoli e 2 allegati.

Pensioni: confermata la stretta della rivalutazione automatica per il biennio 2012-2013. In primis sui trattamenti pensionistici superiore a 5 volte il trattamento minimo di pensione Inps. Per quelle, invece, che rientrano nelle fasce di importo dei trattamenti pensionistici compresi tra 3  e 5 volte il minimo, la rivalutazione viene ridotta ridotto del 45%. Un freno, dunque, per i trattamenti oltre i 1.428 euro. Viene poi confermato l’aumento dell’età pensionabile delle donne nel settore privato. Si parte dal 2020 con un mese in più oltre i 60 anni per arrivare al 2032 con l’ultimo scaglione. Viene fissato, invece, al 2014, anziché 2015, l’avvio della misura che aggancia l’età pensionabile alla speranza di vita.

Rinnovabili: le prime informazioni sul testo confermano il ritorno del taglio del 30% degli incentivi e delle agevolazioni in bolletta per le energie rinnovabili. Ma è giallo sulla presenza all’interno del testo del passaggio: “Allo scopo di ridurre il costo finale dell’energia per i consumatori e le imprese a decorrere dal 1 gennaio 2012, tutti gli incentivi, i benefici – si legge ancora – e le altre agevolazioni, comunque gravanti sulle componenti tariffarie relative alle forniture di energia elettrica e del gas naturale previsti da norme di legge o da regolamenti sono ridotti del 30% rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010″.

Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, fa sapere con una nota: ”Non mi risulta che nel testo della manovra inviata al Quirinale, sia stata reintrodotta la norma che prevede il taglio del 30% di incentivi e agevolazioni relative alle forniture di energia elettrica”. E il ministro per lo Sviluppo Paolo Romani conferma: ‘Nel testo definitivo della manovra finanziaria inviato al Quirinale non c’è nessun taglio degli incentivi per le energie rinnovabili”.

Tagli ai costi della politica: sforbiciata solo del 10 %. Viene tagliato di questa percentuale il finanziamento dei partiti politici che, cumulandosi con i precedenti, “porta ad una riduzione complessiva del 30 %”. Lo prevede l’art. 6 della manovra inserito nel capitolo dei “tagli alla politica” del decreto della manovra che è stato consegnato al Quirinale.

Tagli ai privilegi: i tanto costosi voli con gli aerei di Stato potranno essere effettuati solo dalle 5 alte cariche dello Stato. Ovvero: al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio e al Presidente della Corte Costituzionale. Tutte le “eccezioni” devono essere specificamente autorizzate, soprattutto con riferimento agli impegni internazionali e rese pubbliche sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri, salvi i casi di segreto per ragioni di Stato”.

Stipendi dei parlamentari adeguati alla media europea: i salari dei parlamentari e dei grand commis non potranno superare i livelli medi di degli stipendi europei previsti per cariche omologhe. Ci sono, però, delle eccezioni, comei vertici di Bankitalia. Nell’art.1 si legge: “Per i componenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, il costo relativo al trattamento economico omnicomprensivo annualmente corrisposto in funzione della carica ricoperta non può superare la media del costo relativo ai componenti dei parlamenti nazionali”. Lo stesso limite vale “per i titolari di cariche elettive e incarichi di vertice o per i componenti degli organismi, enti e istituzioni”. Fra questi: Consob, Cnel, Antitrust, le autorità amministrative indipendenti, i presidenti di Regioni, Province, sindaci, consiglieri, provinciali e comunali.

Tagli dei benefici alle ex cariche politiche e di Stato: l’art. 4 del testo della manovra prevede che “fatta eccezione per il Presidente della Repubblica, e ferme restando le norme in materia di sicurezza nazionale e protezione personale, è previsto che dopo la cessazione dell’ufficio, i titolari – si legge ancora – di qualsiasi incarico o carica pubblica anche negli organi costituzionali e regionali, a loro favore non possono essere utilizzati immobili pubblici, anche ad uso abitativo, né destinato personale pubblico, né messi a disposizione mezzi di trasporto o apparati di comunicazione e di informazione appartenenti ad organi o enti pubblici o da questi comunque finanziati”. Non vengono, però, tagliati i tanto contestati privilegi agli ex presidenti di Camera e Senato, si legge, infatti, nel testo: “Per la cessazione dei benefit dei presidenti di Camera e Senato le “opportune deliberazioni saranno prese dalle rispettive Assemblee”.

Tagli ai costi delle auto blu: l’art.2 del testo della manovra economica prevede che “la cilindrata delle auto di servizio non può superare i 1600 cc”. Ma anche qui ci sono delle eccezioni, come per i voli di Stato, “fanno eccezione le auto in dotazione al Capo dello Stato ai presidenti del Senato, della Camera e della Corte Costituzionale, al Presidente del Consiglio e le auto blindate adibite ai servizi istituzionali di pubblica sicurezza”.  Stretta anche sui rinnovi del parco macchine. “Le auto attualmente in servizio – si legge nel testo – possono essere utilizzate solo fino alla loro dismissione o rottamazione e non possono essere sostituite”. Vengono poi disposte “modalità e limiti di utilizzo delle autovetture di servizio al fine di ridurne numero e costo”.

Superbollo: previsto un innalzamento della tassa sulle automobili potenti. E’ prevista, infatti, “un’addizionale erariale da dieci euro per ogni chilowatt di potenza oltre i 225 a partire già dal 2011 e da versare alle entrate dl bilancio dello Stato”.

Stangata su depositi titoli: è prevista una nuova imposta per chi possiede titoli. Il bollo che si applica alle comunicazioni relative sui depositi di titoli può salire dal 2013 fino a 380 euro per i depositi il cui valore è superiore a 50mila euro. Si passa da 10 euro mensile a 120 annuale. Dal 2013 poi per gli importi sotto i 50mila euro si va dai 12,50 euro mensile ai 150mila annuali e per quelli sopra i 50mila euro, dai 31,66 mensili ai 380 euro annui.

Aumenta l’Irap per banche e assicurazioni: è previsto l’aumento delle aliquote Irap per gli istituti di credito e per le altre società finanziarie, per le banche sale al 4,65% mentre, per le assicurazioni l’aliquota sale al 5,90%.

Dipendenti pubblici: viene prorogato di un anno il blocco del turn over, con delle eccezioni: corpi di polizia e vigili del fuoco. Poi viene confermato il congelamento degli aumenti degli stipendi  fino al 2014 e la stretta sulle assenze nel pubblico impiego.

Spunta la norma “anti-badanti”: in pratica un/a ultrasessantenne che dovesse sposare una donna/uomo di almeno vent’anni di meno, non potrà far avere a lei/lui la pensione di reversibilità se non dopo dieci anni dal matrimonio. Una norma nata sull’onda di casi di anziani circuiti dalla proprie badanti. Una norma che, certamente, susciterà molte polemiche.

E sulla norma che potrebbe salvare Berlusconi dal pagamento del Lodo Mondadori, l’opposizione va all’attacco. ”Sono senza vergogna, è scandaloso che in una finanziaria che prefigura lacrime e sangue per il Paese sia contenuta una norma di classe, che consente ai più ricchi dilatare il regolare corso della giustizia e che, guarda caso, molto probabilmente farà tirare un sospiro di sollievo alle aziende del presidente Berlusconi”. Così la capogruppo democratica nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti sul comma della manovra economica che blocca l’immediata esecutività delle condanne in appello superiori ai 20 milioni di euro.

“Si tratta di una norma nascosta alla fine dell’articolo 37 della manovra – denuncia – che modificando l’articolo 373 del codice di procedura civile, guarda caso, interviene sul processo Fininvest-Cir, quello sulla vicenda del Lodo Mondadori imponendo l’automatica esecuzione della sentenza che ha condannato Fininvest a risarcire Cir con 750 milioni di euro. Siamo davanti ad una norma ‘pro Berlusconi’, altro che “partito degli onesti”, anche in momenti così difficili il premier non dimentica gli interessi delle proprie imprese”.

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