lunedì 29 novembre 2010
I leader secondo gli Usa, tutti i giudizi da Berlusconi a Putin
ROMA - E' una catastrofe diplomatica quella scatenata da Wikileaks, che ha lanciato un'atomica ad ampissimo raggio: ora tutti i potenti del Pianeta sanno che cosa gli Stati Uniti d'America pensano davvero di loro. E nessuno ne sara' contento. ''Un panorama inedito sui retroscena delle ambasciate Usa'', scrive il New York Times, ''Indiscrezioni che possono porre fine ad un'era della politica estera'', commenta El Pais, ''Cosi' l'America vede il mondo'', dice lo Spiegel. Questi giornali, assieme a Guardian e Le Monde, hanno anticipato i documenti del sito di Julian Assange. Di seguito, i giudizi 'pericolosi' dei diplomatici Usa, che provocano l'imbarazzo della Casa Bianca.
BERLUSCONI, VANITOSO E INCAPACE. ''Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno'', un leader ''fisicamente e politicamente debole'' le cui ''frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza'': questo il giudizio dell'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un documento inviato a Washington. In un altro file che riguarda il premier italiano, secondo El Pais, si fa riferimento alle ''feste selvagge di Berlusconi''. E sui rapporti con Putin - secondo quanto scrivono diplomatici Usa nel 2009 - si parla di una relazione straordinariamente stretta, che include ''regali generosi, contratti energetici redditizi. Berlusconi sembra essere il portavoce di Putin in Europa''.
MEDVEDEV, ROBIN RISPETTO A BATMAN-PUTIN. Il presidente russo Dmitri Medvedev ''fa la parte di Robin rispetto al Batman di Putin'', nonostante sia di rango maggiore. E Vladimir Putin, oggi premier, viene definito ''alpha dog'', il maschio dominante, secondo una delle colorite espressioni contenute nei cablogrammi americani.
GHEDDAFI, USA BOTOX ED E' IPOCONDRIACO. Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra ''le piu' delicate'' El Pais cita quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, l'ambasciatore americano a Tripoli racconta che ''Gheddafi, il dittatore piu' longevo del mondo usa il botox ed e' un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori''. Inoltre, di rado esce senza la sua ''infermiera ucraina'', una ''voluttuosa bionda di 39 anni, con cui ha una relazione''. Secondo i documenti del New York Times, il leader libico sarebbe stato infastidito da come e' stato ricevuto a New York per l'assemblea generale dell'Onu lo scorso anno. Le 'stranezze' di Gheddafi, hanno anche portato la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner a sollevare con Washington sospetti sul suo stato di salute mentale.
SARKOZY, IMPERATORE NUDO. Secondo El Pais, ''la diplomazia americana non mostra una grande stima neanche per il presidente francese Nicolas Sarkozy'' che viene definito ''un imperatore senza vestiti''.
MERKEL, RARAMENTE CREATIVA. A dimostrazione di quanto ''l'Europa non e' cosi' importante per gli Usa'' - svela uno dei documenti - anche la cancelliera tedesca Angela Merkel finisce nelle frasi al vetriolo dei diplomatici americani: ''Evita i rischi ed e' raramente creativa'', si legge in un documento.
CAMERON POCO APPREZZATO. Alcuni documenti indicano che l'attuale premier britannico, il conservatore David Cameron, non gode di grande considerazione alla Casa Bianca. Critiche anche ai reali: almeno un esponente, il principe Andrea, ha agito a volte ''in modo inopportuno''.
AHMADINEJAD E' HITLER. Nei documenti riservati il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad viene definito ''il nuovo Hitler''. Inoltre, clamoroso per la diplomazia e' il documento che svela come gli alleati arabi degli Stati Uniti, in particolare l'Arabia Saudita, spingevano la Casa Bianca per un attacco contro l'Iran per bloccarne il programma nucleare. E poi ancora, la politica di fermezza degli Usa sull'Iran e' stata 'spinta' da Israele.
KARZAI, IL PARANOICO. Il presidente afghano Hamid Karzai e' ''ispirato dalla paranoia'', secondo una delle definizioni dei diplomatici Usa. Inoltre, suo fratello e' da tenere sotto controllo perche' e' un trafficante: ''Con Ahmed Wali Karzai, il fratellastro del presidente afgano, dobbiamo avere a che fare in quanto numero uno del Provincial Council ma e' sottointeso che e' uno corrotto e un trafficante di stupefacenti''. Questa la descrizione di Ahmed Wali Karzai fornita dai diplomatici americani, riportata dal New York Times. ''Sembra non capire il livello di conoscenza che abbiamo delle sue attivita'. Dobbiamo monitoralo attentamente e in modo chiaro, inviandogli un messaggio chiaro''.
KIM JONG-IL E' FLACCIDO - Nei documenti resi pubblici da Wikileaks, il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-il, è "un vecchio tizio flaccido che ha sofferto di traumi fisici e psicologici in seguito al suo ictus". Lo riporta il Guardian online.
PRESIDENTE DELLO YEMEN SPREZZANTE - Nello Yemen, base di al Qaida nella penisola arabica, il presidente Ali Abdullah Saleh "é stato sprezzante, annoiato e impaziente" nell'incontro con John Brennan, il vice-consigliere per la sicurezza nazionale.
MUGABE UN VECCHIO PAZZO - Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, è definito "il vecchio pazzo" da Maite Nkoana-Mashabane, ministro sudafricano per la cooperazione internazionale.
NETHANYAUH ELEGANTE MA NON MANTIENE LE PROMESSE - Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è "elegante e affascinante" ma non mantiene mai le sue promesse, secondo un dispaccio dal Cairo che che riporta l'incontro con il presidente egiziano Mubarak
Fonte articolo: ANSA.it
Ecco la tempesta Wikileaks. Il premier italiano giudicato portavoce di Putin. Casa bianca condanna diffusione materiale
ROMA - Non risparmiano nessuno i file del Dipartimento di Stato Usa targati Wikileaks: alleati e nemici di Washington sono finiti tutti sulla graticola, dopo la pubblicazione della documentazione selezionata da New York Times, El Pais, Guardian, Le Monde e Der Spiegel.
Il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi e' ''incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno'', scrive l'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble. ''E' fisicamente e politicamente debole, e le frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza''.
Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto all'inizio di quest'anno informazioni su eventuali ''investimenti personali'' del premier e di Vladimir Putin - di cui Berlusconi sembra essere ''il portavoce europeo'' - che ''possano condizionare le politiche estere o economiche dei rispettivi paesi''. Gli Usa erano poi preoccupati per l'intesa tra Eni e Gazprom su Southstream, il mega-gasdotto che colleghera' Russia e Ue. Non meno scottanti per gli Usa i file che testimoniano come Washington abbia ordinato di spiare i vertici delle Nazioni Unite, a cominciare dal segretario generale Ban Ki-moon.
La direttiva ''classificata'', scrive il Guardian, fu spedita a 30 ambasciate a nome della segretaria di stato, Hillary Clinton, e chiedeva la raccolta di dati personali sui rappresentanti del Consiglio di sicurezza, anche quelli occidentali, ma anche sottosegretari, consiglieri e collaboratori. Informazioni a tutto campo, comprese le password usate, le chiavi in codice usate per comunicare e anche i dati biometrici.
Altrettanto imbarazzanti i profili dei vari leader mondiali: Vladimir Putin e' un ''alpha dog'', il maschio dominante, il presidente afghano Hamid Karzai e' ''ispirato dalla paranoia'' e il fratellastro Ahmed Wali Karzai un ''corrotto e un trafficante di stupefacenti''.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ''evita i rischi ed e' raramente creativa'', Nicolas Sarkozy e' ''un imperatore nudo'', mentre Muhammar Gheddafi, ''il dittatore piu' longevo del mondo'', e' un ''ipocondriaco'', che non gira mai senza la sua infermiera, ''una voluttuosa bionda'' con cui ha ''una relazione'', che non disdegna il flamenco, ma anche un ''politico abile'' in grado di mantenere il potere per 40 anni.
E ancora: gli alleati arabi degli Stati Uniti, in particolare l'Arabia Saudita, spingevano per un attacco contro l'Iran per bloccarne il programma nucleare. Non solo: in Pakistan, fin dal 2007, gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare di Islamabad uranio altamente arricchito che ''funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito''.
La Procura di Roma ha annunciato che valutera' se vi sono gli estremi di reato, se si tratta di carte sotto segreto di Stato o definite 'riservate'. Intanto, Julian Assange, che e' tornato al centro dell'attenzione mondiale e' di fatto un fantasma: non si sa dove si trovi, ne' cosa progetti di fare. E' ''scomparso'' dal 18 novembre scorso, quando la magistratura svedese ha spiccato nei suoi confronti un mandato d'arresto internazionale per stupro e molestie, dopo l'accusa di due donne.
Oggi si e' collegato in videoconferenza con la conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania. ''La Giordania non e' il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia'', ha detto Assange, spiegando di non poter rivelare dove sia in questo momento.
Il sito web ha subito nel tardo pomeriggio un attacco informatico che lo ha di fatto oscurato per diverse ore. I responsabili hanno subito annunciato che i file sarebbero stati resi noti dai media che li avevano avuti in anticipo.
E cosi' e' stato: la documentazione conta circa 260.000 file dal 1966 al 2010. Tra questi, sono ''3.012'' - scrive El Pais - i file inviati dalle sedi diplomatiche americane in Italia. Non e' escluso dunque che tra le centinaia di migliaia di pagine si celino ulteriori scottanti segreti. ''E' l'11 settembre della diplomazia'', aveva detto il ministro degli Esteri Franco Frattini a poche ore dalla pubblicazione, dando voce alla preoccupazione del mondo e del governo italiano. ''La Cernobyl della politica internazionale'', aveva avvertito la stampa israeliana. Forse non hanno sbagliato.
RUSSIA VIRTUALMENTE STATO DELLA MAFIA - La Russia ''e' virtualmente uno Stato della mafia''. Cosi' i diplomatici americani secondo i documenti di Wikileaks riportati dai siti di alcuni quotidiani Usa. La Russia e le sue agenzie usano i boss della mafia per effettuare le loro operazioni, la relazione e' cosi' stretta che il Paese e' divenuto ''virtualmente uno stato della mafia''.
Fonte articolo: ANSA.it
mercoledì 24 novembre 2010
I nomi in faccia al consiglio comunale di Pavia
C'è chi va in televisione e denuncia senza fare i nomi e chi, invece, li fa guardando in faccia le persone coinvolte. Cesare Del Frate, del MoVimento 5 Stelle di Pavia ha elencato nomi di affiliati alla 'ndrangheta e di amministratori pubblici durante un incontro del consiglio comunale fino a quando è stato interrotto. Il presidente Raffaele Sgotto del Pdl, gli ha tolto la parola spiegando che la città intera conosce i nomi emersi dalle intercettazioni. Sgotto probabilmente li sa a memoria, li recita prima di dormire come una ninna nanna.
Testo intervento Cesare Del Frate consiglio comunale di Pavia.
Voce in aula: "Il Consiglio Comunale vi prego, né la maggioranza, né la minoranza, né il pubblico, premetto che si applauda, è una sala dove bisogna fare silenzio, ascoltare e parlare, basta non esistono gli applausi, se qualcuno vuole applaudire può andare giù nella saletta e applaudire sotto perché in Consiglio Comunale non si applaude nessuno!"
Cesare Del Frate: Sono Cesare Del Frate del Movimento Cinque Stelle, sono qua a nome del Movimento e vi ringrazio per l’opportunità, prima del mio intervento vorrei ricordare che il Sindaco aveva promesso di, in seguito alla nostra lettera aperta, organizzare un incontro aperto con i cittadini, speriamo che questa possa essere la sede in cui annuncerà la data di quell’incontro. Le falde di Montecity a Rogoredo sono avvelenate da cadmio, cromo esavalente, cloroformio e arsenico. La Direzione Antimafia sta indagando circa un probabile coinvolgimento della ‘ndrangheta nello versamento di veleni e nel movimento terra all’interno delle opere di bonifica di Grossi.
Questi fatti andrebbero ricordati a Rosanna Gariboldi, che ha patteggiato due anni e un risarcimento milionario per l’accusa di avere riciclato centinaia di migliaia di Euro provenienti da questa operazione. Questi fatti andrebbero ricordati a Giancarlo Abelli che era procuratore di quel conto corrente a Montecarlo e che si vanta della sua amicizia con Grossi. Quel Grossi che vinceva tutti gli appalti, a Santa Giulia ha lavorato con la ditta Sadi di Torino. Le parole di Grossi sulla ditta Sadi : " La Sadi era in mano a un clan malavitoso calabrese", si riferivano al clan dei Mazzaferro che opera anche nella nostra Provincia.
Veniamo alle elezioni regionali, tutte le citazioni che vi leggerò sono delle intercettazioni, ascoltiamo le parole di Chiriaco (ex direttore ASL di Pavia, ndr) circa la candidatura di Abelli, di quell'Abelli che spesso e pubblicamente interviene delle questioni interne alla maggioranza pavese. Chiriaco dice:"Abelli va benissimo, e poi deve fare, deve fare l' assessore alle infrastrutture, che ha il lavoro di Mortara, può fare quel cazzo che vuole, poi lui ha testa..ma nei prossimi anni c'è l'EXPO 2015, ma sai cosa c’è da fare nei prossimi 5 anni, proprio a livello di infrastrutture? Ma hai voglia!" Vicesindaco Centinaio, secondo Chiriaco lei si oppose ad alcune candidature alle comunali. Se questo è vero, e non abbiamo di dubitarne, è una cosa che le fa onore. Consigliere Fraschini, lei ha speso parole severe su queste vicende, complimenti. Consigliere Ferloni, lei ha avuto la posizione più chiara e coraggiosa, a lei va la nostra stima. E anche al Consigliere Ottini che propose la costituzione della Commissione Antimafia. A voi e a tutti i politici onesti e competenti che siedono in Consiglio e in Giunta chiediamo: "Le parole di Chiriaco su Abelli non vi riempiono di rabbia e indignazione?".
A qualcuno dispiacerà, ma sappiamo fare tutti i distinguo del caso le nostre analisi sono perfettamente lucide e le nostre denunce operano con precisione chirurgica. Abelli ha rinunciato al seggio in Lombardia, ma tutti sappiamo quale sia la sua influenza la sicurezza. Di lei signor Sindaco, Abelli, il suo Pigmalione, ha detto: "E' giovane ma ha la sapienza di farsi guidare". Pino Neri al 41bis con l'accusa di essere il capo della 'ndrangheta lombarda, di Abelli, in occasione delle regionali, disse: "Ora ci corteggiano tutti!..., Abelli gli ho detto, senti, ci sono dei gruppi, delle sezioni, dal gruppo Filippi che facciamo le perdiamo o vuoi che le recuperiamo noi?...no, no, assolutamente vogliamo recuperarle noi" ha detto!. Signor Sindaco, lei ha definito Chiriaco un "mitomane" che non aveva nessuna influenza sul Pdl. Noi 5 Stelle ci chiediamo: "Chi è il mitomane in queste vicende?". Un'altra dichiarazione d'amore di Chiriaco per Abelli: "Il culo per Giancarlo me lo faccio io". Parliamo ora del Consigliere Dante Labate, che Chiriaco definisce "fratello". Signor Labate, perchè Chiriaco lo chiama fratello? E perchè lei, il 24 febbraio 2010 si rivolge a Pino Neri con il vezzeggiativo "Pinuccio"? Lo chiama ancora così anche adesso che è al 41bis? In un'altra telefonata...
[il Presidente del Consiglio Sgotto interrompe]
Cesare Del Frate: Di fronte a questi fatti e a questi atroci sospetti, il MoVimento 5 Stelle, anche a nome di tutti i cittadini onesti di Pavia, ha una sola richiesta: "Dimissioni, dimissioni, dimissioni".
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venerdì 19 novembre 2010
"Con poche pratiche e sperimentate in poco tempo ho ridotto drasticamente i miei rifiuti, l'elenco è solo parziale e non pretende di risolvere tutti i problemi. Un singolo cittadino non può cambiare il mondo... ma può provarci e l'unione fa la forza!
A - Gasatore dell'acqua del rubinetto casalingo. Mai piu' bottiglie da incollarsi al supermercato. www.sodastream.it
B - Detersivi alla spina. Sia totalmente biodegradabili che meno, sono prodotti efficaci ed economici (una media di 1 euro al litro). www.autoricambispaziani.it/
C - Autoproduzione detersivi. Se si ha tempo e voglia ancor più economico e salutare farsi i detersivi da soli con sostanze naturali. I miei piatti sono puliti senza residui chimici sui piatti e negli scarichi. biodetersivi.altervista.org
D - Sapone solido di Aleppo. 100% biodegradabile fatto solo di olio d'oliva e di alloro. www.saponedialeppo.it
E - Sporte e buste riutilizzabili. Curiosa l'espressione di alcuni commessi al mio rifiuto della loro busta. Qualche volta mi è stato detto: ''Guarda che non te la faccio pagare''. La nostra cultura è ancora arretrata? www.magazzinirossi.it
F - Compostatore. Preferisco tenermi gli scarti alimentari in casa utilizzando una compostiera domestica autocostruita e vi assicuro che produco un terriccio ricco e naturale per le mie piante. www.meetup.com/beppegrillo-263
G -Bibite naturali. Oltre l'acqua amo il tè e i succhi frutta. Perche' comprarne costosi , artificiali e imbottigliati in plastica?
H -Alimenti alla spina. Il mercato offre ancora poche opportunità , si può scegliere di limitare i danni con un minimo di scelta e attenzione.
I - Spazzolino intercambiabile. Mi son sempre sentito uno stupido a pagare un manico di plastica )in teoria eterno) per poi buttarlo e ricomprarlo dopo un paio di mesi.
L - Bicchiere tascabile e riutilizzabile. Questo semplice oggetto evita tanti rifiuti. www.dmail.it
M - Autoproduzione alimentare. Con poco più di 1 euro mi faccio yogurt per una settimana semplicemente versando il latte nel macchinario.
N - Tovaglioli di stoffa. In casa era diventato un oggetto da museo. L'ho riscoperto evitando di consumare rotoli e rotoli di tovaglioli di carta usa e getta.
O - Lametta intercambiabile. Evito tante lamette usa e getta essendo la rastura un ''rito'' pressochè quotidiano." Stefano Vignaroli - Roma
lunedì 15 novembre 2010
IL DEBOLE DELL'AUTORITA'
Le Authority sono nate per tutelarci dai monopoli di mercato, dalle irregolarità che grandi gruppi economici attuano a discapito dei consumatori, o dalle violazioni della nostra privacy. Insomma servirebbero a far funzionare meglio un paese democratico. Eppure in pochi sanno quante sono, cosa fanno, quanto costano, da chi sono finanziate. Soprattutto pochi sanno dove vanno a finire i soldi delle sanzioni che applicano.
Prendiamo in esame le più importanti, Consob, Antitrust, Privacy, Agcom, Isvap, Aeeg. Dovrebbero essere indipendenti. I criteri di nomina dei commissari sono diversi per ogni Authority, ma sono sempre il parlamento, i partiti, il governo, i presidenti di Camera e Senato a decidere.
In alcune Authority è richiesta una competenza, in altre no, in quella per le Comunicazioni, per esempio, il parlamento nomina i commissari senza nemmeno presentare i candidati. Bernardo Iovene è partito da un esempio di intervento dell’autorità che hanno come denominatore comune la tutela dei consumatori:
La Consob, che ormai da mesi è senza guida, tutela gli investitori. A Orvieto un family banker di Mediolanum ha truffato decine di risparmiatori, com’è intervenuta la Consob?
All’Agcom, tutti i commissari sono in quota a un partito. Per esempio, come è stato eletto il nuovo commissario che ha sostituito Innocenzi?
L’Antitrust, come interviene sulle pubblicità ingannevoli e sul conflitto di interesse?
Il Garante della Privacy, come protegge i nostri dati e la nostra privacy dalle telefonate pubblicitarie o dai paparazzi?
E invece come è intervenuto il garante nel caso delle foto scattate da Zappadu a Villa Certosa?
L’Autorità per l’energia, Aeeg, è l’unica Authority che ha un sistema di nomina bipartisan per questo i componenti sono rimasti in 2 dal 2004, e questo perché maggioranza e opposizione non si sono mai accordate per nominare il collegio completo che dovrebbe essere composto da 5 membri..
L’Isvap che dovrebbe vigilare sulle grandi compagnie di Assicurazioni, nella sua storia è intervenuta sull’aumento delle tariffe solo una volta, nel 2003. Insomma ci siamo chiesti: le authority cosa garantiscono?
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venerdì 12 novembre 2010
Il caso Daniele Franceschi
Arrestato per una carta di credito clonata. Rinchiuso in un carcere per mesi. Morto senza una ragione. La madre che chiedeva giustizia picchiata dagli agenti che le rompono le costole. Il corpo del ragazzo, Daniele Franceschi, restituito ai familiari in avanzato stato di decomposizione e senza gli organi interni. Non è successo in qualche remota regione tribale, ma nella Francia della grandeur, che dopo mesi non ha ancora dato una risposta sulla morte di un nostro concittadino e su comportamenti inaccettabili, degni della peggior dittatura.
Testimonianze sulla morte di Daniele Franceschi di Marco Antignano, Cira Antignano e dell'avvocato Lasagna.
La morte di un italiano in Francia
Marco Antignano: "Sono Marco Antignano, lo zio di Daniele Franceschi, lei è Cira Antignano, la madre di Daniele.
Siamo qui per raccontare un po’ la storia, l’evento dei fatti, Daniele è stato arrestato il 18 febbraio dello scorso anno, sembra per una carta di credito clonata in un Casinò di Cannese il 25 agosto, dopo sei mesi circa non era ancora stato processato e aveva soltanto sentito per due volte un giudice, sembra o chi portasse avanti le indagini. Quando abbiamo saputo della morte di Daniele, il giorno 26, dai Carabinieri, abbiamo fatto le prime chiamate in Francia e dal carcere sono cominciate delle cose contrastanti: sia l’ora e il giorno del decesso. Nella prima versione dicevano che il ragazzo era stato trovato con un giornale sul viso dalla guardia alle 17 circa, nella seconda parte, invece quando è stato trovato il naso rotto dicono che il ragazzo era con il viso rivolto a terra. All’Ospedale Pasteur quando siamo andati per l’autopsia, la madre è andata il giorno 28, avevano detto che l’autopsia sarebbe stata il 31. Laggiù ha scoperto che l’autopsia la dovevano fare il 30. Il giorno 30 si è recata all’ospedale Pasteur e le hanno detto che l’autopsia la facevano l’indomani. C’era stato un errore perché c’erano due Franceschi a cui fare l’autopsia all’ospedale Pasteur di Nizza in Francia, la cosa è sembrata molto strana, comunque l’autopsia è stata eseguita il 31.
La madre ha richiesto che all’autopsia partecipasse un medico di parte, un medico italiano, ma le autorità francesi questo non l’hanno permesso. Allora dopo varie richieste da parte delle autorità italiane, tra cui anche il ministro Frattini, abbiamo cercato delle garanzie e ci hanno dato la garanzia che il corpo sarebbe rimasto mantenuto a almeno 20°, in modo da essere conservato per poter poi fare una seconda autopsia in Italia. Purtroppo il corpo è stato riconsegnato in gravissimo stato di decomposizione, come tutti sanno, e la seconda autopsia purtroppo non ha avuto ha possibilità di essere fatta bene, comunque per quel poco che hanno visto, lascia tutti i dubbi aperti.
Dopo che il corpo è rientrato in questo grave stato… anzi prima che il corpo rientrasse, la madre si era recata a Grasse, di fronte al carcere per chiedere un po’ di giustizia, aveva fatto un piccolo cartello, manifestava la sua rabbia e lì è stata aggredita da due poliziotti che l’hanno malmenata, arrestata con le mani da tergo come se fosse un criminale incallito e l’hanno portata in Questura dove poi grazie all’intervento del Console italiano è stata rilasciata.
Dal carcere francese poi abbiamo ricevuto una lettera di un detenuto, si trattava di un pompiere che era agli arresti perché non aveva pagato per due mesi gli alimenti alla moglie. Questo pompiere era vicino di cella di Daniele, ci scrive in questa lettera, è venuto anche dal Console pronto a testimoniare, ha già fatto delle firme per questo, che il ragazzo lamentasse dolori da circa due giorni, non era stato assolutamente curato, dice che si era sentito male, che aveva visto che erano arrivati dei medici, il ragazzo era cascato in terra e lui avrebbe chiesto se aveva visto che le persone che stavano facendo il primo soccorso al ragazzo non erano idonee al caso e allora aveva chiesto se gli era possibile che gli aprissero la cella, in modo che lui potesse intervenire e aiutare questo ragazzo che era in terra, questo gli è stato negato. Il defibrillatore è stato mal usato, probabilmente potrebbe essere anche la causa della morte."
Il pestaggio della mamma
Cira Antignano: "Il primo giorno, quando è andato via, doveva rientrare la sera e io la mattina quando sono andata a aprire la porta di camera, non l’ho visto, mi sono preoccupata, pensavo fosse successo qualcosa, ho cominciato a fare delle ricerche agli ospedali,alle guardie, i gendarmi in Francia e nessuno mi sapeva dire niente. Alla fine ho chiamato una signora che parlava il francese e lei ha fatto delle ricerche chiamando un commissariato di Cannes dove era il ragazzo e abbiamo scoperto che era stato arrestato e che l’avevano portato a Grasse. Sono andata laggiù ma non l’hanno fatto vedere perché ci voleva il Visto del giudice, là per ogni cosa ci vuole sempre il Visto del giudice. Non sapendolo credevo di entrare e gli avevo portato i vestiti, tutto quello che gli serviva e invece l’ho dovuto lasciare a un Avvocato in Francia e l’ho rivisto dopo un mese mio figlio, dopo 51 giorni che mio figlio non me lo restituivano, sono andata a Nizza per rivedere il corpo di mio figlio. Mi hanno detto che non lo potevo vedere perché il corpo era deteriorato, dalla rabbia sono andata su nel carcere di Grasse a manifestare la mia più grande rabbia che potevo nello scrivere “Carcere assassino me l’avete ucciso due volte”, queste sono le parole che ho scritto. Loro hanno chiamato la Polizia, mi hanno fatto arrestare e oltretutto mi hanno spinto, mi hanno dato un calcio alle costole che me le hanno fratturate, questo è il risultato della Francia. Voglio giustizia come mi ha promesso il giudice che quando entrano vivi devono uscire vivi! Vorrei che queste cose non succedessero nelle carceri, come né in Italia né in Francia, perché questi ragazzi che entrano vivi ci devono uscire vivi e non subire quello che subiscono, perché ora è l’ora che la facciano finita di picchiare, di massacrare queste persone che sono esseri umani! Nella mia disgrazia penso a questi ragazzi che sono dentro e soffrono per quello che ha sofferto mio figlio, questo mi fa male!"
Un corpo senza organi
Avv. Lasagna: "Da parte mia, posso dare un contributo per la ricostruzione della vicenda, l’Avvocato Aldo Lasagna che insieme alla collega Maria Grazia Menozzi sta seguendo a nome della famiglia il caso terribile, agghiacciante di Daniele Franceschi.Ci sono due inchieste giudiziarie aperte: una sul territorio francese affidata a un giudice istruttore dopo che il Procuratore della Repubblica di Grasse ha aperto questa inchiesta, una sorta di istruttoria formale, sulla falsariga di quella che è la procedura attualmente vigente in Francia molto simile al vecchio rito, al rito previgente del nostro ordinamento giuridico prima della riforma del 1989 e un fascicolo aperto da parte della Procura della Repubblica di Lucca sulla base dell’esposto – denuncia presentato dall’autorità diplomatica e consolare italiana a Nizza.
Le ipotesi sul tappeto sono due: 1) l'ipotesi di omicidio colposo; 2) di omicidio volontario, omicidio colposo perché nei confronti del povero Daniele si sono registrate una serie inestricabile e clamorosa di omissioni, di lacune, di negligenze che sarebbero culminate in un’eclatante, clamorosa ipotesi di mala sanità, al momento di assistere il povero Daniele all’atto finale, al momento del malore che ha provocato il decesso fatale. Soprattutto dalla ricostruzione, dalle deposizione testimoniali che sono emerse finora i racconti dei compagni di detenzione e quanto emerge dalle lettere, dal materiale scritto, prodotto dal povero Daniele, dalle lettere che inviava alla madre, appare certo che le disperate invocazioni, le richieste di aiuto di Daniele non siano state accolte. Daniele aveva scritto alla mamma di essersi sentito male, di provare questi forti dolori, una volta almeno di avere avuto questa febbre alta, altissima sui 40° circa Su tutto questo indaga la Procura di Grasse, il Giudice istruttore sta raccogliendo tutto il materiale probatorio, ha disposto anche ulteriori ricerche e perquisizioni di quello che è il manoscritto, di quelle che sarebbero le lettere di Daniele che potrebbero anche nascondere degli elementi estremamente importanti per poter ricostruire quelli che sono i rapporti con i compagni di cella, quelle che erano le rivelazioni clamorose che aveva fatto all’interno del carcere di Grasse e dovrebbe poi arrivare, nel giro di qualche mese, a formulare un’imputazione, un capo di accusa nei confronti, si presume, del personale sanitario del carcere stesso, nei confronti dei vertici, della struttura dirigenziale dell’intero carcere. Oltre a questo ovviamente da parte di noi legali è ferma intenzione procedere anche a fare luce anche sui giornali della detenzione, affinché venga alla luce quel clima di abusi che Daniele stesso avrebbe subito, sopportato in quei fatidici giorni e che anche questi sono stati tratteggiati nelle lettere che lui inviava alla madre.
Terminata, ultimata la procedura di rimpatrio della salma del povero Daniele, c’è stata l’agghiacciante scoperta delle condizioni in cui sono tornati quei poveri resti, il cadavere orribilmente decomposto e la privazione, l’asportazione di gran parte degli organi vitali, chiaramente tutto questo è stata la conferma, purtroppo che tutto questo ci ha allontanato dalla ricerca della verità. Ultimamente abbiamo proposto un’istanza, la quale è stata formalizzata dal giudice istruttore francese affinché almeno gli organi di Daniele, che dovrebbero tornare nel nostro paese con scadenza 15 novembre – 15 dicembre per procedere a ulteriori accertamenti di carattere anatomo-patologico da espletare sul territorio italiano, almeno quegli organi siano preservati, tali da permettere questo ulteriore accertamento e a opera di un medico legale incaricato, nostro fiduciario. Le ragioni addotte dalle autorità francesi a giustificazione del loro comportamento sono assolutamente risibili, secondo noi, ci risulta notizia di un fax che sarebbe stato inoltrato, trasmesso dalle autorità competenti, dal Procuratore della Repubblica di Grasse attraverso il commissariato locale, attraverso la locale autorità di Polizia, l’istituto di medicina legale preposto alla conservazione degli organi che non sarebbe mai arrivato. Un’altra giustificazione addetta dalle autorità francesi è quello che l’istituto di medicina legale non aveva le capacità, non aveva tecnicamente la possibilità di provvedere alla conservazione del corpo e che il protocollo vigente presso questo istituto di sanità, questo istituto di medicina legale, prevedeva comunque una conservazione del corpo a una temperatura nettamente superiore, rispetto a quello standard adottata o prevista nel nostro paese, queste giustificazioni fornite dalle autorità francesi non ci convincono assolutamente e è per questo che continuiamo nella nostra battaglia per l’accertamento della verità o per gettare almeno degli squarci di luce sull’intera vicenda." Fonte Articolo
Fallisce mediazione Bossi. Berlusconi: mi sfiducino
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ROMA - Il vertice tra Gianfranco Fini e Umberto Bossi si risolve in un nulla di fatto. Il presidente della Camera ribadisce al Senatur quanto detto nel discorso pronunciato alla convention di Fli a Perugia ponendo come condizione per un'eventuale ripresa della trattativa il passo indietro del Cavaliere e l'ingresso dell'Udc nella squadra di governo. Intanto i finiani annunciano che lunedì ritireranno la loro delegazione al governo. Il passo successivo, se il premier non si dimetterà una volta approvata la finanziaria, sarà la sfiducia al governo. Un punto, quest'ultimo, ribadito anche dal leader dei centristi Pier Ferdinando Casini. L'ex leader di An stamane avrebbe prospettato al Senatur anche l'ipotesi che a guidare l'esecutivo sia un altro premier. Quello di Giulio Tremonti, si ragiona in ambienti parlamentari del centrodestra, sarebbe stato uno dei nomi ipotizzati dal presidente della Camera. Un pacchetto di richieste rispedite al mittente dal leader leghista: "Sono fedele a Berlusconi - sottolinea Bossi a Fini - e non sono disponibile a nessuna alternativa se lui non è d'accordo". E da Seul per il vertice G20, Berlusconi, in contatto con lo stato maggiore del Pdl, ribadisce la sua indisponibilità a fare passi indietro: Non ho intenzione di dare le dimissioni, se Fini vuole mi sfiduci in Aula. L'unica alternativa a questo governo sono le elezioni. In realtà, che il faccia a faccia tra il presidente di Montecitorio ed il leader della Lega potesse sbloccare una situazione data ormai per compromessa erano in pochi a crederlo. Il Senatur si presenta nello studio di Fini con Roberto Calderoli e Roberto Maroni. Quasi un'ora di riunione terminata con una fumata nera. I leghisti se ne vanno facendo intuire che la mediazione non è andata a buon fine ed immediatamente da Fini arriva lo stato maggiore di Fli.
Bocche cucite al termine dell'incontro anche se a fotografare il quadro della situazione ci pensa Giorgio Conte con una frase: "Non si è risolto nulla". Gianfranco Fini insomma mantiene il punto: "Aspetto una risposta formale da Silvio Berlusconi alle cose che ho detto a Bastia Umbra. E, come ho appunto detto in quella occasione, ritirerò la delegazione di Fli al governo se la risposta sarà negativa". Il ritiro degli esponenti di Futuro e Libertà dall'esecutivo, ha però aggiunto Fini, avverrà solo quando il Cavaliere farà rientro dal G20 di Seul. Il passo successivo potrebbe essere la sfiducia all'attuale governo, ma solo dopo il via libera del Parlamento alla Finanziaria. Ai suoi fedelissimi l'ex leader di An ha spiegato che il Carroccio non ha fatto richieste specifiche cercando però di capire quali scenari potrebbero aprirsi nel caso di crisi formale. La Lega, ha sottolineato sempre Fini allo stato maggiore del partito, ha ribadito l'indisponibilità ad allargare la maggioranza ai centristi: "L'Udc via, al mare", taglia corto Bossi. Concluso il vertice tra i due leader, nel Palazzo è un rincorrersi di riunioni. Di Fini con i dirigenti di Fli, di Bossi con gli esponenti del Carroccio, mentre all'ultimo piano dell'ala riservata ai gruppi lo stato maggiore del Pdl si rinchiude per oltre tre ore.
L'incontro del Popolo della libertà si trasforma in una 'conference call' con Berlusconi, in collegamento telefonico da Seul. Ai suoi il Cavaliere ripete ancora una volta di non voler fare passi indietro: Andiamo avanti - dice - se Fini vuole mi sfiduci in Aula, alla luce del sole. Una scelta condivisa dal partito che in un comunicato non lascia spazio a dubbi: "i coordinatori, i capigruppo e la delegazione del Pdl al Governo, in questo momento politico, con posizione compatta e coesa ritengono inaccettabile che la legislatura possa proseguire con un differente premier e un differente governo". Bocciata ufficialmente, dunque,l'ipotesi di un 'Berlusconi bis' anche se le colombe del Pdl continuano a prospettare quella della crisi pilotata come una delle soluzioni. Il Cavaliere dovrebbe convincere il Senatur ad accettare l'ingresso dell'Udc, sarebbe il ragionamento, e poi fare un passo indietro per riottenere l'incarico nel giro di pochissimo tempo. Il tutto,però, con le dovute garanzie da parte di Fli: garanzie che il presidente del Consiglio non riesce al momento neanche ad intravvedere.
"Ho problemi ma non mollo". Soffre Silvio Berlusconi, ma stringe i denti, elargendo persino sorrisi e pacche sulle spalle. E' forse il summit più difficile per il presidente del Consiglio che da tempo si 'vanta' di essere il leader più longevo nei vertici internazionali. Ma il G20 di Seul gli lascerà pochi ricordi sereni: troppo preoccupato per quello che succede a Roma, per le "congiure di palazzo" che vede in ogni mossa di ex alleati e persino di qualche amico. Impossibile in queste condizioni rilassarsi e mettere in pratica quella che lui stesso ha più volte definito la "diplomazia del cu-cu", ovvero quel modo di sdrammatizzare i seriosi summit con storielle e battute. Il Cavaliere soffre ma non può accettare quello che succede a Roma con Gianfranco Fini che propone a Umberto Bossi una crisi di governo ed un nuovo esecutivo allargato all'Udc, prospettando anche una diversa premiership. Tant'é che da Seul tronca di netto qualsiasi ipotesi che disarcioni il governo in carica. "Fini mi deve sfiduciare, io passi indietro non ne faccio. O c'é questo governo o si va a votare", dice ai suoi senza nascondere l'ira per il suo ex alleato. Nel suo primo giorno nella capitale sud coreana la 'cappa' della politica italiana non lo abbandona un attimo. Arriva in aereo con Giulio Tremonti, da alcuni nel Pdl sospettato di tramare alle spalle del Cavaliere per sostituirlo a palazzo Chigi alla guida del tanto temuto governo tecnico. In aereo, racconta chi era con lui, riesce a dormire per alleviare il fuso orario di otto ore che lo attende all'arrivo. Con Tremonti parla, ma di quella conversazione non trapela nulla.
All'arrivo in albergo scherza coi cronisti: "Ma i coreani assomigliano molto agli italiani?", chiede stringendo le mani dei giornalisti e sorridendo. Poca voglia di parlare, però: "E' come se non fossi ancora arrivato...", spiega a chi gli domanda del vertice, "sono ancora indietro con i conti, sono verso il 17...". Dopo un breve riposo si siede davanti al primo ministro vietnamita. Prima chiede a Nguyen Tan Dung se va tutto bene, poi si sfoga in inglese: "In my country I have some difficulties in this moment". Qualche difficoltà che esploderanno poche ore dopo, quando la cena di gala offerta dal governo coreano volge al termine. L'incontro fra Umberto Bossi e Gianfranco Fini non dà i risultati sperati. O almeno così sembra dalle prime dichiarazioni del Senatur. Il premier sale nella sua stanza senza proferire parola, mentre Tremonti (anch'egli al ricevimento inaugurale) risale in auto e se ne va. Il Cavaliere si allenta la cravatta e con Paolo Bonaiuti, suo portavoce e consigliere, analizza la situazione. Chiama i leghisti, che gli raccontano l'esito del vertice romano tra Fini e Bossi, i consiglieri più fidati. Poi sente al telefono Fabrizio Cicchitto. Il capogruppo è riunito a Roma con i coordinatori del Pdl, alcuni ministri e i dirigenti del partito. Al telefono detta la linea, poi ufficializzata in un comunicato del partito. Berlusconi non ha nessuna intenzione di dare le dimissioni: se Gianfranco Fini vuole mi dovrà sfiduciare in Aula, alla luce del sole e davanti agli italiani, ribadisce seguendo lo stesso canovaccio dettato a caldo dopo l'intervento del presidente della Camera a Bastia Umbra. Parole che sembrano una bocciatura netta di qualsiasi ipotesi di 'Berlusconi-bis', di reincarico, di crisi pilotata. Perché "non ci sono alternative all'attuale governo se non il voto". Eppure parecchi, intorno al tavolo, quando raccontano la posizione del premier aggiungono immediatamente: "Al momento è cosi". Cosa voglia dire questo "al momento" nessuno lo spiega chiaramente. Eppure qualcosa dietro le quinte si muove. L'impressione è che nel Pdl non si sia persa del tutto la speranza di spingere i finiani su posizioni meno estremiste. In sostanza far abbandonare a Fini l'idea di sbarazzarsi definitivamente di Berlusconi. Se ciò avvenisse, sussurrano i fedelissimi, anche il Cavaliere potrebbe cambiare opinione e convincersi a salire al Quirinale, ma solo per rimettere l'incarico. Ma prima, dovrebbe avere quelle garanzie che al momento Fini non sembra disposto a dargli.
Fonte Articolo: ANSA.it
Bocche cucite al termine dell'incontro anche se a fotografare il quadro della situazione ci pensa Giorgio Conte con una frase: "Non si è risolto nulla". Gianfranco Fini insomma mantiene il punto: "Aspetto una risposta formale da Silvio Berlusconi alle cose che ho detto a Bastia Umbra. E, come ho appunto detto in quella occasione, ritirerò la delegazione di Fli al governo se la risposta sarà negativa". Il ritiro degli esponenti di Futuro e Libertà dall'esecutivo, ha però aggiunto Fini, avverrà solo quando il Cavaliere farà rientro dal G20 di Seul. Il passo successivo potrebbe essere la sfiducia all'attuale governo, ma solo dopo il via libera del Parlamento alla Finanziaria. Ai suoi fedelissimi l'ex leader di An ha spiegato che il Carroccio non ha fatto richieste specifiche cercando però di capire quali scenari potrebbero aprirsi nel caso di crisi formale. La Lega, ha sottolineato sempre Fini allo stato maggiore del partito, ha ribadito l'indisponibilità ad allargare la maggioranza ai centristi: "L'Udc via, al mare", taglia corto Bossi. Concluso il vertice tra i due leader, nel Palazzo è un rincorrersi di riunioni. Di Fini con i dirigenti di Fli, di Bossi con gli esponenti del Carroccio, mentre all'ultimo piano dell'ala riservata ai gruppi lo stato maggiore del Pdl si rinchiude per oltre tre ore.
L'incontro del Popolo della libertà si trasforma in una 'conference call' con Berlusconi, in collegamento telefonico da Seul. Ai suoi il Cavaliere ripete ancora una volta di non voler fare passi indietro: Andiamo avanti - dice - se Fini vuole mi sfiduci in Aula, alla luce del sole. Una scelta condivisa dal partito che in un comunicato non lascia spazio a dubbi: "i coordinatori, i capigruppo e la delegazione del Pdl al Governo, in questo momento politico, con posizione compatta e coesa ritengono inaccettabile che la legislatura possa proseguire con un differente premier e un differente governo". Bocciata ufficialmente, dunque,l'ipotesi di un 'Berlusconi bis' anche se le colombe del Pdl continuano a prospettare quella della crisi pilotata come una delle soluzioni. Il Cavaliere dovrebbe convincere il Senatur ad accettare l'ingresso dell'Udc, sarebbe il ragionamento, e poi fare un passo indietro per riottenere l'incarico nel giro di pochissimo tempo. Il tutto,però, con le dovute garanzie da parte di Fli: garanzie che il presidente del Consiglio non riesce al momento neanche ad intravvedere.
"Ho problemi ma non mollo". Soffre Silvio Berlusconi, ma stringe i denti, elargendo persino sorrisi e pacche sulle spalle. E' forse il summit più difficile per il presidente del Consiglio che da tempo si 'vanta' di essere il leader più longevo nei vertici internazionali. Ma il G20 di Seul gli lascerà pochi ricordi sereni: troppo preoccupato per quello che succede a Roma, per le "congiure di palazzo" che vede in ogni mossa di ex alleati e persino di qualche amico. Impossibile in queste condizioni rilassarsi e mettere in pratica quella che lui stesso ha più volte definito la "diplomazia del cu-cu", ovvero quel modo di sdrammatizzare i seriosi summit con storielle e battute. Il Cavaliere soffre ma non può accettare quello che succede a Roma con Gianfranco Fini che propone a Umberto Bossi una crisi di governo ed un nuovo esecutivo allargato all'Udc, prospettando anche una diversa premiership. Tant'é che da Seul tronca di netto qualsiasi ipotesi che disarcioni il governo in carica. "Fini mi deve sfiduciare, io passi indietro non ne faccio. O c'é questo governo o si va a votare", dice ai suoi senza nascondere l'ira per il suo ex alleato. Nel suo primo giorno nella capitale sud coreana la 'cappa' della politica italiana non lo abbandona un attimo. Arriva in aereo con Giulio Tremonti, da alcuni nel Pdl sospettato di tramare alle spalle del Cavaliere per sostituirlo a palazzo Chigi alla guida del tanto temuto governo tecnico. In aereo, racconta chi era con lui, riesce a dormire per alleviare il fuso orario di otto ore che lo attende all'arrivo. Con Tremonti parla, ma di quella conversazione non trapela nulla.
All'arrivo in albergo scherza coi cronisti: "Ma i coreani assomigliano molto agli italiani?", chiede stringendo le mani dei giornalisti e sorridendo. Poca voglia di parlare, però: "E' come se non fossi ancora arrivato...", spiega a chi gli domanda del vertice, "sono ancora indietro con i conti, sono verso il 17...". Dopo un breve riposo si siede davanti al primo ministro vietnamita. Prima chiede a Nguyen Tan Dung se va tutto bene, poi si sfoga in inglese: "In my country I have some difficulties in this moment". Qualche difficoltà che esploderanno poche ore dopo, quando la cena di gala offerta dal governo coreano volge al termine. L'incontro fra Umberto Bossi e Gianfranco Fini non dà i risultati sperati. O almeno così sembra dalle prime dichiarazioni del Senatur. Il premier sale nella sua stanza senza proferire parola, mentre Tremonti (anch'egli al ricevimento inaugurale) risale in auto e se ne va. Il Cavaliere si allenta la cravatta e con Paolo Bonaiuti, suo portavoce e consigliere, analizza la situazione. Chiama i leghisti, che gli raccontano l'esito del vertice romano tra Fini e Bossi, i consiglieri più fidati. Poi sente al telefono Fabrizio Cicchitto. Il capogruppo è riunito a Roma con i coordinatori del Pdl, alcuni ministri e i dirigenti del partito. Al telefono detta la linea, poi ufficializzata in un comunicato del partito. Berlusconi non ha nessuna intenzione di dare le dimissioni: se Gianfranco Fini vuole mi dovrà sfiduciare in Aula, alla luce del sole e davanti agli italiani, ribadisce seguendo lo stesso canovaccio dettato a caldo dopo l'intervento del presidente della Camera a Bastia Umbra. Parole che sembrano una bocciatura netta di qualsiasi ipotesi di 'Berlusconi-bis', di reincarico, di crisi pilotata. Perché "non ci sono alternative all'attuale governo se non il voto". Eppure parecchi, intorno al tavolo, quando raccontano la posizione del premier aggiungono immediatamente: "Al momento è cosi". Cosa voglia dire questo "al momento" nessuno lo spiega chiaramente. Eppure qualcosa dietro le quinte si muove. L'impressione è che nel Pdl non si sia persa del tutto la speranza di spingere i finiani su posizioni meno estremiste. In sostanza far abbandonare a Fini l'idea di sbarazzarsi definitivamente di Berlusconi. Se ciò avvenisse, sussurrano i fedelissimi, anche il Cavaliere potrebbe cambiare opinione e convincersi a salire al Quirinale, ma solo per rimettere l'incarico. Ma prima, dovrebbe avere quelle garanzie che al momento Fini non sembra disposto a dargli.
Fonte Articolo: ANSA.it
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