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martedì 19 giugno 2012

Terremoto Abruzzo, i soldi degli Sms imboscati dalle banche

Ne avevamo parlato i primi di Giugno con l'articolo "Scandaloso:i soldi degli sms ai terremotati finiscono in fondi per concedere prestiti" i soldi degli SMS che i cittadini hanno devoluto in favore dei terremotati abruzzesi, anziché essere impiegati nella ricostruzione, sono finiti nelle casse di una BANCA, che li ha utilizzati per concedere PRESTITI a tasso agevolato (ma nemmeno troppo). I cittadini REGALANO i propri soldi ai terremotati, e questi finiscono per essere REGALATI alle banche, che li PRESTANO ai terremotati, decurtando elevatissime spese di gestione (quasi 500.000€) e ricavandone persino gli interessi. Se ne è occupato anche "Il Fatto Quotidiano"
 

Di seguito l'articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 16 giugno 2012
 
 
I circa cinque milioni di euro donati dagli italiani per "dare una mano" alla ricostruzione dei luoghi colpiti dal sisma del 2009, sono fermi nei forzieri degli istituti di credito. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato e spiega come li ha spesi

Gira e rigira sono finiti alle banche i 5 milioni di euro arrivati via sms dopo il terremoto dell’Aquila sotto forma di donazione. E la loro gestione è stata quella prevista da qualsiasi rapporto bancario: non è bastata la condizione di “terremotato” per ricevere un prestito con cui rimettere in piedi casa o riprendere un’attività commerciale distrutta dal sisma. Per ottenerlo occorreva – occorre ancora oggi – soddisfare anche criteri di “solvibilità”, come ogni prestito. Criteri che, se giudicati abbastanza solidi, hanno consentito l’accesso al credito, da restituire con annessi interessi. I presunti insolvibili sono rimasti solo terremotati. Anche se quei soldi erano stati donati a loro. Il metodo Bertolasocomprendeva anche questo. È accaduto in Abruzzo, appunto, all’indomani del sisma del 2009. Mentre Silvio Berlusconi prometteva casette e “new town”, l’ex numero uno della Protezione civile aveva già deciso che i soldi arrivati attraverso i messaggini dal cellulare non sarebbero stati destinati a chi aveva subito danni, ma a un consorzio finanziario di Padova, l’Etimos, che avrebbe poi usato i fondi per garantire le banche qualora i terremotati avessero chiesto piccoli prestiti. E così è stato. Le donazioni sono confluite in un fondo di garanzia bloccato per 9 anni. Un fondo che dalla Protezione civile, due mesi fa, è stato trasferito alla ragioneria dello Stato. La quale, a sua volta, lo girerà alla Regione Abruzzo. E di quei 5 milioni i terremotati non hanno visto neanche uno spicciolo. Qualcuno ha ottenuto prestiti grazie a quel fondo utilizzato come garanzia, ma ha pagato fior di interessi e continuerà a pagarne. Altri il credito se lo sono visto rifiutare.
L’emergenza
Bertolaso
, allora, aveva pieni poteri. Come capo della Protezione civile, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma soprattutto nella veste di uomo di fiducia del premier Silvio Berlusconi. I primi soldi che Bertolaso si trovò a gestire furono proprio i quasi 5 milioni donati dagli italiani con un semplice messaggio del cellulare. Ma lui, “moderno” nella sua concezione di Protezione civile, decise che i milioni arrivati da tutta la penisola sarebbero stati destinati al post emergenza e alle banche, non all’emergenza. Questo aspetto non venne specificato al momento della raccolta, ma Bertolaso avevailpoteredidecidere a prescindere. Spedì poi un suo emissario alla Etimos di Padova, consorzio finanziario specializzato nel microcredito, che raccoglie al suo interno, attraverso una fondazione, molti soggetti di tutti i colori, da Caritas a Unipol.
I numeriQuello che è successo in questi 3 anni è molto trasparente, al contrario della richiesta di donazione via sms che non precisò a nessuno dove sarebbero finiti i soldi. Nemmeno a un ente, la Regione Abruzzo che, paradossalmente, domani potrebbe usare quei soldi per elicotteri o auto blu. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato, ma non fatica ad ammettere come sono stati usati i soldi: dei 5 milioni di fondi pubblici messi a disposizione del progetto dal dipartimento della Protezione civile, 470 mila euro sono stati destinati alle spese di start-up e di gestione del progetto, per un periodo di almeno 9 anni; 4 milioni e 530 mila euro invece la cifra utilizzata come fondo patrimoniale e progressivamente impiegata a garanzia dell’erogazione dei finanziamenti da parte degli istituti di credito aderenti. Intanto sono state 606 le domande di credito ricevute (206 famiglie, 385 imprese, 15 cooperative). Di queste 246 sono state respinte (85 famiglie, 158 imprese, 3 cooperative) mentre 251 sono i crediti erogati da gennaio 2011 a oggi per un totale di 5.126.500 euro (famiglie 89/551mila euro, imprese 153/4 milioni 233mila e 500 euro, cooperative 9/342mila euro). Infine 99 domande sono in valutazione (68 famiglie, 28 imprese, 3 coop).
Gli aiuti e le bancheAl termine dell’operazione quello che è successo è semplice: i soldi che le persone hanno donato sono serviti a poco o a niente. Non sono stati un aiuto per l’emergenza, ma – per decisione diBertolaso – la fase cosiddetta della post emergenza. Che vuol dire aiuti sì, ma pagati a caro prezzo. Le persone si sono rivolte alle banche (consigliate da Etimos, ovviamente) e qui hanno contrattato il credito. Ma chi con il terremoto è rimasto senza un introito di quei soldi non ha visto un centesimo. Non è stato in grado neppure di prendere il prestito perché giudicato persona a rischio, non in grado di restituire il danaro.
Che fine han fatto gli sms?I terremotati sono stati praticamente esclusi. Se qualcosa hanno avuto lo hanno restituito con un tasso d’interesse inferiore rispetto agli altri, ma pur sempre pagando gli interessi. Chi ha guadagnato sono le banche, sicuramente, e la Regione Abruzzo che, al termine dei 9 anni stabiliti, si troverà nelle casse 5 milioni di euro in più. Vincolati? Questo non lo sappiamo. Ne disporrà come meglio crede, sono soldi che entreranno nel bilancio.
La posizione di EtimosFino a oggi, scoperto il metodo Bertolaso, il consorzio finanziario Etimos si è preso le accuse. Ma il presidente dell’azienda padovana al Fatto Quotidiano spiega che il loro è stato un lavoro pulito e trasparente. “Se qualcuno ha mancato nell’informazione”, dice il presidente Marco Santori, “è stata la Protezione civile che doveva precisare che i soldi erano destinati al post emergenza e non all’aiuto diretto. Noi abbiamo fatto con serietà e il risultato è quello che ci era stato chiesto”.
 
 

venerdì 6 gennaio 2012

Messaggio di fine anno 2011 di Beppe Grillo


"Auguri a tutti per l’anno 2012.  Che sia un anno povero, ma bello!
Il prossimo anno deve essere l’anno del ricordo. Dobbiamo ricordare ogni viso, ogni tratto dei politici che hanno distrutto l’Italia. Dobbiamo, con un po’ di disgusto, ricordare tutte queste facce di merda che continuano a dare giudizi e consigli in televisione. Lo so, non è bello, dà il vomito, MA A VOLTE RITORNANO e bisogna ricordarsi di loro per impedire che si ripresentino alle elezioni del 2013.
Il Paese è ormai devastato: finanza, società, lavoro, impresa, ambiente. Per salvarsi i politici cercano di dividerci. Tutti contro tutti. Ogni giorno c’è una nuova classe da demonizzare, i pensionati, i dipendenti statali, gli evasori, i corruttori, i negozianti, i tassisti. La classe politica va azzerata e isolata.  Per un Casini o un Fassino, un Cicchitto o un Brunetta va previsto l’isolamento sociale. Gli italiani non devono più avere rapporti con questa gentaglia. A Varese un negoziante ha avuto un’idea straordinaria. Ha appeso un cartello fuori dal suo negozio con l’avviso “Vietato l’ingresso ai politici”. Questa azione va replicata nei negozi di tutta Italia e non solo, anche nei taxi, nei cinema, in qualunque esercizio pubblico. Chi ha cancellato il futuro di almeno due generazioni di giovani e costretto i vecchi a lavorare fino alla morte non va dimenticato, non va lasciato libero di fare altri danni. Il secondo Paese europeo per emigrazione dopo la Romania è l’Italia. Laureati, diplomati, professionisti, quasi tutti giovani hanno lasciato la nostra terra. In compenso abbiamo i parlamentari più vecchi d’Europa. Nel blog e in una pagina Facebook “Vietato l'ingresso ai politici” ho pubblicato una locandina da appendere ovunque vogliate. La faccia è quella tipica del politico italiano, una faccia da culo. Lo riconoscete anche da lontano.
Siamo tutti preoccupati per quello che può succedere. Di sicuro aumenterà la disoccupazione e entreremo in una dura recessione. Ci saranno pochi soldi in giro e se li terranno ben stretti le banche. Ma può essere anche un anno con i suoi lati positivi. Molti giornali di partito chiuderanno dopo aver raccontato balle per decenni con i soldi pubblici. Consumeremo di meno e quindi inquineremo di meno. Il prezzo degli immobili precipiterà come è avvenuto in Spagna e in Inghilterra. La febbre del mattone scenderà e salveremo qualche prato, qualche angolo d’Italia. Può essere l’Anno del Risveglio, forse un po’ brutale per alcuni, in cui ci renderemo conto che non possiamo delegare le nostre vite con una croce su un simbolo elettorale, ma dobbiamo informarci, partecipare in prima persona alla cosa pubblica, dall’inceneritore sotto casa, alle leggi vergogna come lo Scudo Fiscale. Partecipare o essere schiavi. Capiremo che questa è una scelta, non un destino. E dipende da noi.
Vorrei richiamare alla realtà il professor Monti. Ha la faccia dell’onest’uomo, istruito, onesto. Fa parte di quella cerchia di persone dal tratto nobile che non si è mai esposta contro il Sistema. E ne ha sempre goduto i benefici Lui, come altri, avrebbe potuto mettersi in gioco in questi anni e non lo ha fatto.  Per questo lo hanno scelto. Le prime misure che ha preso hanno favorito un solo soggetto: le banche. Il suo vice di fatto è Passera, l’ex amministratore delegato di Banca Intesa. Se due indizi fanno una prova, Monti è lì per salvare il culo alle banche, non all’Italia. Le imprese non hanno liquidità, i clienti non pagano e il primo a non pagare è lo Stato. Passera ha proposto di pagare le imprese con titoli di Stato. Geniale, il numero di imprenditori suicidi salirà. Lo Stato prima di chiedere alle imprese di pagare le tasse deve rimborsare i suoi debiti nei loro confronti, a iniziare dall’Iva. Il Paese va rifondato e per farlo bisogna partire dalle fondamenta, dalla Costituzione. Questa Costituzione garantisce i partiti ed esclude i cittadini. Il cittadino non può fare nulla. Non può indire un referendum propositivo. Se propone un referendum abrogativo è necessario raggiungere un quorum, se lo vince, come per la cancellazione del nucleare e dei finanziamenti pubblici ai partiti, la sua volontà è ignorata. Non ha il diritto di vedere discusse le proposte di leggi popolari. Non può neppure scegliere il candidato alle elezioni politiche. Se tutto questo è costituzionale questa Costituzione va cambiata al più presto con il concorso dell’intera Nazione come sta avvenendo In Islanda con votazioni on line. Fuori i partiti dalla democrazia, dentro invece i Movimenti e la partecipazione diretta dei cittadini." Buon anno da Beppe Grillo

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sabato 26 novembre 2011

Pannolini e mezzibusti del Tg1 in una convention surreale

Una finta edizione straordinaria del Tg1 condotta da Attilio Romita dedicata a pannolini e assorbenti della ditta Fater. Con tanto di interventi di Bush, Sarkozy e persino del Papa. Il tutto succede alla festa per i 50 anni della ditta di prodotti assorbenti

“Grande entusiasmo e scene di giubilo a Pescara per il cinquantesimo anno di attività di Fater Spa”. Con queste parole si apre l’edizione straordinaria del Tg1 proiettata a giugno 2008 in occasione delle celebrazioni per il compleanno di Fater, azienda abruzzese di prodotti assorbenti che racchiude marchi come Tampax, Pampers e Tempo. La scena è surreale: sul palco della convention c’è Franco Di Mare, conduttore di Unomattina e volto noto del piccolo schermo, che a un certo punto viene interrotto da un contributo mandato dalla regia. Annuncia: “Un’edizione straordinaria del Tg1” e in sottofondo si sente già la sigla del giornale della rete ammiraglia della Rai. Si spengono le luci in sala e sullo schermo appare il celebre conduttore Attilio Romita che apre il finto telegiornale interamente dedicato ai successi della ditta abruzzese. O meglio ai suoi prodotti: pannolini e assorbenti. Una pubblicità non occulta ma palese, che lo scorso anno è costata ai due giornalisti una sanzione da parte dell’ordine regionale del Lazio.

Il filmato della performance – imbarazzante a livello professionale e deontologico – finora non era mai stato diffuso. E anzi Attilio Romita aveva addirittura negato di averlo mai registrato, mentre Di Mare aveva sostenuto che il video era stato trasmesso a sua insaputa durante la convention della Fater. Adesso, però, il fattoquotidiano.it pubblica in esclusiva le immagini.



In uno studio del tutto simile a quello del Tg1, Romita, dopo le immagini della folla in delirio per pannolini e assorbenti, comincia a lanciare i servizi. Il primo è dedicato alle reazioni internazionali, ed ecco Bush, Sarkozy e Putin intenti a santificare i prodotti portentosi dell’azienda di Pescara: se il presidente Usa in una conferenza annuncia fiero che “dietro ogni grande uomo c’è sempre un grande pannolone”, la risposta di Putin non è da meno: “Tutta la Russia vi ringrazia”. A quel punto il giornalista riprende la linea in studio per annunciare il prossimo servizio dedicato “ad alcuni abituali consumatori dei prodotti Fater”. Ed ecco Romano Prodi, Antonio Di Pietro, Rosy Bindi e Maurizio Gasparri che rispondono a delle domande con la presidente del Pd che, suo malgrado, si trova a sottolineare come i pannolini “siano una garanzia per il cambiamento”. Inutile dire che i vari personaggi sono inciampati nel finto giornale di Romita a loro insaputa.

Se per gli “ospiti” internazionali ci pensa un finto doppiaggio a fargli pronunciare i claim scritti dai pubblicitari della Fater, per i politici di casa nostra il gioco è differente: le loro dichiarazioni sono state rimaneggiate da un abile montatore. Come nel servizio successivo, dove le telecamere del finto Tg1 si spingono addirittura Oltretevere per riprendere il saluto del Papa ai 1000 dipendenti dell’azienda. “Uomini e donne da cui dipende una qualità autenticamente umana di una convivenza”, dice Benedetto XVI alla folla festante in piazza San Pietro in occasione dell’Angelus. Mentre scorrono le immagini dei servizi lanciati dal conduttore, nella parte bassa dello schermo, come in un vero telegiornale, scorrono le ultim’ora, anche in questo caso improntate a un mix di marketing e goliardia. Sotto il faccione di Romita appaiono annunci come “si chiude oggi la maxi-inchiesta ‘Sederini asciutti’. Il presidente della Pampers confessa: ‘Siamo stati noi’”.

La messinscena dura poco più di sette minuti e il pubblico in sala sembra apprezzare. Chi invece non l’ha presa per niente bene sono i consiglieri dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio che dopo un lungo procedimento disciplinare hanno comminato la censura ai due dipendenti Rai coinvolti. Sì, perché ai giornalisti professionisti è vietato fare pubblicità. “I cittadini hanno il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli”, recita la Carta dei doveri dei cronisti. Una norma deontologica probabilmente nota anche a un dipendente che ha ripreso la kermesse con il suo telefonino inviando le immagini all’Ordine dei Giornalisti. Lo stesso video che oggi, in forma anonima, è arrivato nella redazione Internet del Fatto Quotidiano. Fonti qualificate interne all’Ordine regionale del Lazio, dove i due giornalisti sono iscritti, raccontano che ai due è stata inflitta una pena lieve, come la censura, che non ha particolari ricadute sulla vita professionale dei due. Se Romita ha deciso di non impugnare la decisione del consiglio laziale, Di Mare ha fatto ricorso all’Ordine nazionale perdendo anche quello. Contattati telefonicamente il presidente dell’Ordine Nazionale, Enzo Iacopino, e dell’Ordine regionale del Lazio, Bruno Tucci, hanno preferito non commentare.

Il Fatto si era già occupato della vicenda il 4 dicembre del 2010. In quella occasione Di Mare confermava la proiezione del video durante la kermesse sostenendo però che fosse stata fatta a sua insaputa. “Ci sono rimasto male perché anche io non ne sapevo nulla. Mi sono subito scusato col pubblico”, diceva il conduttore di Unomattina. Affermazioni che trovano una secca smentita nelle immagini che documentano il tutto. Ancora più articolata la posizione di Romita: quando è stato contattato dal Fatto, un anno fa circa, sosteneva: “La Fater non l’ho mai sentita nominare, non ho registrato quel video e in questo tango non ci voglio entrare”. Difficile credergli ora che le immagini mostrano la sua faccia mentre annuncia fiero che “In due famiglie su tre c’è almeno un prodotto Fater”. Ricontattato dal fattoquotidiano.it, non vuole rilasciare nessuna dichiarazione. Si limita a dire che “la vicenda e ampiamente chiusa e rappresenta un’amabile cattiveria e una grave persecuzione contro la sua persona”. Al tentativo di un’ulteriore domanda sul perché avesse dichiarato il falso l’anno prima, lui, prima di riattaccare il telefono in faccia, minaccia querele. Pare di vederlo ancora quando con trasporto annuncia che i pannoloni Fater hanno “ridato dignità a una quota significativa della popolazione”.

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martedì 8 novembre 2011

Berlusconi al Quirinale, ma a lasciare non ci pensa

La maggioranza non c’è più. Alla Camera, sul rendiconto generale dello Stato, si ferma a 308. «Otto traditori», commenta il Cavaliere. La Lega lo spinge al passo indietro, indicandogli Alfano (e bocciando Letta), però lui non vuole saperne. Difficile l’ipotesi governo tecnico senza un suo ok, anche se il nome più accreditato sarebbe Giuliano Amato e non Monti.


«Evidentemente doveva andare così». La deputata berlusconiana Nunzia De Girolamo esce dall’Aula di Montecitorio ridendo nervosamente. Raggiunge i colleghi già in Transatlantico e si lascia andare al fatalismo. La batosta si è appena consumata: il rendiconto generale dello Stato ha superato l’esame del Parlamento. La maggioranza fedele a Silvio Berlusconi no.
Nessuna sorpresa. Grazie alla presenza in aula delle opposizioni i deputati licenziano il provvedimento economico. Ma i numeri del governo certificano che il presidente del Consiglio non ha più l’appoggio di una delle due Camere. ll 14 ottobre, durante l’ultima fiducia, si erano schierati con l’Esecutivo in 316. La metà più uno degli eletti. Stavolta il conto si ferma a 308. «È andata peggio delle previsioni più nere» ammette un berlusconiano pochi minuti dopo il voto.
Adesso al Colle. Preso atto della sconfitta, il presidente del Consiglio incontrerà il capo dello Stato Giorgio Napolitano stasera alle 18.45. Un colloquio dovuto. Non necessariamente l’anticamera delle dimissioni. Ma è chiaro che durante il faccia a faccia al Quirinale i due vaglieranno anche questa eventualità. Una settimana fa il presidente della Repubblica aveva ammonito il Cavaliere: «Saranno i prossimi sviluppi dell’attività parlamentare a consentire di valutare concretamente l’effettiva evoluzione del quadro politico-istituzionale». Facile capire che dopo la débacle di oggi al Colle stiano già pensando a un esecutivo tecnico. Ipotesi di difficile realizzazione, specie se il Cavaliere continua a puntare i piedi. Eppure al Quirinale avrebbero già individuato un nome: Giuliano Amato. Preferito a Mario Monti per il suo profilo politico.
Intanto a Palazzo Chigi Berlusconi riunisce i suoi per studiare la strategia. Un vertice con il segretario Pdl Angelino Alfano, il sottosegretario GIanni Letta, il deputato-avvocato Niccolò Ghedini. Ma anche i leghisti Roberto Maroni, Umberto Bossi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Si discute della sconfitta, si analizzano i voti. A Palazzo in molti sono convinti che il Cavaliere sia deciso ad andare ancora avanti. Berlusconi potrebbe chiedere la fiducia - stavolta al Senato, dove la maggioranza è più solida - sulla lettera che l’Esecutivo ha presentato all’Ue. E dimettersi solo dopo questo ulteriore passaggio parlamentare. Senza essere stato formalmente sfiduciato dalle Camera. Abbastanza per poter concertare con il Colle la fase politica successiva. Indicando il nome del nuovo premier. «Per ora non si dimette - spiega un fedelissimo alla buvette - Chiederà la fiducia. Se ce l’ha bene, sennò…».
Ma nessuno avanza certezze. Le voci che arrivano dalla sede del Governo raccontano di un forte pressing di Umberto Bossi e del ministro dell’Economia Giulio Tremonti per convincere Berlusconi a rassegnare le dimissioni. Il famoso «passo laterale» che già nel pomeriggio il Senatur era tornato a chiedere al premier, avanzando un’ipotesi per la  successione: Alfano, preferito a Gianni Letta, considerato troppo “romano”. Insomma, nonostante le resistenze del Cavaliere le sue dimissioni restano un’eventualità. Il voto di oggi lo avrebbe duramente colpito. Chi ha parlato con lui racconta la sorpresa e il disappunto nei confronti dei deputati che hanno abbandonato la maggioranza. «Mi hanno tradito, ma questi dove vogliono andare?» avrebbe confidato il premier ad alcuni ministri al termine del voto. E lo scoramento di Berlusconi viene immortalato da un fotografo, su un biglietto che scrive durante la votazione. «308, meno otto traditori. Prendo atto. Presidente della Repubblica». Poi la fatidica parola: «Dimissioni».
In Transatlantico la notizia si diffonde incontrollata. Qualcuno riporta  un presunto sfogo del Cavaliere. Prima di lasciare Montecitorio avrebbe detto: «Mi vogliono mandare a casa? Bene. Adesso facciamo governare gli altri, la sinistra. Lasciamo a loro la patata bollente del default». Un suo deputato non apprezza. «Spero che queste indiscrezioni siano false. Anche perché qui nessuno sembra rendersi conto che a rischiare è il Paese. Dopo il default non c’è più niente».
Sui divanetti in molti continuano a studiare i numeri della sconfitta. Da una parte i 308 rimasti fedeli al Cavaliere. Dall’altra 321 astenuti. Ma non tutti nella (ormai ex) maggioranza digeriscono il tracollo. «In ogni caso - racconta un fedelissimo berlusconiano - lo smottamento del partito non c’è stato. Il Pdl è ancora una realtà centrale in Parlamento. Chi vuole fare un governo tecnico non può avere la maggioranza». «Onestamente mi aspettavo un po più di voti» si limita a commentare il responsabile Francesco Pionati. Il ministro Renato Brunetta rincara:  «La Costituzione non richiede al governo di avere la maggioranza assoluta: per governare basta quella semplice». I giornalisti tedeschi, oggi presenti in gran numero alla Camera, registrano stupefatti sui loro taccuini. 

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Il programma del Governo è rimasto sulla carta

Dopo 42 mesi di governo cosa ha realizzato l’esecutivo Berlusconi? Il programma elettorale del Pdl parlava chiaro: «Sette missioni per il futuro dell’Italia». Rilanciare lo sviluppo, sostenere la famiglia, più sicurezza e giustizia, il rilancio del Sud, Il federalismo fiscale e un piano straordinario di finanza pubblica. Obiettivi raggiunti? Tutti i risultati nella nostra infografica


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venerdì 14 ottobre 2011

Non fate vedere questo sondaggio a Berlusconi

Ormai è un giudizio tombale quello che mostra questo sondaggio mostrato a Ballarò.
Di Berlusconi l'Italia non ha più bisogno, il "più amato al mondo" non è in grado di Governare l'Italia, anzi per mio giudizio, non è mai stato capace!
Quel 61% pesa come macigni, perchè, non solo contiene voti di Comunisti, ma contiene anche voti di chi fino alle scorse elezioni l'hanno votato e sostenuto, in quel 61% c'è il voto di persone di destra che di Berlusconi non ne possono più.. è finito l'Incanto.. Sono finiti i giorni in cui lui si diceva "sono invincibile".. e nessuno gli crede più quando dice:

«Sono il migliore, il più amato, il più intelligente.. L'attività del governo ha del miracoloso..e se gli italiani sapessero ciò che abbiamo fatto dovrebbero farci un monumento.. Il presidente del Consiglio italiano in tutti i consessi internazionali è quello più esperto»

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venerdì 7 ottobre 2011

Il premier: "Un partito Forza gnocca"

''Forza Gnocca'', la notizia sui siti stranieri

vedi le altre foto delle notizie

''Il nome che avrebbe più successo mi dicono sia quello di Forza Gnocca…''. La frase di Silvio Berlusconi rivolta a un gruppetto di parlamentari del Popolo della Libertà, parlando di un ipotetico restyling del partito di governo, viene a poche ore riportata sui principali siti dei quotidiani esteri come il blasonato quotidiano francese ''Le Monde'',  il tedesco ''Welt on line'',  l'inglese ''Mail on line'' e la tv americana CNN

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martedì 27 settembre 2011

Cos’è il processo Mediaset

Questa mattina era stato annunciato che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sarebbe presentato nell’aula del tribunale di Milano dove al cospetto del presidente della prima sezione penale, Edoardo D’Avossa, si sta celebrando il cosiddetto “processo Mediaset”. Alla fine Berlusconi non c’era ma erano presenti i suoi legali Niccolò Ghedini e Piero Longo, che hanno comunicato di non essere disponibili per il 5 ottobre, data in cui è stata fissata la videoconferenza da Montecarlo con due testimoni ottenuta grazie a una rogatoria internazionale. Il presidente D’Avossa ha replicato duramente affermando:” Questo è un processo a rischio prescrizione, non ci possiamo bloccare sulla rogatoria, che non si può rinviare”.
Il processo Mediaset è uno dei procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi. Nata da un filone del processo All Iberian, l’inchiesta si concentra su una presunta compravendita di diritti televisivi effettuata da Mediaset con altre società offshore, sempre riconducibili al gruppo di Berlusconi, con l’intento di far lievitare il prezzo e accumulare fondi neri all’estero su cui non venivano pagate le tasse. In pratica l’ipotesi dell’accusa è che Mediaset non avesse acquistato direttamente negli Stati Uniti i diritti televisivi per trasmettere alcuni programmi o film, ma avesse costituito una serie di società con sede legale in paradisi fiscali (offshore) incaricandole di acquistare appunto i diritti televisivi e rivenderseli tra di loro maggiorando ad ogni passaggio il prezzo. Alla fine Mediaset avrebbe acquisito i diritti pagandoli più del reale valore ma il surplus generato sarebbe rimasto comunque a disposizione di queste aziende offshore intestate a diversi prestanome. Si generavano quindi fondi neri (280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi) su cui non venivano pagate le tasse e oltre al fisco venivano frodati anche gli azionisti di Mediaset.
Per i particolari ci affidiamo alla ricostruzione presente su Wikipedia
Dall’indagine All Iberian nasce questo filone d’inchiesta su due società estere collegate alla Silvio Berlusconi Finanziaria (società lussemburghese), la Century One e la Universal One. Sui conti di tali società hanno lasciato l’ultima traccia i fondi neri «distratti su conti bancari in Svizzera, Bahamas e Montecarlo [...] nella disponibilità degli indagati [...] e gestiti da fiduciari di Berlusconi». La cresta sulla compravendita dei diritti di film made in USA avveniva, secondo l’ipotesi accusatoria, in modo illegale: Mediaset non li comprava direttamente ma da società offshore (Century One e Universal One e altre come la Wiltshire Trading e la Harmony Gold) che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri.
Berlusconi avrebbe intascato fondi neri (280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi) in nero, senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti (falso in bilancio). Ma la difficoltà maggiore per i PM è stato capire come avvenivano tali operazioni, considerato che il premier ha lasciato tutte le cariche sociali nel 1993. Berlusconi avrebbe continuato a occuparsi delle società tramite prestanome. L’ipotesi accusatoria è suffragata dalle testimonianze di Carlo Bernasconi (capo della Silvio Berlusconi Communications), Oliver Novick (responsabile della Direzione Corporate Development) e Marina Camana (segretaria di Bernasconi che, secondo le rivelazioni dell’Espresso, ha raccontato proprio che le indicazioni per gli acquisti venivano da Arcore).
Il 14 ottobre 2005 la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della Mediatrade spa, cioè la società controllata dal Gruppo Berlusconi che ha preso il posto, a partire dal febbraio 1999, di Mediaset e la Maltese Ims nell’acquisto dei diritti TV. La procura avrebbe scoperto massicci trasferimenti di denaro della Wiltshire Trading (società intestata ad Agrama) a favore di conti svizzeri di personaggi Mediaset (denominati “Leonardo”, “Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Clock” e “Pache”). Questo nuovo filone nasce dalla testimonianza di un ex dirigente Paramount, Bruce Gordon, che definisce Agrama come «agente di Berlusconi» e «rappresentante Fininvest». Farouk Mohamed Agrama, detto Frank, è considerato l’interfaccia di Lorenzano (ex capoacquisti di Mediaset) negli USA.
Secondo la procura l’accumulazione dei fondi neri sarebbe continuata anche oltre il 1999, fino al 2002 cioè quando Berlusconi era già Presidente del consiglio. Berlusconi e Mills sono accusati di corruzione in atti giudiziari. Si legge nell’atto notificato il 16 febbraio 2006:
« Deponendo Mills in qualità di testimone nei processi ‘Arces + altri’ e ‘All Iberian’, accettava la promessa e successivamente riceveva da Carlo Bernasconi (manager Fininvest, morto nel 2001, ndr), a seguito di disposizione di Silvio Berlusconi, la somma di 600mila dollari, investita dallo stesso Mills in unità del fondo Giano Capital e l’anno successivo reinvestita nel Torrey Global Offshore Fund, per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio di testimone: come in effetti faceva affermando il falso e tacendo in tutto o in parte ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo di Silvio Berlusconi nella struttura di società offshore creata dallo stesso Mills, struttura fuori bilancio utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del gruppo Fininvest.»
Davanti ai giudici, in particolare, Mills «ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi» e di «riferire la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi».
Bugie ricompensate, secondo la Procura, con quei 600.000 dollari riciclati da Mills in fondi riservati.

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lunedì 26 settembre 2011

Berlusconi: «Sono più popolare di Obama». Ecco cosa abbiamo scoperto…

Come sicuramente ricorderete, qualche settimana fa a Napoli, il premier Berlusconi illustrava ai giornalisti presenti all’uscita del Teatro San Carlo di Napoli il suo indice di popolarità: «I sondaggi che ho io mi danno il 75,1% di consensi, mentre Obama è al 59%. Quindi il mio è un record assoluto» (Per intenderci, si parla di popolarità e apprezzamento dei leader politici nei rispettivi paesi e non di intenzioni di voto). “Il Giornale” qualche giorno prima titolava infatti: «Sondaggi Il Cavaliere è il leader più amato al mondo». Meno interessanti per le tv italiane  sono stati i fischi di diversi manifestanti lì riuniti, mostrati solo in alcuni filmati pubblicati sul web. Ora, nessuno mette in dubbio che tanti italiani apprezzino l’operato del premier, ma è quantomeno legittimo chiedersi dove sono quei sondaggi e chi li ha fatti. E’ come se quei numeri fossero caduti dal cielo o fossero stati trovati sotto ad un arcobaleno. Che si tratti veramente di sondaggi di sua proprietà o di una società del suo gruppo e quindi, quantomeno opinabili? Non ci è dato saperlo. Quello che è certo è che i media italiani non si sono preoccupati troppo di verificare questo dato, limitandosi – come al solito – a riportare solamente le parole del premier e a farle commentare dai suoi adulatori e dai suoi oppositori. Ma noi abbiamo voluto verificare, e siamo andati a cercare dei sondaggi internazionali, svolti cioè in paesi avanzati e dall’informazione non “parzialmente libera” come recentemente è stata classificata quella italiana, per vedere se realmente Berlusconi è il “più amato”.
Tra gli istituti leader mondiali nella sondaggistica c’è senza dubbio la Harris Interactive. Vi proponiamo dunque un recente sondaggio di questo istituto di ricerca. E’ un sondaggio che misura la popolarità dei più importanti leader mondiali, commissionato a Harris Interactive dall’emittente televisiva francese France 24 e dall’International Herald Tribune, quotidiano venduto in più di 180 paesi. Il sondaggio, che successivamente è stato pubblicato anche su altri autorevoli quotidiani, è stato effettuato su un campione di 6.538 persone (età 16-64) in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti e in Italia, tra il 25 febbraio e il 3 marzo. Ecco dunque gli indici di popolarità dei principali leader mondiali (media dei sei paesi):

1. Obama 80%
2. Dalai Lama 74%
3. Merkel 51%
4. Blair 48%
5. Sarkozy 40%
6. Ratzinger (Papa Benedetto XVI) 39%
7. Brown 36%
8. Zapatero 35%
9. Ban Ki-Moon 33%
10. Barroso 30%
11. Lula 25%
12. Berlusconi 17%
13. Fidel Castro 16%
14. Putin 16%
15. Chavez 14%
16. Mednev 10%
17. Hu Hintao 9%
18. Al-Assad (Siria) 8%
19. Ahmadinejad 6%

Nella relazione finale si legge:
«Obama è di gran lunga il leader più popolare in Europa e negli Stati Uniti. Nessun altro leader al mondo può vantare una popolarità minimamente paragonabile alla sua».
Non pare ci siano dubbi: Obama è “di gran lunga” (“by far”) il più popolare al mondo. Per la Harris Interactive la differenza di popolarità tra Obama e Berlusconi è veramente abissale e incolmabile: 80% di apprezzamento per Obama contro solo il 17% per Berlusconi. Obama è primo, Berlusconi solo dodicesimo su diciannove.
Continua il documento di Harris Interactive:
«A livello europeo, la Merkel è la più popolare e Berlusconi il meno popolare».
La Merkel infatti, con il suo 51% di apprezzamento, vanta ben 34 punti percentuali in più di Berlusconi. E’ interessante inoltre notare come a livello internazionale i politici meno “amati” di Berlusconi siano soltanto dittatori o figure controverse: Fidel Castro, Putin, Chavez, Mednev, Hu Hintao, Al-Assad e Ahmedinejad. Berlusconi ha solo un punto di gradimento in più di Fidel Castro. Dal sondaggio emerge anche un altro dato interessante: il gradimento di Berlusconi è buono tra i telespettatori-elettori italiani (38%) ma decisamente più inferiore in Europa e negli Stati Uniti: 16% negli U.S.A. e in Spagna, 13% in Inghilterra, 12% in Germania e addirittura solo il 7% in Francia. Infatti, tra tutti i leader occidentali, Berlusconi è quello con la più grande differenza tra la popolarità interna (38%) e quella media tra i sei paesi (17%), ben 21 punti percentuali di differenza. E’ lecito concludere, anche se ognuno può trarre le sue conclusioni, che probabilmente il possesso di molti media italiani giochi fortemente a suo favore nel mantenere i suoi consensi elevati. Difatti la Harris International non lascia spazio a dubbi, scrivendo chiaramente:
«La grande differenza tra la popolarità del Primo Ministro Berlusconi in Italia rispetto agli altri paesi è sicuramente il riflesso del suo controllo sulla gran parte dei media italiani».
Analizzando solo il campione statunitense, il gradimento di Berlusconi da novembre a aprile è diminuito di 4 punti (dal 20 al 16%), forse per via della tanto criticata dichiarazione infelice riguardo al colore della pelle di Obama. Ma il gradimento di Berlusconi da novembre a aprile è diminuito in tutti i campioni parziali: in Gran Bretagna dal 16 al 13% (forse per aver fatto innervosire l’autorevole regina d’Inghilterra); in Spagna dal 20 al 16%; in Germania dal 14 al 12% (forse per via della gaffe fatta con la Merkel); in Francia dal 9 al 7%. Appare dunque opinabile anche un’altra frase spesso pubblicizzata su diversi giornali della famiglia Berlsuconi, secondo i quali «Con Berlusconi, l’apprezzamento del nostro paese all’estero è aumentato». I dati della Harris Interactive dimostrano il contrario: Berlusconi all’estero gode di una popolarità decisamente bassa. Persino in Italia, dove è noto il potere mediatico del premier, la sua popolarità è diminuita dal 43 al 38%. Sarebbe interessante conoscere la sua percentuale di popolarità in Finlandia, dove un partito candidato alle europee ha perfino lanciato uno slogan inequivocabile:  «votateci, fermeremo Berlusconi».
Visto che da anni in Italia i sondaggi hanno assunto una discreta importanza, ci auguriamo che in futuro ne venga fatto un uso più appropriato, più corretto e non  meramente propagandistico. Se lo scopo non è quello di fare campagna elettorale ma di fare informazione (vera), allora andrebbero diffusi non solo i sondaggi “privati” o di istituti di ricerca in qualche modo collegati a Berlusconi o a gruppi politici e industriali italiani, ma anche quelli di importanti e indipendenti compagnie internazionali, in quanto assolutamente non sospettabili di mancanza di professionalità o vera e propria faziosità.

MARCO TRAVAGLIO OSPITE A CHE TEMPO CHE FA


giovedì 15 settembre 2011

La telefonata tra Berlusconi e Lavitola “Resta all’estero, vi scagiono tutti”

“Sono tutte cose che non esistono e su cui io scagionerò naturalmente tutti”. Con questa frase Silvio Berlusconi rassicurava Valter Lavitola al telefono lo scorso 24 agosto. E’ quanto emerge dai nuovi atti sul caso Tarantini depositati dai pm napoletani che indagano sulla presunta estorsione al premier. Ma non è tutto. Sentita dai pm di Napoli, la storica segretaria del premier Marinella Brambilla afferma che il direttore de L’Avanti, parlando di “foto”, faceva in realtà riferimento a una richiesta di denaro. E ancora: l’ex avvocato di Gianpi Tarantini, Giorgio Perroni, interrogato il 2 settembre, conferma che a fargli assumere la difesa dell’imprenditore diventato noto con il caso D’Addario, è stato proprio Berlusconi, presunta vittima di estorsione proprio da parte di Tarantini. La documentazione (che farà parte del materiale a disposizione delle parti in occasione dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame chiesta dai legali di Tarantini per la revoca della misura cautelare), contiene l’intercettazione di una telefonata del 24 agosto scorso tra il presidente del Consiglio e Lavitola, tuttora latitante, anticipata da un servizio la scorsa settimana da L’Espresso. L’avvocato Ghedini, a stretto giro, smentì l’esistenza stessa della telefonata. Confermata invece da Berlusconi già venerdì scorso. In quell’occasione il premier affermò di non essere ricattabile.

LA TELEFONATA – A chiamare, intorno alle 21, è il direttore dell’Avanti, che valuta con il premier l’ipotesi di non rientrare in Italia: ”Senta dottore, vabbe’io mo sono fuori…a sto punto…”. Berlusconi risponde: “E resta lì e vediamo un po’…uhm…”. La conversazione avviene dopo che, appunto, erano trapelate notizie sull’inchiesta a carico di Gianpaolo Tarantini e dello stesso Lavitola sulla presunta estorsione al premier, e prima che venissero eseguite le misure cautelari. Ora la trascrizione di quella telefonata è stata depositata dai pubblici ministeri. Ecco la trascrizione integrale:

Berlusconi: “Sì pronto?”

Lavitola: “Dottore senta sto in Bulgaria sto a Sofia con telefono di qua se intercettano pure questi che c… ne so”

Berlusconi: “Hai visto che avevo ragione io, dimmi”

Lavitola: “Sì, purtroppo sì, non lo so…dico io ho visto la sua dichiarazione che lei ha aiutato questo ragazzo e così come”.

Berlusconi: “Non non non facevo riferimento tuttavia alle cose che ho successivamente letto che non esistono quindi sono”

Lavitola: “E…”

B: “Sono tutte cose che non esistono e su cui io scagionerò naturalmente tutti”

L: “E’ per questo voglio di’… quello tutto. Cioè voglio dì… questo è un parto di pura fantasia perché oltretutto”.

B: “Sì io non so quali sono le vostre affermazioni tra di voi che non conosco”.

L: “Ma nean…”

B: “Ecco be”.

L: “Ma non credo che ci sia nessun tipo di affermazione”.

B: “Ecco comunque insomma io non non quando posso aiuto quando non posso non aiuto e quando aiuto sono contento di poter aiutare… tutto qui”.

L: “Senza ombra di dubbio senta vabbé io sono fuori a sto punto”.

B: “E resta li e vediamo un po’”.

L: “Dopodiche proviamo a trovare il modo per contattarci”.

B: “Va bene”.

L: “Cerchiamo di non abbandona a questo qua”.

B: “Certamente certamente e d’accordo”.

L: “Un bacione dottore”.

B: “Bene buone vacanze”.

L: “Pure a lei”.

LA SEGRETARIA E LE “FOTO” DA 10MILA EURO – Lavitola le parlò di foto “in modo sibillino”, lei riferì la circostanza al presidente del Consiglio che “capì subito” e le disse di prelevare 10mila euro dalla sua cassaforte privata. Lo ha spiegato la segretaria del premier Marinella Brambilla interrogata in qualità di testimone dai pm di Napoli che indagano sul presunto ricatto a Berlusconi. Secondo la storica segretaria, il premier Berlusconi si mostrò “infastidito e piccato” dalle richieste di denaro avanzate da Valter Lavitola. I magistrati le chiedono se, quando fu autorizzata da Berlusconi a prelevare i soldi dalla cassa destinati ai coniugi Tarantini tramite Lavitola, il Cavaliere fosse “piccato, indifferente, soddisfatto o infastidito”. La Brambilla risponde: “Ricordo che era sicuramente infastidito e piccato. Disse qualcosa tipo: ‘ma è un rompiscatole..o qualcosa del genere”.

L’AVVOCATO DI TARANTINI: “MI FECE ASSUMERE B:” – “Per ciò che riguarda l’incarico ricevuto da Tarantini, preciso che nel settembre 2010 mi chiamò il presidente Berlusconi che mi chiese di assumere la difesa di Tarantini”. Lo afferma l’avvocato Giorgio Perroni, ex difensore dell’imprenditore pugliese, interrogato il 2 settembre scorso dai pm di Napoli Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock e dal pm di Lecce Antonio De Donno, che indaga sui presunti ritardi nelle indagini sulle escort da parte della procura di Bari. Subito dopo – aggiunge – io chiamai l’avvocato Ghedini, difensore di Berlusconi, al quale comunicai tale circostanza; Ghedini si limitò a dirmi che Tarantini non si era trovato bene con il suo precedente difensore D’Ascola. Successivamente fissai un appuntamento con Tarantini che fu accompagnato al mio studio dall’avvocato Quaranta e da Lavitola, che io non avevo mai visto. Dopo la riunione dissi a Tarantini di non presentarsi più con Lavitola al mio studio e ciò dal momento che non è mia abitudine intermediare, con un terzo che non conosco, il rapporto con il cliente. Tra l’altro Lavitola non mi fece una buona impressione, circostanza questa che non comunicai a Tarantini”.

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mercoledì 14 settembre 2011

Marianna e Nina, incensurate e in carcere


Che strano Paese è il nostro, nel quale il mandato di arresto per Cosentino (Pdl) e Tedesco (Pdmenoelle) è respinto dal Parlamento e due ragazze incensurate finiscono in carcere a Torino. Marianna, 20 anni, e Nina, 35, sono due pacifiste che hanno protestato per la vergogna della Tav in Val di Susa, un mostro inutile di 22 miliardi pagati con le nostre tasse. Marianna studia medicina e Nina è infermiera e volontaria per il 118, ha tre figli. Perché arrestarle? Non erano sufficienti i domiciliari? E non si è forse colpevoli solo dopo un regolare processo? Quale tremendo pericolo sociale rappresentano queste due donne? E in che cazzo di Stato stiamo ormai vivendo? Davide Bono, consigliere regionale del M5S, ha incontrato le due ragazze in carcere questa mattina. Presto pubblicheremo il suo resoconto.
Invito a scrivere alle due ragazze un telegramma di sostegno:

Ecco il loro indirizzo:
GARBERI ELENA / VALENTI MARIANNA
Casa circondariale
Lorusso Cotugno
Via Pianezza 300
10151 Torino
Intervista a Simonetta Zandiri attivista No Tav:

La realtà parallela della Val Susa (espandi | comprimi)
Sono Simonetta Zandiri attivista No Tav. La lotta No Tav coinvolge per un’evidente emergenza che è sotto gli occhi di chi vive localmente. Purtroppo non è così sotto gli occhi di chi è lontano, perché i media continuano a censurare e mandare solo una parte di informazione, poco o niente delle nostre ragioni e di quello che sta succedendo veramente in Val Susa. Quando si arriva a Chiomonte sembra di abbandonare il confine italiano e di entrare in una realtà parallela.


Diritti calpestati da 22 anni (espandi | comprimi)
Adesso sono accusate di aggressione in concorso e di aggressione a pubblico ufficiale, gli elementi a loro carico sono un po’ determinati dalla situazione nella quale le hanno prese più che dai gesti individuali e le accuse sono molto gravi e abbiamo la sensazione che il caso sia più che altro politico, perché la stessa presenza all’udienza di convalida dell’arresto del vice di Caselli che è una persona importantee poi ho combattuto sempre


Due donne in carcere (espandi | comprimi)
Da venerdì non hanno ancora potuto incontrare nessuno a parte gli avvocati ovviamente e non hanno ancora visto neanche i genitori, non hanno potuto avere niente, neanche un po’ di biancheria da casa, qualcosa per cambiarsi, sappiamo che stamattina è andata la Artesio a incontrarle, la consigliere regionale e ci auguriamo che altri che hanno la possibilità possano andare a portare la solidarietà, per noi è un po’ più difficile perché la prassi e l’iter per essere ammessi,

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