Visualizzazione post con etichetta Monti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Monti. Mostra tutti i post

giovedì 16 febbraio 2012

Monti: “Presenteremo un emendamento per ridurre le esenzioni Imu alla Chiesa”

Il premier italiano annuncia al presidente della Commissione Ue, Almunia: "Abrogheremo le norme che riguardano la franchigia per gli edifici dove l'attività commerciale non è esclusiva, ma solo prevalente. Presto porteremo in Parlamento la proposta". La Cei: "Speriamo si tenga in considerazione il valore del no profit"

 Privilegi fiscali agli enti cattolici: qualcosa si muove. Nei piani dell’esecutivo italiano, infatti, c’è un emendamento al decreto liberalizzazioni che chiarisca una volta per tutte la questione riguardante l’esenzione dall’Imu riservata a tutti gli enti non commerciali e, quindi, anche alla Chiesa. E’ quanto verrà presentato a breve in Parlamento a detta del Presidente del consiglio Mario Monti. Lo ha riferito lo stesso premier al vice presidente della Commissione Ue, Joaquin Almunia. “L’esenzione dall’Imu per la Chiesa fa riferimento solo agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale – ha detto il presidente del Consiglio italiano – L’emendamento annunciato abrogherà norme che prevedono l’esenzione a immobili dove l’attività commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente”.

L’intervento comporterà l’esenzione Imu per la sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale. Insomma: se, ad esempio, un istituto religioso ha al suo interno una serie di camere utilizzate per motivi commerciali (b&b, ostello, ecc), queste ultime non saranno esenti dalla tassazione.

Oltre a questo criterio, l’emendamento annunciato da Mario Monti, comporterà anche l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente e l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal ministro del Tesoro circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile. La speranza del premier, come si legge in una nota di Palazzo Chigi, è che l’iniziativa del governo spinga la Commissione europea a chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010.

Il portavoce della Cei, monsignor Domenico Pompili, ha commentato al riguardo: ”Attendiamo di conoscere l’esatta formulazione del testo, così da poter esprimere un giudizio circostanziato”.  ”Come dichiarato più volte – ha continuato il portavoce – anche di recente, dal Presidente della Cei, Cardinal Angelo Bagnasco, ogni intervento volto a introdurre chiarimenti alle formule vigenti sarà accolto con la massima attenzione e senso di responsabilità”. “L’auspicio – ha concluso monsignor Pompili – è che sia riconosciuto e tenuto nel debito conto il valore sociale del vasto mondo del no profit”.

E non si è fatta attendere la risposta di Joaquin Almunia, il quale – in una dichiarazione ufficiale dell’ufficio della vicepresidenza europea – ha fatto sapere che “quando l’emendamento sarà approvato dal Parlamento, la Commissione lo valuterà e prenderà una decisione”. Una posizione d’attesa, quindi, che comunque conferma la buona predisposizione della Commissione nei confronti dell’esecutivo Monti. La notizia dell’emendamento sulla stretta all’esenzione Imu, del resto, è stata accolta come “un buon progresso”.

I più “sorpresi” dalle dichiarazioni di Monti sembrerebbero essere i comuni italiani che, da quanto trapela dall’Anci, non sono stati consultati dal premier nonostante la riforma coinvolga direttamente anche gli enti territoriali, in quanto imposta comunale. Per questo si prevede che già domani, nel corso dell’ufficio di presidenza convocato a Roma, possano esserci delle reazioni all’emendamento annunciato dal governo.

Fonte Articolo

venerdì 10 febbraio 2012

Barack Obama a Mario Monti: “Tra Stati Uniti e Italia relazione mai così forte”

Il presidente degli Stati Uniti ha incontrato il premier italiano e ricordato il grande impegno del nostro paese nel sostenere la missione Nato in Afghanistan e sottolinea come con il nuovo governo "l'Italia stia adottando passi impressionanti per modernizzare la sua economia e ridurre il proprio deficit"

 Gli States credono in ‘Super Mario‘. Sentire per credere: ‘La relazione tra Italia e Stati Uniti non è mai stata così forte”. Non ha usato mezzi termini il presidente degli States Barack Obama per descrivere l’attuale rapporto con il nostro Paese. E lo ha fatto in un momento dal peso specifico non di poco conto: subito dopo la fine dell’incontro con il presidente del Consiglio Mario Monti, a testimonianza della stima reciproca tra i due. ”Ho piena fiducia nella leadership di Monti e spero possa traghettare l’Italia attraverso questi tempi difficili” ha detto Obama, confermando la sua fiducia sul futuro economico dell’alleato e anche dell’Europa, tanto che – parola del presidente – “gli Stati Uniti faranno tutto il possibile per contribuire a stabilizzare l’euro”. Di fronte a cotanto attestato di stima, il premier italiano ha risposto con dichiarazioni al miele, sottolineando che “l’incoraggiamento del presidente Obama aiuta “il mio governo a continuare sulla strada delle riforme strutturali”.

Obama, poi, ha ringraziato l’Italia per la partecipazione alle sanzioni nei confronti dell’Iran, ha ricordato che “non potremmo aver avuto successo” nell’operazione in Libia “senza il contributo dell’Italia” e si è complimentato con Monti per la “partenza a razzo” del suo governo tecnico. Da par sua, invece, il capo del governo ha ribadito che ”c’è la volontà dell’Italia di continuare a giocare il suo ruolo in una alleanza strategica e di valori comuni che condividiamo e difendiamo”. Sulle questioni economiche, invece, Mario Monti ha detto che “sapere che sia gli Usa sia l’Europa sono orientati” a dare maggiore attenzione alla crescita è “importante e dà più peso alla voce dell’Italia in Europa, perché basata sul riconoscimento degli sforzi fatti dall’Italia verso il risanamento”. E in tal senso, il premier ha sottolineato come con Obama c’è intesa sul fatto “che l’Europa debba andare avanti con la strategia per consolidare bilanci” ma anche che “la crescita è un imperativo”. Monti, infine, non ha nascosto che l’appoggio di Obama al suo operato è un’arma in più per uscire dalla crisi: “Oggi il mondo e i mercati vivono di una merce rara che è la credibilità – ha detto Monti – e il sostegno del presidente Usa Obama agli sforzi che l’Italia sta facendo è già di per sè un aiuto concreto”. Bilancio dell’incontro estremamente positivo, quindi, come confermato dall’accoglienza a suon di applausi riservata a Monti e al ministro degli Esteri Giulio Terzi dal personale dell’Ambasciata italiana al ritorno dall’incontro con il presidente degli Stati Uniti d’America.

Barack Obama, che prima di ricevere in visita ufficiale il presidente del Consiglio, ha anticipato, in un’intervista a La Stampa, la sua approvazione all’operato del nuovo governo italiano ribadendo come l’Italia resti un paese cruciale per far uscire dalla crisi l’Europa: ”Sotto la leadership del primo ministro Monti – dichiara il presidente degli Stati Uniti – l’Italia sta adottando passi impressionanti per modernizzare la sua economia, ridurre il proprio deficit attraverso una combinazione di misure su entrate e spese e riposizionando la nazione sul cammino verso la crescita”.

Sul piano economico, Obama condivide la linea del premier italiano: “Sono d’accordo con quanto il primo ministro Monti ha detto. Se l’Europa mette in atto firewall sufficientemente grandi, si riduce la possibilità di doverli usare. Al primo ministro ho intenzione di riferire il il messaggio che ho portato ai miei partner europei in precedenza – spiega Obama – nel caso più recente a Cannes durante il summit del G20: gli Stati Uniti continueranno a fare la loro parte per sostenere gli amici europei nel loro impegno per risolvere la crisi. Voglio solo aggiungere che si tratta di qualcosa che va oltre l’economia. Americani ed europei hanno un profondo legame di amicizia”.

E in tema di politica internazionale il Presidente Usa aggiunge: “L’Italia è uno dei nostri più importanti alleati. Ha avuto un ruolo cruciale e centrale nella forza di assistenza e sicurezza internazionale della Nato in Afghanistan. Siamo grati del sostegno del popolo italiano a questa missione vitale”. A maggio, a Chicago si terrà il summit della Nato e per Obama “sarà un’opportunità per delineare la prossima fase della transizione in Afghanistan. La partnership strategica di lungo termine che l’Italia ha recentemente firmato con l’Afghanistan è un’affermazione forte e benvenuta sull’estensione dell’impegno dell’Italia oltre il 2014″. Quanto all’interesse degli Stati Uniti verso la crisi dell’Eurozona, l’inquilino della Casa Bianca sottolinea che “le nostre fortune economiche sono intrinsecamente legate e le relazioni con l’Europa sono una parte importante dei nostri sforzi per creare posti di lavoro e prosperità negli Stati Uniti”.

Fonte Articolo

lunedì 9 gennaio 2012

Legge elettorale: la politica vuole il dialogo A giorni la Consulta deciderà sul referendum

Pd, Pdl e Udc d'accordo sulla mozione d'indirizzo, seppur con paletti. Contrari Lega e Italia dei Valori ("Tentativo di boicottare la volontà dei cittadini"). Il governo auspica la comunione d'intenti, ma si tira fuori dal dibattito. Monti da Fazio: "La decisione spetta al Parlamento"

 Il verdetto arriverà non prima di mercoledì prossimo, ma a giudicare dai toni del dibattito politico e dalle strategie messe in campo dai partiti il risultato sembrerebbe segnato. Il rischio che la Corte Costituzionale emetta una sentenza contraria all’ammissibilità del referendum per l’abrogazione della legge elettorale è più che fondato. Lo dicono i pronostici di alcuni parlamentari di peso all’interno degli schieramenti, lo confermano i retroscena pubblicati negli ultimi giorni sui maggiori quotidiani italiani. In tal senso, a poco è servita la smentita ufficiale di chi dovrà prendere la decisione tanto attesa. Venerdì scorso, infatti, la Consulta aveva diramato una nota ufficiale in cui bollava come “fantasiose illazioni” le ricostruzione di Corriere e Repubblica, che anticipavano – con tanti di numeri e scenari a corredo – lo stop ai quesiti referendari da parte della massima Corte, la quale al contempo potrebberilevare alcuni profili di incostituzionalità del Porcellum.

Se così fosse, quindi, la palla passerebbe direttamente ai partiti. Questi ultimi, al di là delle dichiarazioni di facciata, accetterebbero di buon grado il niet dei giudici costituzionali al referendum. Il motivo? Sarebbero ‘salvi’ e avrebbero il tempo di mettere a punto un progetto di riforma elettorale condivisa più o meno da tutti. Nell’emiciclo parlamentare, del resto, nessuno mette in dubbio né la necessità di cambiare l’attuale sistema elettorale, né il modus operandi, ovvero una mozione bipartisan. Il vero problema, però, sono i contenuti. Ed ecco tornare divisioni, spaccature vere e proprie e sospetti di inciucio.

Su quest’ultimo punto arrivano le barricate dell’Italia dei Valori, che difende a spada tratta i referendum e usa parole incendiarie per definire i movimenti degli ultimi giorni tra i partiti. Per Di Pietro e soci, infatti, il dialogo avviato nella attuale maggioranza, dal Pdl al Pd passando per l’Udc, è soltanto un tentativo di “boicottare” la volontà dei cittadini (che da par loro sono già passati al contrattacco). “Pd, Pdl e Udc auspicano più o meno apertamente la bocciatura per tenersi stretto il Porcellum e magari accordarsi su una nuova legge anche peggiore di quella attuale” ha detto il capogruppo Idv al Senato, Felice Belisario, secondo cui “da Quagliariello a Follini si leva un coro bipartisan di uccelli del malaugurio che rafforzano le voci su inaccettabili pressioni verso la Consulta, attuando così un golpe”. Il riferimento dell’esponente dipietrista va a quanto dichiarato da Marco Follini (Pd) e Gaetano Quagliariello (Pdl): per loro la Consulta non ammetterà i quesiti. “Un pronostico a naso” hanno testualmente specificato i due, per una comunione d’intenti anche linguistica.

Diversa la posizione della Lega Nord, il cui vero timore è quello di cadere in un ‘tranello elettorale’ ordito da Pd, Pdl e Terzo Polo per mettere fuori gioco il Carroccio. Pur scongiurare trappole e isolamento, il partito di Bossi ha messo a lavoro due pezzi da novanta: il padre del porcellum Roberto Calderoli e l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, che a dicembre – sentendo puzza di bruciato – ha avvisato i “quasi-alleati’ del Pdl: “Con una nuova legge penalizzante per il Carroccio, finirebbero per sempre le alleanze al nord”.

Le mosse di Idv e Lega, tuttavia, apparentemente non influiscono sul piano di Pd, Pdl e Udc. L’obiettivo sarebbe quello di trovare una intesa, magari per mettere a punto una “mozione di indirizzo” che impegni il Parlamento ad intervenire in materia. Tale ipotesi – ormai un mantra dell’attuale legislatura – è stata rinvigorita dalle parole del vicepresidente del Senato, Vannino Chiti (Pd). “In Parlamento – ha spiegato l’esponente democratico – deve iniziare subito un confronto sulla riforma delle istituzioni e per una nuova legge elettorale. E’ questo il compito delle forze politiche nella fase finale della legislatura. Ne ha bisogno l’Italia perché senza una democrazia funzionante non si vincono le sfide che abbiamo di fronte”. Immediata la benedizione degli alleati. Per Quagliariello (Pdl), “i partiti non possono più aspettare: devono riprendere l’iniziativa politica dopo aver subito l’avvento del governo tecnico”. Per Giampiero D’Alia (Udc) il momento è propizio “perché le Camere avrebbero tutta la libertà e l’autonomia per affrontare finalmente questi temi”. Dalle parole ai fatti il passo è breve: i tecnici dei partiti sarebbero già a lavoro, ma prima della decisione della Consulta difficilmente qualcuno uscirà allo scoperto. In merito al verdetto, però, in pochi hanno dubbi. E’ parere condiviso, infatti, che con il sì ai referendum si creerebbe una notevole fibrillazione tra i partiti, evenienza da scongiurare in un periodo di crisi come questo.

Il problema, comunque, rimarrebbe: il porcellum va riformato in ogni caso, a prescindere da ciò che deciderà la Corte Costituzionale. Come? Con il confronto, a cui apre anche il referendario Arturo Parisi (Pd). Che però avverte: “Non vorrei che un’iniziativa legislativa in questo senso servisse solo per anestetizzare preventivamente i cittadini dal doloroso colpo che arrecherebbe la sentenza di bocciatura del Referendum da troppi e da troppo tempo annunciata. Se così fosse – è il parere di Parisi – i partiti tornerebbero prigionieri dei propri contrasti e non cambierebbe più nulla”.

Sul tema del dialogo, l’Udc non ha dubbi: adesione “senza pregiudiziali” affinché – per dirla con il segretario Lorenzo Cesa – “parta subito il confronto tra i partiti su riforme e legge elettorale”. La strada di impegnare Camera e Senato, quindi, sembra convincere tutti, tranne Idv e Lega, con quest’ultima che vede nell’iniziativa una “inutile perdita di tempo”. Insomma, il punto di arrivo parrebbe segnato. Molto più difficile, invece, trovare un accordo sulla strada da compiere per raggiungere l’obiettivo: tutti i partiti hanno una loro proposta, spesso inconciliabile con quelle dei ‘compagni di viaggio’. Tra paletti e distinguo, l’iter è tutto in salita.

Nel Pdl, ad esempio, c’è chi pone condizioni ben precise: oltre alla legge elettorale, va modificato anche il sistema istituzionale. Tradotto: si invoca il ritorno del “piano Berlusconi”, ovvero un pacchetto di riforme istituzionali (e costituzionali) che intervengano sull’architettura dello Stato. Illuminanti le parole di Osvaldo Napoli, secondo cui la modifica del porcellum “non è sufficiente da sola a restituire autorevolezza alla politica, perché occorre conferire al premier i poteri propri degli altri primi ministri nelle grandi democrazie”. All’ipotesi di riforme più ampie apre anche l’Udc, in linea con i recenti appelli del Presidente della Repubblica, che ha chiesto ai partiti di avere “più apertura e contatti” al fine di arrivare “a risultati in materia di riforme istituzionali ed anche qualcuna con implicazioni costituzionale”.

Il quadro, quindi, è tutto in divenire. L’unico a non prendere posizione è il governo. Per evidenti ragioni di opportunità e correttezza istituzionale. Monti, tuttavia, non ha mai nascosto l’auspicio che una modifica delle legge possa consentire una minore conflittualità tra i partiti. “Non tocca al governo, dovranno occuparsene i partiti”: così il capo del governo ha risposto ad una domanda ad hoc di Fabio Fazio durante la puntata odierna di “Che tempo che fa”. Il conto alla rovescia è partito: mercoledì la Consulta potrebbe rendere nota la decisione sull’ammissibilità dei quesiti referendari, ma intanto la politica è già a lavoro. Il risultato è scontato: sarà riforma condivisa, a meno di sorprese inaspettate da parte dei giudici costituzionali.

Fonte Articolo

venerdì 6 gennaio 2012

Messaggio di fine anno 2011 di Beppe Grillo


"Auguri a tutti per l’anno 2012.  Che sia un anno povero, ma bello!
Il prossimo anno deve essere l’anno del ricordo. Dobbiamo ricordare ogni viso, ogni tratto dei politici che hanno distrutto l’Italia. Dobbiamo, con un po’ di disgusto, ricordare tutte queste facce di merda che continuano a dare giudizi e consigli in televisione. Lo so, non è bello, dà il vomito, MA A VOLTE RITORNANO e bisogna ricordarsi di loro per impedire che si ripresentino alle elezioni del 2013.
Il Paese è ormai devastato: finanza, società, lavoro, impresa, ambiente. Per salvarsi i politici cercano di dividerci. Tutti contro tutti. Ogni giorno c’è una nuova classe da demonizzare, i pensionati, i dipendenti statali, gli evasori, i corruttori, i negozianti, i tassisti. La classe politica va azzerata e isolata.  Per un Casini o un Fassino, un Cicchitto o un Brunetta va previsto l’isolamento sociale. Gli italiani non devono più avere rapporti con questa gentaglia. A Varese un negoziante ha avuto un’idea straordinaria. Ha appeso un cartello fuori dal suo negozio con l’avviso “Vietato l’ingresso ai politici”. Questa azione va replicata nei negozi di tutta Italia e non solo, anche nei taxi, nei cinema, in qualunque esercizio pubblico. Chi ha cancellato il futuro di almeno due generazioni di giovani e costretto i vecchi a lavorare fino alla morte non va dimenticato, non va lasciato libero di fare altri danni. Il secondo Paese europeo per emigrazione dopo la Romania è l’Italia. Laureati, diplomati, professionisti, quasi tutti giovani hanno lasciato la nostra terra. In compenso abbiamo i parlamentari più vecchi d’Europa. Nel blog e in una pagina Facebook “Vietato l'ingresso ai politici” ho pubblicato una locandina da appendere ovunque vogliate. La faccia è quella tipica del politico italiano, una faccia da culo. Lo riconoscete anche da lontano.
Siamo tutti preoccupati per quello che può succedere. Di sicuro aumenterà la disoccupazione e entreremo in una dura recessione. Ci saranno pochi soldi in giro e se li terranno ben stretti le banche. Ma può essere anche un anno con i suoi lati positivi. Molti giornali di partito chiuderanno dopo aver raccontato balle per decenni con i soldi pubblici. Consumeremo di meno e quindi inquineremo di meno. Il prezzo degli immobili precipiterà come è avvenuto in Spagna e in Inghilterra. La febbre del mattone scenderà e salveremo qualche prato, qualche angolo d’Italia. Può essere l’Anno del Risveglio, forse un po’ brutale per alcuni, in cui ci renderemo conto che non possiamo delegare le nostre vite con una croce su un simbolo elettorale, ma dobbiamo informarci, partecipare in prima persona alla cosa pubblica, dall’inceneritore sotto casa, alle leggi vergogna come lo Scudo Fiscale. Partecipare o essere schiavi. Capiremo che questa è una scelta, non un destino. E dipende da noi.
Vorrei richiamare alla realtà il professor Monti. Ha la faccia dell’onest’uomo, istruito, onesto. Fa parte di quella cerchia di persone dal tratto nobile che non si è mai esposta contro il Sistema. E ne ha sempre goduto i benefici Lui, come altri, avrebbe potuto mettersi in gioco in questi anni e non lo ha fatto.  Per questo lo hanno scelto. Le prime misure che ha preso hanno favorito un solo soggetto: le banche. Il suo vice di fatto è Passera, l’ex amministratore delegato di Banca Intesa. Se due indizi fanno una prova, Monti è lì per salvare il culo alle banche, non all’Italia. Le imprese non hanno liquidità, i clienti non pagano e il primo a non pagare è lo Stato. Passera ha proposto di pagare le imprese con titoli di Stato. Geniale, il numero di imprenditori suicidi salirà. Lo Stato prima di chiedere alle imprese di pagare le tasse deve rimborsare i suoi debiti nei loro confronti, a iniziare dall’Iva. Il Paese va rifondato e per farlo bisogna partire dalle fondamenta, dalla Costituzione. Questa Costituzione garantisce i partiti ed esclude i cittadini. Il cittadino non può fare nulla. Non può indire un referendum propositivo. Se propone un referendum abrogativo è necessario raggiungere un quorum, se lo vince, come per la cancellazione del nucleare e dei finanziamenti pubblici ai partiti, la sua volontà è ignorata. Non ha il diritto di vedere discusse le proposte di leggi popolari. Non può neppure scegliere il candidato alle elezioni politiche. Se tutto questo è costituzionale questa Costituzione va cambiata al più presto con il concorso dell’intera Nazione come sta avvenendo In Islanda con votazioni on line. Fuori i partiti dalla democrazia, dentro invece i Movimenti e la partecipazione diretta dei cittadini." Buon anno da Beppe Grillo

Fonte Articolo

martedì 29 novembre 2011

Crunch, crunch


C'è un mostro che si aggira per le banche. Ha chele potentissime in gradi di stritolare qualunque società. Crunch, crunch. Assorbe denaro come un magnete e non lo restituisce se non a carissimo prezzo. E' il Credit Crunch. Una parola che diventerà familiare come lo spread. Credit Crunch significa che non si fa credito a nessuno, che la liquidità in circolazione sta diventando come l'acqua nel deserto. Il fido bancario che copriva i costi di gestione delle aziende in attesa dei pagamenti da parte dei clienti è diventato un miraggio. L'azienda deve anticipare gli stipendi, l'Iva, le tasse sul presunto reddito del prossimo anno e ogni forma di commodity. Finché i soci o gli azionisti riescono a mettere mano al portafoglio regge, poi schianta.
Le banche hanno spesso più debiti che soldi e i debiti non si possono prestare. Si possono però mettere sul mercato sotto forma di bond. Il gioco funziona sino a quando i bond bancari venduti e rimborsati si equivalgono. Poi può saltare il banco. Le banche europee hanno venduto 413 miliardi di dollari di bond nel 2011. Hanno dovuto rimborsare 654 miliardi in scadenza. E' rimasto un cratere di 241 miliardi di dollari di mancanza di disponibilità (*). Le banche non sono più in grado di comprare titoli pubblici per salvare gli Stati e non riescono neppure a vendere i loro titoli.
Falliranno prima gli Stati o le banche? O entrambi? Nel frattempo muoiono le aziende a decine di migliaia per mancanza di ossigeno. Il debito aziendale è una catena di Sant'Antonio. La prima azienda della catena che va in asfissia finanziaria strangola la seconda che a sua volta strangola la terza e così via. Lo Stato chiede anticipi, le banche negano prestiti o li concedono a tassi usurai o ipotecando la azienda. Ma se muoiono le aziende chi pagherà i costi enormi della macchina dello Stato e gli stipendi dei bancari? Il debito non si mangia.
Negli scorsi anni sono stati concessi mutui a tasso variabile per le abitazioni anche al 90% del capitale. Moltissime famiglie che li hanno contratti non sono più in grado di pagarli. Le case vanno all'asta o alle banche. Chi abiterà queste case? Un'obbligazione bancaria, un titolo azionario? E gli sfrattati che hanno perso, oltre all'appartamento, la quota di capitale versata che fine faranno? Al Credit Crunch non si può reagire con la Taxation Crunch come si appresta a fare il Governo. Ogni organismo ha il suo punto di collasso e l'Itala ha già una forte tachicardia. E' necessaria una moratoria per i mutui delle prime case, l'abolizione immediata dell'anticipo dell'Iva e della tassazione sul reddito presunto delle aziende sull'anno successivo. L'Italia ha bisogno di respirare. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
(*) fonte Dealogic/Ft

 Fonte Articolo
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...