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giovedì 17 ottobre 2013

BARNARD: "IL DEBITO PUBBLICO NON ESISTE..."



Paolo Barnard: "il debito pubblico non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai. Quello che esiste è un debito dello Stato a cui corrisponde un credito pubblico per quasi 1240 miliardi di euro"

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venerdì 9 settembre 2011

Contratti, deroghe e licenziamenti

La principale notizia di oggi, quella che da ieri sera apre le homepage dei siti di news e stamattina sta su tutte le prime pagine, è un emendamento alla manovra approvato ieri dalla maggioranza in commissione bilancio. Vediamo di capire di cosa si tratta. L’emendamento inserisce il testo seguente, all’articolo 8 della manovra.
Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro e beneficiano della applicazione della imposta sostitutiva del 10 per cento sulle componenti accessorie della retribuzione ai sensi della normativa vigente.
La prima cosa da sapere, prima di spiegarne il significato, è che non si tratta di una completa novità. Norme di questo genere erano già contenute nella prima bozza della manovra, quella varata dal Consiglio dei ministri prima di Ferragosto (il 14 agosto sul Post avevamo parlato del “comma che aggira l’articolo 18″). Qualcosa di diverso c’è, però.
L’emendamento, in sostanza, stabilisce che i contratti di lavoro aziendali o territoriali, quelli quindi che riguardano i lavoratori di una singola azienda o di una singola regione, possono operare in deroga ai contratti e alle leggi nazionali. Fermo restando il rispetto della Costituzione, dice l’emendamento, nonché i vincoli derivanti dalle norme comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro.
Il riferimento ai licenziamenti che si trova su molti giornali oggi è dato dalla possibilità concessa da questo emendamento di aggirare, tra le leggi nazionali, anche lo Statuto dei lavoratori e quindi anche l’articolo 18, che vieta i licenziamenti senza giusta causa per le aziende con più di 15 dipendenti. Con la nuova manovra succede questo: che dove sono in vigore contratti aziendali o territoriali, solo se le aziende e i sindacati più rappresentativi sono d’accordo, i lavoratori licenziati senza giusta causa possono non avere il diritto al reintegro bensì a un congruo indennizzo economico. Altra sintesi: la licenziabilità dei lavoratori può rientrare tra le deroghe alla contrattazione nazionale contenuta in accordi aziendali e territoriali, purché a sottoscriverli siano i sindacati più rappresentativi. Il tutto a meno che non si tratti di licenziamenti discriminatori o di lavoratrici donne in concomitanza con matrimoni, gravidanze e congedi parentali, ai quali la nuova norma non si applica.
L’intento del governo è noto e rivendicato: privilegiare la cosiddetta “contrattazione collettiva di prossimità”, cioè quella tra il lavoratore e i soggetti a lui più vicini, azienda e territorio, rispetto alla contrattazione nazionale. La principale modifica rispetto al testo originario, quello di Ferragosto, è l’inserimento delle intese territoriali oltre a quelle aziendali (fatto per fare un favore alla Lega, dice oggi il Corriere della Sera).
Le reazioni
Sono molto variegate. La CGIL, che ha indetto per domani uno sciopero generale, è stracontraria: Susanna Camusso ha definito la norma «inapplicabile», con «evidenti profili di incostituzionalità» e ha minacciato che «dove si cercherà di applicare la legge arriveranno gli scioperi». La UIL e la CISL sono favorevoli. La UIL dice che «semplicemente si prevede la possibilità per i sindacati di avvalersi di un potere di deroga», la CISL accusa Susanna Camusso dicendo che «se il governo lavora per dividere i sindacati, la Camusso fa il doppio». È favorevole anche la Confindustria. Il responsabile economia del PD, Stefano Fassina, ha detto che «in questo modo il diritto del lavoro torna indietro di 60 anni» perché «le modifiche finiranno per annullare il contratto nazionale e lo Statuto dei lavoratori». Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del PD, dice di non vedere «particolari rischi nelle medie e nelle grandi aziende italiane dove la contrattazione non dovrebbe presentare sorprese» ma avverte che «questi provvedimenti rischiano di aumentare la distanza tra chi lavora nelle imprese più grandi e chi invece dovrà fare i conti con una miriade di norme ad hoc contrattate nelle piccole aziende». Il ministro del Lavoro Sacconi dice che «non ha senso parlare di libertà di licenziare o usare altre semplificazioni che non corrispondono alla oggettività della norma» visto che «per i licenziamenti senza giusta causa le intese possono solo preferire la strada del risarcimento a quella della reintegrazione».

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Pareggio di bilancio sì, tagli ai politici no


Con un’attenzione che definire maniacale è un eufemismo, il governo italiano ha preparato una manovra che ha tagliato qualunque spesa, qualunque contributo, qualunque stipendio, pensione e cose del genere salvo i costi dei parlamentari. Eppure in qualche modo aveva spergiurato, lo stesso governo o alcuni dei suoi sodali, che anche su questo si sarebbero fatti sacrifici perché “è giusto dare l’esempio”. Ed invece…
Se per esempio, un deputato ha un altro lavoro e guadagna più di 9.847 euro netti, l’indennità di carica di 5.486 euro mensili netti (cui vanno sommati, tra diaria e rimborsi spese,più 7.193 euro di diaria e rimborsi spese che non verranno limitati) non è più tagliata al 50% come previsto, ma al 20%. per le cifre superiori a 90 mila euro annui d’indennità e al 40% a partire da 150 mila euro. Da tutto questo sono stati esentati i componenti degli organi costituzionali, la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale.I tagli ai politici erano stati previsti dall’articolo 13 della manovra economica.
Ma è stata resa all’”acqua di rose” anche la questione dell’incompatibilità dei parlamentari che avevano il divieto di ricoprire «qualsiasi altra carica elettiva pubblica», perché adesso questa limitazione viene ristretta alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti». Insomma i nostri circa mille parlamentari possono proseguire a fare i sindaci nei Comuni piccoli e medi, ma anche gli assessori in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città.
Però è stata resa legge dello stato l’obbligatorietà del pareggio di bilancio, ciò per cui in questi ultimi mesi siamo stati messi sotto pressione dalla comunità europea, e per la quale il governo ha dovuto presentare per adesso cinque manovre economiche per arrivarci nel 2013. La nuova norma che entrerà a far parte della Costituzione impone che «il bilancio dello Stato rispetti l’equilibrio delle entrate e delle spese; non è consentito ricorrere all’indebitamento» e solo «eventi eccezionali» saranno ammissibili per giustificare il mancato rispetto del pareggio di bilancio, ma questo dovrà essere stabilito «con voto espresso a maggioranza assoluta» dei componenti delle Camere.

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giovedì 1 settembre 2011

I tecnici del Senato smontano la manovra

In questi giorni si continua a discutere molto della manovra finanziaria di agosto, che è stata varata dal governo sotto forma di decreto legge (il numero 138 del 2011) e che dovrà essere discussa e approvata dal Parlamento nelle prossime settimane. Il Servizio di Bilancio del Senato ha diffuso una “Nota di lettura” sul decreto legislativo: nelle 84 pagine del documento, i tecnici del Senato sollevano diverse perplessità sugli aspetti economici della manovra. Il testo del documento non sembra essere ancora disponibile online, ma le agenzie di stampa ne analizzano ampiamente il contenuto.
Il Servizio del Bilancio è formato da tre uffici e fa parte dell’amministrazione del Senato. Raccoglie tutta la documentazione relativa a testi legislativi che intervengono sulle finanze dello stato e stende relazioni tecniche che ne verificano i contenuti e l’accuratezza. Il servizio supporta l’attività della commissione parlamentare del Senato che si occupa appunto del bilancio, ma le sue relazioni sono disponibili per tutti i parlamentari.
L’esame in Parlamento può comunque modificare anche radicalmente la manovra, ed è molto probabile che lo farà, visto che negli ultimi giorni sono stati messi in discussione buona parte dei suoi punti fondamentali anche da esponenti della maggioranza.
Nella “Nota di lettura”, i punti fondamentali della manovra sono analizzati in modo piuttosto critico. Si mette in dubbio l’efficacia del contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 90.000 euro, perché nel settore privato sono probabili «pratiche elusive» per diminuire il reddito nei tre anni in cui sarà in vigore il contributo: un incentivo all’evasione fiscale, insomma, oppure a non distribuire gli utili per i titolari di imprese.
Anche il modo in cui sono stati previsti gli introiti è messo in discussione: le stime sugli effetti del contributo di solidarietà, ad esempio, sono state fatte sulla base dei dati del 2008, ma nel 2009 il PIL è calato di quasi il 5 per cento rispetto all’anno precedente. Sulla base degli ultimi dati disponibili, dicono i tecnici, si possono prevedere entrate per 2,1 miliardi di euro in tre anni, invece dei 2,8 annunciati nel decreto.
Anche le entrate previste dalla Robin Hood Tax, che interessa le società che producono energia, sarebbero state calcolate in modo errato. Senza contare che lo Stato perderà altri soldi provenienti dalle imposte a causa della caduta del valore delle azioni delle società energetiche che controlla (ad esempio ENI ed ENEL), diminuzione che è già avvenuta nei giorni scorsi dopo l’annuncio dell’introduzione della tassa.
I tagli agli enti locali, poi, non avranno probabilmente l’effetto sperato, per come sono stati concepiti nel decreto del governo: la soppressione delle province, ad esempio, comporterà una «fase di transizione» in cui dovranno essere trasferite le competenze ad altri enti, e questa fase avrà un costo. Così come costi aggiuntivi potranno venire dal «diverso inquadramento economico-giuridico» del personale degli enti soppressi, quando verranno assorbiti in altri enti amministrativi, come ad esempio nelle regioni. Il Servizio di Bilancio fa notare che il governo non ha ancora fornito nessuna stima su costi e benefici dell’abolizione delle province e della diminuzione dei consiglieri e degli assessori nei comuni.

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lunedì 29 agosto 2011

Manovra: indietro tutta

Ecco come potrebbe cambiare la manovra economica del governo presentata lo scorso 12 agosto ed attaccata da tutti in questi 17 giorni d’estate: maggioranza ed opposizione. Queste che seguono dovrebbero essere le principali modifiche che la maggioranza proporrà per la discussione alle due camere del Parlamento.
Cominciamo dall’articolo 8.
La manovra stabilisce che, con un accordo sottoscritto dalle associazioni dei lavoratori più rappresentative sul piano nazionale o di quelle operanti in azienda, diversamente da quanto dice l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il lavoratore licenziato non ha diritto al reintegro, ma a un congruo indennizzo economico, esclusi i licenziamenti discriminatori o quelli delle lavoratrici in concomitanza del matrimonio. La norma potrebbe essere modificata, consentendo la deroga solo in casi di eccezionale gravità.
La seconda ipotesi di modifica è quella dell’Iva, la cui aliquota del 20 per cento potrebbe essere aumentata di un punto e portata quindi al 21%. Nessun aumento per le aliquote agevolate dal 4 per cento e del 10 per cento. Il gettito sarebbe di 4 miliardi di euro l’anno. Con quanto ricavato dall’aumento dell’IVA si potrebbe provvedere a  ridurre i tagli a Comuni ed enti locali. Il ministro Maroni ha annunciato un alleggerimento dei tagli pari a tre miliardi di euro.
Anche il contributo di solidarietà
 forse eliminato o quanto meno verrà rimesso mano alla sua revisione. In questo caso i redditi interessati al contributo sarebbero quelli al di sopra dei 200 mila euro annui.
La Lega ha ottenuto lo stralcio delle norme sul taglio delle province con meno di 300  mila abitanti e sull’accorpamento dei 1970 piccoli comuni con meno di mille abitanti.  Le norme saranno inserite in un disegno costituzionale più ampio, che includa tutta la riforma dell’architettura istituzionale, compreso il dimezzamento dei parlamentari.
Un’altra idea della Lega è quella di far pagare una tassa da far pagare sui beni di lusso qualora il loro valore risultasse superiore o incompatibile con le tasse pagate nell’anno precedente. E’ la cosiddetta “patrimoniale sugli evasori”

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sabato 30 luglio 2011

Quante cose può dirci un Big Mac?

Per stabilire se le valute mondiali sono scambiate secondo il loro valore “cottetto”, l’Economist ha ideato il “Big Mac index” basato proprio sul prezzo dell’hamburger più diffuso al mondo. L’assunto di base è che nel lungo periodo i tassi di cambio tra le monete si sarebbero mossi verso la “parità del potere d’acquisto” (purchasing-power parity PPP). In altre parole i tassi di cambio dovrebbero tendere verso l’allineamento dei prezzi di un determinato paniere di beni e servizi in tutto il mondo. Non sappiamo se questo avverrà o meno ma il “Big Mac index” intanto ci permette di monitorare la situazione.
Agli attuali tassi di cambio di mercato, un hamburger è del 44% più economico in Cina che in America. Ovvero se dovessimo attenerci al semplice indice grezzo “Big Mac” riveleremmo che lo yuan è sottovalutato del 44% rispetto al dollaro.
Ma questo avverte l’Economist, potrebbe essere fuorviante perché non è detto che i prezzi economici degli hamburger in Cina indichi necessariamente una forte sottovalutazione dello yuan.
I prezzi medi tendenzialmente più bassi nei paesi poveri che in quelli ricchi, perché i costi della manodopera sono più bassi.
Per stimare l’attuale “fair value” (valore corretto) di una moneta l’Economist utilizza quindi la “line of best fit” (linea del miglior adattamento) tra i prezzi del Big Mac e il Prodotto Interno Lordo per persona. La differenza tra il prezzo previsto per ogni paese, dato il suo reddito medio, e il prezzo corrente offre un indicatore migliore della sovra o sottovalutazione di una moneta rispetto all’indice grezzo. Così facendo scopriamo che il real brasiliano è la valuta più sopravvalutata del mondo e che anche l’euro è sopravvalutato in maniera significativa. Mentre lo yuan in questo momento sembra essere vicino al suo “fair value” rispetto al dollaro, cosa che, avverte la rivista, dovrebbe far riflettere di più i politici americani. Di seguito la tabella interattiva con tutti i dati. Se invece avete intenzione di approfondire la questione qui troverete il servizio completo dell’Economist.

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giovedì 28 luglio 2011

Crisi: imprese, banche e sindacati uniti "Il governo cambi, serve credibilità"




ROMA - Un appello comune, inedito e dai toni drammatici.  Banche, imprese e sindacati (esclusa la Uil) fanno fronte comune e si rivolgono al governo chiedendo un patto per la crescita, per dare un segnale di discontinuità ed evitare che la dinamica dei mercati finanziari porti a una situazione insostenibile per il paese. E' questo il senso della nota congiunta di Abi, Alleanza cooperative italiane (Confcooperative, Lega cooperative, Agci), Cgil, Cia, Cisl, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Teteimprese Italia (Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti), Ugl e Uil (che poi prenderà le distanze). Tutti uniti davanti ad una crisi economica che non passa e ad una speculazione che non allenta la morsa.

"Guardiamo - si legge nella nota - con preoccupazione al recente andamento dei mercati finanziari. Il mercato non sembra riconoscere la solidità dei fondamentali dell'Italia. Siamo consapevoli che la fase che stiamo attraversando dipende solo in parte dalle condizioni di fondo dell'economia italiana ed è connessa a un problema europeo di fragilità dei paesi periferici. A ciò si aggiungono i problemi di bilancio degli Stati Uniti. Ma queste incertezze dei mercati si traducono per l'Italia nel deciso ampliamento degli spread sui titoli sovrani e nella penalizzazione dei valori di borsa".

"Ciò - proseguono imprese e sindacati - comporta un elevato onere di finanziamento del debito pubblico ed un aumento del costo del denaro per famiglie ed imprese. Per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile occorre ricreare immediatamente nel nostro Paese condizioni per ripristinare la normalità sui mercati finanziari con un immediato recupero di credibilità nei confronti degli investitori. A tal fine si rende necessario un Patto per la crescita che coinvolga tutte le parti sociali; serve una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti ed una discontinuità capace di realizzare un progetto di crescita del Paese in grado di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione".

Chi si chiama fuori è la Uil. "Un comunicato che, in altri tempi, si sarebbe definito in puro stile doroteo. Non appartenendo questo stile al nostro patrimonio culturale, in quel comunicato non possiamo riconoscerci", afferma il segretario generale Luigi Angeletti.

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lunedì 4 luglio 2011

La manovra arriva al Quirinale Tagli agli incentivi per l'energia

La manovra arriva al Quirinale Tagli agli incentivi per l'energia

Nel provvedimento spunta di nuovo la riduzione del 30 %  delle agevolazioni energetiche in bolletta. Confermati il blocco delle rivalutazioni delle pensioni, lo stop al turn over e agli aumenti nel pubblico impiego, la sforbiciata del 10 % ai costi della politica, il superbollo per le auto di lusso, la regolamentazione dell'uso delle auto e degli aerei "blu". Dai giochi arriveranno 1,4 miliardi di euro in tre anni. E c'è anche il provvedimento "anti-badante"

ROMA - Trentanove articoli e due allegati: è il testo finale del decreto contenente "disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria", la manovra economica 2011-2014 approvato dal governo giovedì scorso e oggi trasmesso al Quirinale. Ecco i principali contenuti.

Energie rinnovabili. "Allo scopo di ridurre il costo finale dell'energia per i consumatori e le imprese - si legge - a decorrere dal primo gennaio 2012, tutti gli incentivi, i benefici e le altre agevolazioni, comunque gravanti sulle componenti tariffarie relative alle forniture di energia elettrica e del gas naturale, previsti da norme di legge o da regolamenti sono ridotti del 30 per cento rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010".

Questo punto è stato oggetto di un "giallo" durato tutta la giornata, visto che i ministri Prestigiacomo e Romani assicuravano che il taglio era stato tolto. Nel testo arrivato al Colle, invece, ci sono, all'interno dell'articolo 35, i commi 10 e 11 che indicano proprio la riduzione.

Superbollo per auto di lusso. Addizionale erariale di dieci euro per ogni chilowatt di potenza oltre i 225.

Pensioni.  Confermato il blocco delle rivalutazioni "dei trattamenti pensionistici superiore a cinque volte il trattamento minimo di pensione Inps". "Per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra tre e cinque volte il predetto trattamento minimo Inps, l'indice di rivalutazione automatica delle pensioni è applicato nella misura del 45%".

Età pensionabile. Per le donne nel settore privato,  si parte dal 2020 con un mese in più oltre i 60 anni per arrivare al 2032 con l'ultimo scaglione. Fissato al 2014 l'avvio per tutti della misura che aggancia l'età pensionabile alla speranza di vita.

Finanziamento pubblico dei partiti. Nuovo taglio del 10 % che si cumula con i precedenti per un totale del 30 %. .

Election Day. Dal 2012 le elezioni Amministrative e quelle Politiche si svolgeranno "in un'unica data nell'arco dell'anno". Se "nel medesimo anno" si svolgono anche le elezioni Europee, l'election day si terrà "nella data stabilita per le elezioni del Parlamento Europeo"

Aerei e auto blu. Aerei blu solo per le 5 alte cariche dello Stato. Le "eccezioni"devono essere "specificamente autorizzate, soprattutto con riferimento agli impegni internazionali e rese pubbliche sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri, salvi i casi di segreto per ragioni di Stato". La cilindrata delle auto di servizio non può superare i 1600 cc. Fanno eccezione le auto in dotazione al Capo dello Stato ai presidenti del Senato, della Camera e della Corte Costituzionale, al Presidente del Consiglio e le auto blindate adibite ai servizi istituzionali di pubblica sicurezza.

Blocco turn over e degli aumenti per gli statali. Stop alle assunzioni "in sostituzione del personale in quiescenza" nel settore pubblico. E congelamento degli aumenti salariali futuri ai dipendenti pubblici.

Regime fiscale a forfait per imprese "giovani". Confermato il regime fiscale di vantaggio, con un consistente taglio del forfait agevolato, portato al 5%, per le nuove imprese aperte da neo-imprenditori, artigiani e professionisti e da coloro che perdono il lavoro. Per ottenere l'agevolazione non è previsto alcun limite d'età della persona fisica.

Salario produttività
. Prorogata anche per il 2012 la riduzione di tasse e contributi per il cosiddetto salario di produttività, sulla base di quanto definito da accordi o contratti aziendali.

Riduzione spese per Camera, Senato, Corte Costituzionale, authority Riduzione del 20 % per gli organi di autogoverno. Per le riduzioni di spesa di Camera, Senato e Corte Costituzionale, i tagli "saranno autonomamente deliberati entro il 31 dicembre 2013". I risparmi ottenuti saranno versati al bilancio dello Stato e saranno destinati per "gli interventi straordinari per la fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali".

Razionalizzazione rete carburanti. il fondo per la razionalizzazione della rete potrà essere usato (massimo per il 25%) per contributi alla chiusura degli impianti; i comuni dovranno individuare gli impianti da chiudere. Gli impianti dovranno avere obbligatoriamente un self service sempre in funzione. I gestori potranno vendere altri generi di consumo, ma non sigarette.

Stangata sui depositi titoli. La tassa salirà fino a 380 euro. Arriva un aumento delle aliquote Irap per banche e assicurazioni.

Lampedusa zona franca urbana. Pagamento di tasse e contributi sospeso per i lampedusani fino al 30 giugno 2012. Il decreto della manovra, inoltre, dichiara Lampedusa zona franca urbana.

Norma "antibadante". Un ultrasessantenne che sposa una donna di almeno vent'anni di meno, non potrà far avere a lei la pensione di reversibilità se non dopo dieci anni dal "sì" ufficiale.

Giochi. Bandi di gara per slot, scommesse e poker live, stretta sul gioco illegale e Superenalotto europeo: dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa 1,4 miliardi in tre anni.. Nella manovra viene introdotto anche un nuovo 'Bingo a distanza' con un prelievo erariale al 10%.

Deregulation negozi. Via libera, anche se in via sperimentale alla liberalizzazione degli orari di apertura e di chiusura dei negozi (compresa la possibilità di rimanere aperti la domenica e nei giorni festivi) "ubicati nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte".

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giovedì 16 giugno 2011

La Grecia verso un nuovo governo



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Il premier Papandreou non si dimette e promette un rimpasto per risanare il Paese e ottenere i fondi dall'Europa e dal FMI


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Il primo ministro della Grecia, George Papandreou, ha annunciato un rimpasto di governo in seguito alle proteste degli ultimi giorni nel paese e alla nascita di un forte dissenso all’interno del Partito Socialista, che ha la maggioranza in Parlamento. La decisione è arrivata poche ore dopo lo sciopero generale di ieri, indetto dai due principali sindacati greci, che ha paralizzato buona parte del paese. Ad Atene ci sono stati diversi scontri tra alcuni manifestanti violenti e le forze dell’ordine, che hanno risposto con cariche e con il lancio di lacrimogeni.
Papandreou ha annunciato che non darà le dimissioni da primo ministro, come avevano ipotizzato numerosi analisti politici ieri. Il premier rimarrà al proprio posto e proverà a formare un nuovo governo in grado di sostenere il piano di tagli e privatizzazioni necessari per superare la crisi economica, e ottenere al tempo stesso i nuovi finanziamenti promessi dal Fondo Monetario Internazionale e dall’Unione Europea per stabilizzare l’economia del continente. Il progetto del governo è stato duramente criticato dalla popolazione e ieri alcune migliaia di manifestanti hanno provato a bloccare l’ingresso al Parlamento, per impedire che iniziasse la discussione del piano proposto da Papandreou.
I piani del governo per il rilancio dell’economia prevedono un ambizioso progetto di tagli, pari a circa 28 miliardi di euro, e un piano di privatizzazioni che potrebbe fruttare fino a 50 miliardi di euro. La Grecia non ha molta alternativa: tagli e privatizzazioni sono richiesti come condizione minima dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, che vogliono garanzie su una effettiva svolta della politica economica del paese prima di avviare una nuova immissione di fondi in Grecia per almeno 12 miliardi di euro.
Il governo presieduto dal leader socialista è in carica dal 2009 e da allora ha dovuto affrontare momenti molto difficili per la Grecia, travolta da una gravissima crisi economica che preoccupa anche l’Europa. Papandreou non ha ancora comunicato quanto sarà ampio il rimpasto che ha in mente, ma per dare un segnale forte è probabile che sostituisca almeno l’attuale ministro dell’Economia, George Papaconstantinou. Il suo posto potrebbe essere preso da Lucas Papademos, conosciuto principalmente per aver lavorato come vicepresidente della Banca Centrale Europea, spiegano su BBC.
Al termine della difficile giornata di ieri, Papandreou si è rivolto con un messaggio televisivo alla nazione, dicendo di essere determinato a proseguire sulla strada tracciata dal proprio governo per il risanamento. Oggi il primo ministro formerà il nuovo governo e successivamente chiederà al Parlamento di accordargli la fiducia sperando di avere i numeri per governare. La sua maggioranza al momento è formata da 155 deputati su 300 a causa delle defezioni delle ultime settimane di diversi uomini politici, contrari alle politiche del governo e non più disposti a sostenerlo.

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